Nonna Marion era tutto per me.
A nove anni non sai dove vai e veramente chi sei ma l’odore del collo di latte e canfora di nonna Marion era per me come la radice che cresce nel vaso di vetro della sua Potos madre che sembrava non smettere più di moltiplicarsi nei barattoli vuoti di marmellata.
Nonna Marion da una pianta ne aveva prodotte almeno venti e come ne era orgogliosa.
Il 9 maggio, il giorno della mia prima comunione sfoggiava il look più bello di sempre, era rock nel suo trash di periferia newyorkese.
Io orgoglioso la tenevo a braccetto.
Ci ammiravano come la coppia più azzeccata dell’ultimo decennio.
Castel Hill, il nostro quartiere, fatto di mattoncini di terracotta e case basse con le scale, ci avrebbe ricordato così, eleganti e decisi, pronti a sfidare le trasformazioni del tempo.
Pure i geranei curati ai davanzali delle finestre lo sapevano che il diretto per la bellezza si prende dallo sguardo.
L’attimo in cui mi ha detto “Ci andremo” e io con gli occhi puntati in alto ho sussurrato “Dove?”, lei ha ondeggiando con il corpo e con la voce più soave del mondo mi ha risposto: “Come dove? In Inghilterra, dove ci sono le nostre radici di Potos. Dovremmo andarci.”
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testo di Annalisa Falcicchio per Aria! Laboratorio di scrittura online condotto da Antonella Petrera
Fotografia di William Eggleston

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