Quando mi stavo per trasferire in Australia, pensavo che sarei andato ogni giorno in spiaggia a surfare.

Non immaginavo certo di finire in una polverosa fattoria nel bel mezzo del nulla a raccogliere ortaggi. Ma il sistema funziona così, prendere o lasciare: tocca farsi due anni di lavori di merda, sperando in una proroga del visto. Facciamo quello che nessun australiano vuole più fare: zappare, lavare piatti o rincorrere canguri che finiranno in tavola sotto forma di bistecche o hamburger.

Insomma, del surfista ho solo l’abbronzatura ma continuo a pubblicare foto di spiagge bellissime che raccolgono molti like e tutti gli amici rimasti nel paesello mi invidiano.

Chissà se fanno così anche gli altri emigrati, chissà se tutti mentono.

 

Uno scritto di Valentino Colapinto durante il nostro corso di scrittura creativa in sede: L’angolo zen del quaderno

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