Non era mai successo prima.

La presa diretta sui corpi maciullati. Piangere sul divano di casa . Sentire la voce di chi sta per saltare in aria.

Crisalidi bianche in fila che non si schiuderanno mai.

Bambini scalzi. Bambini affamati. Bambini morti.

Non è un film, non è un racconto, né un libro di storia del Novecento.

Certe scene non si erano mai viste. Non così.

Il rumore dei contenitori vuoti sulle sbarre. Le lacrime impastate con la polvere. Gli arti spezzati. Le case distrutte. L’umanità frantumata.

Tutto questo dolore.

Non era mai successo prima.

Quarantaquattro paesi. Non gatti.

Quarantaquattro paesi che attraversano il Mediterraneo armati di cibo, acqua e medicine.

La potenza di un atto politico che traduce le piazze mondiali in azione non violenta. In una mano tesa che scavalca le logiche della realpolitik, del potere, dell’interesse, dell’ambiguità legislativa, nazionale e internazionale.

Un’umanità destata dall’orrore che lascia la sua casa e prende il largo.

Non era mai successo prima.

Che tutta questa gente si alzasse dal divano.

Chi è Davide e chi è Golia adesso?

Chi sono questi spaventapasseri in tv?

Uomini di paglia. Uomini vuoti.

“Chi aveva colpito non poteva colpire più nel segno. In una bambina e in un vecchio, in due ragazzi di quindici anni, in una donna, in un’altra donna: questo era il modo migliore di colpire l’uomo. Colpirlo dove l’uomo era più debole, dove aveva l’infanzia, dove aveva la vecchiaia, dove aveva la sua costola staccata e il cuore scoperto: dov’era più uomo. Chi aveva colpito voleva essere il lupo, far paura all’uomo. Non voleva fargli paura? E questo era il modo migliore che credesse il lupo per fargli paura. Però nessuno, nella folla, sembrava aver paura”

Uomini e no, di Elio Vittorini. Italia, 1944.

81 anni dopo: è tutto uguale, ma tutto diverso.

C’è chi lecca lo Stivale e chi non ha paura.

Io non voglio avere paura, anche se c’è del marcio in Danimarca.

Delia Cardinale

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