È l’alba sotto queste nubi e da qualche parte il sole è andato già a fare l’estate. Non voglio morire oggi che il mondo potrebbe diventare nuovo. Voglio vivere almeno fino a quando tutti saranno sbarcati e avranno iniziato a guadagnare terreno e speranza. Li voglio vedere da qui su gli alleati che avanzano e strappano centimetri, metri, chilometri al terrore nero che ormai si espande in tutte le direzioni da Berlino. Devono marciare subito e mantenere alta l’indignazione, perché questo è il giorno, quello che nomineranno nei libri di storia comunque vada. E se dovessi avere la minima percezione che lo sbarco è stato vano io so già cosa devo fare. Nonostante l’onore tributato alla divisa che indosso e l’adrenalina che ti dà l’aristocratica capacità di sfidare la legge di gravità, mi sono sempre sentito un piccolo uomo rispetto a chi, invece, organizza la strategia militare, riflette e poi punta su di noi, le carte buone, quelle che vanno giocate al momento giusto, quando l’autostima dell’avversario dilaga e trascina con sé l’umile attenzione per i dettagli. Adesso che mi ritrovo solo nel mio abitacolo, mi sento uomo più che aviatore. Mi sento carne di un’idea comune di libertà più che strumento di rispettabili gerarchi. E se questa idea dovesse arretrare sulla terra, io lo so cosa devo fare e sono pronto!
Ieri sera il vento profumava di fieno maturo, l’inverno è davvero finito!

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