Spesso accade che le band rock, con il passare del tempo, perdano smalto ed energia, diventino meno fresche rispetto agli esordi.
L’ispirazione sfuma, l’età avanza e, con essa, le energie si riducono; le logiche di mercato smussano gli spigoli più aspri che, nel rock, sono quasi sempre il sale.
Non sembra essere il caso degli Zen Circus.
Giunti al trentesimo anno di carriera, i tre di Livorno appaiono ruvidi e irriverenti come agli inizi, ma con un bagaglio di maturità che aggiunge tantissimo.
“Il Male” è il tredicesimo album in studio della band toscana, e il nome non poteva essere più attuale e doloroso. Viviamo un tempo in cui in molti degli stati più influenti del pianeta si insidiano governi razzisti e totalitari, in cui la falsa informazione miete vittime anche fra tantissime persone di cultura elevata, in cui un popolo che ha subito un olocausto lo infligge a un altro popolo più debole, invece di andare in giro nel mondo a fare in modo che non accada mai più nella storia.

“Lo senti questo odore?
È la puzza che emana il nostro cuore
Venduto per qualche canzone d’amore
Per qualche sorriso, per qualche milione
Hai visto quanto siamo sani?
E quanto questo ci rende disumani?
Io preferisco il male, da sempre il nostro talento migliore”

Inizia così il nuovo lavoro del gruppo: con la solita ironia tagliente che sottintende un dolore profondo.
E, ancora:

“Siamo salvi
Da un passato che ci voleva morti
Verso uno splendido e limpido futuro
Basta pagare un abbonamento
Sono nato nel millenovecento

No-No-No-No-No-No-No-Novecento
Come i campi di concentramento
Il muro, il buco nell’ozono
Jovanotti, Putin, Gerry Scotti

È davvero così buio e tetro
Il mondo di chi si sente giusto
Chi è buono e si indigna di continuo?”

Il male è dolore intimo e collettivo, masticato e sputato fuori con ironia ed energia, per renderlo digeribile anche agli stomaci più delicati.
E’ l’analgesico che tutti attendevamo, contro questi tempi terribili.

Manlio Ranieri

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