Me lo hai insegnato tu, quando mi hai baciata la prima volta. Mi hai detto subito dopo di non innamorarmi. Che stronzo. Non ti ho ascoltato. Era già successo un istante prima che le nostre palpebre si sfiorassero. E’ finita subito dopo il bacio. Ti è bastato guardarmi negli occhi per allontanarti. Non ti ho cercato, avevo capito che gli occhi mi avevano tradito. Ancora una volta. Ho imparato a spegnerli quei fari. A guidare a fanali spenti nelle foreste buie e buttarmi in tutte quelle storie che mi aiutassero a dimenticarti. Ti ho dimenticato, poi però ho dimenticato me stessa. Ho giocato. Me lo hai insegnato tu. Appena scoprivo che vacillavo, scappavo. Chiudevo. Sparivo. Volevo essere come te, gran giocatore di poker, gran bluffeur. Saltavo da un letto all’altro e capivo i tuoi brividi, i tuoi rischi, le tue fughe, e mi piaceva. Mi faceva sentire viva. Il cuore l’avevo buttato nel cesso. Era bello essere stronza. Era bello infettare tutti i corpi in cui entravo. Lasciavo cicatrici e rabbia. Distruggevo tutto quanto tu avevi distrutto in me. Seminavo cinismo mischiato a saliva e umori corporei. Ho cambiato mazzi di carte, giocatori, divise, maglie e non mi bastava mai. Ci siamo rivisti dopo anni. Ti ho chiesto nuove tattiche di gioco. Volevo vincere. Continuare a vincere. Hai continuato a istruirmi. Il Maestro. E’ cosi che ti avevo memorizzato. Poi ho perso. Mi sono innamorata di Marco. Ed è stata la partita più avvincente. Scontato? Chissenefotte. Me lo hai insegnato tu.

Uno scritto di Stefania Armentano nel corso di scrittura on line e interattivo Strange Days.

 

 Fotografia tratta da Persona (Ingmar Bergman, 1966)”

 

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