Ululava il vento quella notte e Tobias si chiedeva perché avesse lanciato quella sfida proprio in una notte così tetra. Quando Frank lo aveva deriso per la sua storia sugli universi paralleli, lui non ci aveva più visto, era quello il motivo. Aveva studiato tanto e i suoi amici credevano a Frank solo perché aveva tredici anni, uno o due più di loro. Seguivano chi dimostrava forza o coraggio, non intelligenza, pensava Tobias.
Così lui sarebbe entrato nel vecchio cimitero e avrebbe portato una prova, al loro rifugio dietro la rimessa del vecchio Sponke.
Quando arrivò al muro di cinta avvinto dall’edera, il coraggio di Tobias vacillò. Eppure aveva ragione lui: se l’Universo era infinito o abbastanza grande come sembrava, gli universi paralleli esistevano. Vi era un limite alla quantità di materia ed energia che poteva essere contenuta in un orizzonte cosmico (o parte di Universo abbastanza grande). Troppa energia (quindi troppe particelle) avrebbero comportato un collasso sotto forma di buco nero. Il fatto che esistesse un limite al numero delle particelle e alle loro posizioni per il limite di energia, comportava l’inevitabile ripetersi delle stesse combinazioni in un infinito numero di orizzonti cosmici.
Se mescoli infiniti mazzi di carte uguali, per infinite volte, troverai dei mazzi mescolati nella stessa maniera. Universi quasi identici al nostro o simili, altri totalmente diversi, era la fisica a dirlo non lui.
Tobias si fece coraggio e si arrampicò per scavalcare; stava quasi per cascare ma si resse. Si tenne in equilibrio e poi si lasciò scivolare giù. La luce lunare rischiarava centinaia di croci in pietra, cappelle barocche e statue di angeli e teschi; Tobias avanzò. A mano a mano che procedeva si interessava meno a trovare qualcosa per i suoi amici ed esplorava quel luogo sinistro ma affascinante, non aveva paura, sentiva dentro di sé un richiamo ancestrale. Dopo tanto che camminava si chiese da quanto fosse lì, si voltò e alle sue spalle non vide più confini ma solo un’infinita distesa di croci. Sentiva che doveva attraversare quel regno per giungere a qualcosa che attendeva solo lui, era più grande di ciò che era alle sue spalle e che ormai non ricordava; c’era il destino di un viandante solitario, al di là del regno dei morti.
I giornali dell’Universo X421 scrissero che un ragazzino, per una bravata, era cascato dal muro di cinta del vecchio cimitero. Nessuno, a parte voi, sa come siano andate realmente le cose.

Fine

X421
di Davide Venticinque

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