Il rock è morto? No, sta benissimo (Ma non in Italia)
Un paio di anni fa, in un’intervista, il chitarrista degli U2, The Edge, ha rivelato di essere a conoscenza del fatto che non si vendevano da decenni così tante chitarre elettriche come in quel periodo. Trattandosi di uno dei chitarristi più influenti del pianeta, c’è da credere che avesse accesso a informazioni di primo pelo.
In effetti, a distanza di qualche tempo – almeno nei paesi anglofoni – sta succedendo qualcosa d’importante: il rock invade le classifiche e se le prende di prepotenza.
I dublinesi Fontaines DC sono sulla cresta dell’onda almeno dal 2022, anno di uscita del loro penultimo album “Skinty Fia“. Il loro ultimo “Romance” è saltato subito in vetta alle classifiche irlandesi e inglesi. La squadra di calcio di Dublino ha voluto omaggiarli con una maglia dedicata alla band, che riporta il nome del gruppo nello spazio dedicato allo sponsor. Di recente ho visto quella maglietta addosso a Greta Thunberg – una testimonial niente male – in uno dei suoi video a sostegno della Global Sumund Flottilla per Gaza. E, ovviamente, l’ho voluta subito anch’io.
Stessa sorte nelle hit parades è toccata a Sam Fender, che su Spotify conta una media di più di 7 milioni di ascoltatori mensili. Tanto per stabilire le giuste proprozioni: Olly e Geolier – che attualmente dominano le classifiche italiane – ne totalizzano circa la metà. Anche in questo caso vale la pena di menzionare che la stessa Greta, in Agosto, è salita sul suo palco, a testimonianza del fatto che il rock è ancora la musica della protesta e del messaggio di rottura.
Un altro quasi-millennial che sfonda già il muro dei 10 milioni è Yungblud, che si definisce “artista socialmente consapevole che non ha paura di offrire canzoni di protesta”. La sua performance al concerto di addio di Ozzy Osbourne ha lasciato tutti di sasso.
Poi c’è tutto il movimento post-punk anglosassone, capeggiato dagli Idles, che fanno da capofila a gente del calibro dei Murder capital e gli Shame, di cui è appena uscito l’ultimo – bellissimo – album “Cutthroat“.
Non ho ancora menzionato i numeri da capogiro del tour della reunion degli Oasis, solo perché si tratta di mostri sacri. Preferisco, in questo articolo, parlare dei giovani che si stanno riprendendo le hit parades.
Giovani, sì.
Perché, a quanto pare, altrove il rock non è (solo) la musica dei boomer.
E non sto volutamente menzionando i gruppi più indie, che a me piacciono anche di più di alcuni di quelli che ho citato, perché mi voglio concentrare sul fatto che questo genere sia assolutamente mainstream.
E gli Stati Uniti?
Non stanno certo a guardare: il bellissimo “Never enough” dei Turnstile, che potremmo definire una band pop-hardore – ossia quasi un ossimoro, se non fosse che nel rock tutto è possibile, se hai talento come loro – sta collezionando pareri positivi da tutta la critica e numeri paragonabili ai dominatori delle classifiche italiane.
Il tutto in attesa del nuovo album di Grandson: rapper che, decisamente incazzato verso l’attuale amministrazione Trump, ha optato per una svolta prossima al Nu metal. Del resto, in passato aveva già collaborato con un certo Tom Morello.
Insomma: non stiamo facendo una gara a chi sta più in alto, né arrogandoci il diritto di dichiarare che un genere musicale sia meglio di un altro. Stiamo solo dicendo che gli amanti del rock non devono essere preoccupati: basta solo guardare al di là della Manica o dell’Atlantico.
Da noi qualcosa di buono si muove ma, purtroppo, sempre nei bassifondi. Sta al pubblico, agli ascoltatori, cercare di farlo emergere, non fossilizzarsi solo sui grandi del passato, andare anche ai concerti degli artisti emergenti, che costano molto meno ma valgono tanto. Godere della musica.
Lunga vita al Rock’n’roll.