C’è una frase di Locke dal Saggio sull’intelletto umano, che spiega bene quanto può rompere i nervi l’entrata nella nostra testa di idee stupide, di fatti tra i vari modi di impressione delle idee semplici e complesse nella nostra mente, uno di questi è rappresentato da un discorso poco intelligente che crea in noi un percezione interna a cui poi, nel legame complesso tra pensiero e linguaggio, daremo il nome di stupidità. La bêtise, termine che ha a che fare con la bestialità, come se poi gli animali fossero per forza di cose poco intellettivi, nel saggio di Locke si fa un esempio di un Pappagallo, il quale emette dei suoni ma questi ultimi non sono connessi con alcun pensiero o stato psicologico interno, dubito tuttavia che gli animali non possano avere un tipo di pensiero complesso, sicuramente il dominio concettuale di un cavallo è più ampio di steccato, mangime, fieno, dolore per speroni, carezze improvvise. E’ altrettanto offensivo dare della bestia a cui lo è peggio, tuttavia facciamo che bestiale, come in francese, sia sinonimo di stupidità. La stupidità, se in un certo periodo storico era affibbiata alla classe borghese nascente, per la quale la punta fine dei sentimenti era trasformata in carni gonfie e modi arrotondati per abituarsi al mondo del commercio, assume sempre a mio parere delle linee basiche inconfondibili e universali. Erano stupidi i borghesi perché accettavano passivamente tutte le regole del mondo del commercio, così anche le imposte, i rapporti lugubri di lavoro, quanti tangheri ci sono nelle scenes de la vie Boheme di Henri Murger, uno dei quali nega all’eroe pronto al suo appuntamento amoroso, il prestito di quel tassello necessario al completamento dei suoi atti provvisori e indeterminati; diceva che non aveva soldi da prestarmi ora invece pare il contrario, che tanghero!  così si lamenta uno degli artisti dell’allegra combriccola di eroi della miseria, perché di eroi si trattava in quel periodo, in queste vite che avevano in comune il disordine, tant’è che il filosofo della compagnia girava nel caffè di ritrovo con volumi di svariata cultura nelle tasche, un dizionario di cinese, o altri trattati filosofici per ripetizioni casuali, con le quali avrebbe vissuto di espedienti, così anche gli altri protagonisti, il pittore, il poeta, il musicista; il musicista eccelso che nonostante il senso di realtà gli neghi di ascoltare la voce della sua ispirazione mattutina, vince questo freno e si dedica alla composizione, poi all’improvviso il senso di realtà bussa alla sua porta, è l’ufficiale giudiziario per procedere allo sfratto e al ritiro dei mobili, simile al Mostro di Benigni, cerca di fare la voce grossa, poi con un abile inganno riesce ad ingannare il portiere e fugge chissà dove; è ancora tanghero lo zio del poeta che lo costringe alla compilazione di un grigio manuale, chiuso nella sua stanza, per fortuna c’è una amica che da un buco superiore riesce a calargli un piatto di pasta; questi eroi vincevano la grossolanità borghese con un’astuzia tipica di chi ha compreso il valore finale di ogni cosa, per questo motivo la leggerezza e la facilità con cui si riesce a sedare l’ammonimento interno nell’attesa dell’uscita devi lavorare, ma l’amore dei miserabili è più forte di questi comandamenti esterni, di fatti l’amante aveva atteso semplicemente (come la vita di Stregati di Francesco Nuti) l’incontro, bruciando di quei polimeri interni che soltanto chi ha dei sensi più acuti (Alda Merini, folle per i suoi sensi acuti, senza dubbio) può fare. La stupidità ha dei caratteri universali, e diverse gradazioni a seconda per proprio grado di intellezione; intelligenza deriva da inter-legere, leggere attraverso, come dire leggere attraverso le righe della nostra mente. I diversi gradi di percezione di sé che derivano da fattori ereditari, di sviluppo nel mondo esterno e di affinamento delle proprie capacità, fanno si che la stupidità sia, in vari gradi, autocosciente di sé oppure totalmente aliena da se stessa, sconfinando nella piena malvagità. C’è una frase di Casanova che recita il peggio che può capitare ad un uomo intelligente è di dipendere da uno che, invece, è stupido, in questo rapporto tra chi è più consapevole e chi lo è meno, si delinea un po’ tutta la lotta degli eroi di Murger, che lottavano contro  quella ferocia inconsapevole. Nel caso del rapporto  servo-padrone, pensando come Hegel che il rapporto tra i due non è definitivo, bensì dialettico, in soldoni il servo non può fare a meno del padrone e viceversa, si espande la logica della stupidità borghese. Il rapporto di servitù è il terreno fertile della grossolanità borghese, chi può essere padrone di chi se non ha la stoffa per farlo, di certo non si hanno le caratteristiche interne per comandare se siamo votati alla poesie e al pensiero fino, a quel grado elevato di autocoscienza che riguarda l’uomo nobile, come l’amor cortese recita, una nobiltà solamente di spirito s’intende. Casanova, immedesimandomi nella sua stessa coscienza, avrà più volte provato un senso di repulsione, che avrebbe