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-Cos’è l’arte per te?
L’arte è magia e ne sono rimasta ammaliata sin dalla prima volta in cui ho scoperto il suo potere, da  piccola. L’arte nasce da una necessità interiore altrimenti non è, non esiste, pertanto l’artista deve essere vicino a se stesso, conoscere e giungere a se stesso attraverso strade spesso tortuose, sviluppare una certa sensibilità che gli permetta di avvertire ogni sussulto della propria anima.

-Quando hai scattato la tua prima vera fotografia e cosa hai capito?
Avevo circa 10 anni, tra le mie mani c’era una Kodak analogica che adoravo. Fotografai dei delfini e pensai: “Wow, l’ho fatto, posso farlo. Posso fare cose magnifiche.” Naturalmente, a livello tecnico ci sarebbe stato da lavorarci, anche se, presa dall’emozione da “prima volta”, ero convinta di aver realizzato un capolavoro.
Ricordo di essermi soffermata a lungo sulla composizione.

-Tre parole che dicono molto di te:

  istintuale, inquieta, tenace.

-Tre aggettivi che parlano dei tuoi sogni:

  immensi, essenziali, eterni.

-I tuoi progetti:

 viaggiare, viaggiare, viaggiare, non essere mai sazia, non essere mai saggia.

-I tuoi film preferiti:

 Légami, Il favoloso mondo di Amélie, Persona, 500 giorni insieme, Colazione da Tiffany, Ragazze interrotte, Into the Wild, Blow, Io e Annie, Atonement, Se mi lasci ti cancello, Requiem for a dream….troppi!

-La tua poesia preferita:

 è difficile sceglierne una, al momento. Adoro le poesie di Jodorowsky, Majakovskij, Szymborska, Rimbaud, Montale, Sylvia Plath…

-Quale ricerca muove la tua fotografia?
Fin’ora si è trattata di una ricerca volta al dare; si è trattato di lasciarmi investire da onde di bellezza ideale e restituirla al mondo, plasmata sulla mia fantasia. Desideravo portare alla luce quel che in pochi notano, trasformare sensazioni in immagini. Volevo dire alla gente ciò che già disse Picasso: “Tutto ciò che puoi immaginare, è reale.” Tutto ciò che creo ha in sé un suono interiore; desidero che la gente ne colga il ritmo, voglio che il ritmo sia interiorizzato, scivoli piano in profondità e risvegli tasti impolverati e corde spezzate, fino al punto in cui la luce diventi accecante.

-Che rapporto hai con la tecnologia e i social network, pensi aiutino la diffusione della cultura o la mortifichino?
Credo che, ora come ora, siano un mezzo fondamentale per creare contatto col pubblico. Dipende tutto dall’uso che si sceglie di farne; è naturale che, quante più notizie circolino in rete, tanta più disinformazione rischia di venire a crearsi, paradossalmente. I social network hanno un raggio d’azione molto ampio e, come tale, rischiano di essere dispersivi; credo che la soluzione stia nel definire fin da subito l’uso che si vuole farne, ed utilizzarli come mezzo e non come fine.

-La tua speranza:
continuare a vivere così, vagando da un luogo all’altro, con la voglia di andare sempre più forte di quella di restare, inventando la mia vita al momento. Restare acerba e non lasciarmi corrompere. Non avere troppi rimpianti.

-La tua pagina:
https://www.facebook.com/pages/Elena-P-Photography/548732611841022

-Il tuo blog o sito:

http://elenapezzetta.wordpress.com/

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