creato l’idea di stupidità seguendo il modello lockiano, essendo incapace di conciliare i desideri alti della sua mente con la presenza e l’essenza di una mente di un padrone grossolano e stupido. Se nella storia del mondo si creano dei padroni e dei servi, allora i primi sono destinati ad esserlo, i secondi, come le vittime del familismo irrazionale, non capiscono la mentalità dei primi e spesso si adeguano senza pensarci alla condizione di eterni servi. Ciò accade perchè, come ho annunciato sopra, la stupidità ha dei caratteri universali, che non sempre tutti siamo in grado di auto-evidenziare a noi stessi, chi più, chi meno partecipa dell’essenza della stupidità che gravita platonicamente nel mondo delle idee. Cominciamo a trattare gli aspetti numerosi dell’idea di stupidità: primo aspetto, dedissement (termine utilizzato da Schopenahuer per indicare la cura dell’altro, che presuppone una costante stima di sé) non discusso, senza alcuna indagine interiore, o esame interno che porti a stabilire la veridicità o meno delle nostre basi; secondo aspetto, violenza verbale, dipende dal primo aspetto ed ad esso è strettamente connesso, la violenza verbale implica inoltre un ingigantimento sproporzionato di un qualsiasi oggetto della coscienza, la causa di questa cattiva proporzione è la profonda insicurezza di sé che spesso anima lo stupido o il gretto, per vincere la resistenza di uno stato di cose che nella sua coscienza non pienamente lucida a se stessa crea una messa a terra inconsapevole che viene subito vinta in quel menti come respiri (Fino all’ultimo respiro di Jean Luc Godard) invincibile e invisibile; la violenza verbale appartiene al prossimo aspetto che andrò ad analizzare sotto il tratto della rottura dell’arco normale delle sensazioni, che fa parte della società lavorativa moderna come suo elemento imprescindibile se di essa si vuol entrare a far parte, volendo la modernità distruggere i tempi tipici della mente libera dai condizionamenti degli obiettivi e del denaro; come si può non essere forti con i verba se bisogna rompere quell’uno-tutto con il mondo? E’ necessario, perciò bisogna trovare un metodo, “sveglia è tardi”, così facendo si rompe quell’unione con la natura bucolica e si rispetta, pena l’esclusione, la modernità. terzo aspetto bloccare il flusso vitale facendo grasse le cose piccole, in questo aspetto lo stupido rivalutaripensa gli stati di cose che si pongono e che si sono posti in passato alla sua coscienza, servendo l’utile, nel senso che ciò che prima era soltanto fermo ora assume una dimensione grassa ed è un progetto con altri oggetti per rispettare la modernità. Fare grasse le cose piccole, è da gretti come essere a propria volta grassi nei gesti e compatti, sempre nel rispetto della modernità. Gli abiti della grettezza sono senza dubbio quelli che stirano il corpo nelle sue mille sfaccettature, lo rendono a blocchi simile alla compostezza di un blocchetto degli assegni. Fare grasse le cose significa sorprendere il mondo lieto che ci circonda, facendolo all’improvviso schiavo, la superficialità è all’ordine del giorno. Quarto aspetto determinazione insapore, la determinazione insapore è lo stabilire uno stato di cose, senza che quest ultimo abbia una vena di bontà umana autentica, sono esempi di determinazione insapore il parlare senza dire (contro il quale inveiva Leopardi) parlare senza affermare alcunché se non ripetere schemi che vengono alla coscienza in maniera automatica (per un grado di coscienza molto basso) ripetere affermazioni delle mode, della politica, dei cantautori che vanno per la maggiore, determinare un contenuto qualsiasi senza anima, come quando si parla a qualcuno ma non si è pienamente coinvolti, si è sempre da qualche altra parte con la mente, parlare con il cuore è qualcosa che il deficiente non considera nemmeno. La determinazione insapore è molto interessante in quanto porta una serie di conseguenze essenziali all’uomo, le risate o l’imbarazzo di un autore di un proferimento insapore analizzate in sé (come faro più avanti con l’entusiasmo) presentano un essere incapace di provare autentici sentimenti umani, avendo la mente in direzioni stabili e moderne, ed accade che l’individuo che parla e dice davvero si trovi accanto a questi mostri ingenui di malvagità e si trovi ingannato, come il titolo dell’articolo, in un allegro, la stessa allegria vile dei cattolici che si difendono dagli attacchi dicendo interverrà un punizione divina, per la sua bonarietà, in quanto l’uomo autenticamente buono è quello semplice d’animo, non in grado di mediare il pensiero, nel quale corrisponde perfettamente l’emozione al linguaggio, come quello cantato da Ivano Fossati, c’è gente che è vicina e si dice amico ma mi inganna ogni momento. La determinazione insapore è oggetto di meraviglia per lo spirito semplice dell’uomo di cuore, a quest ultimo spesso non resta che morire nei suoi sbalzi d’umore oppure adeguarsi al linguaggio dello stupido. Meraviglia inutile è l’ultimo aspetto dei tanti che si potrebbero ravvisare nel pensiero stupido. La meraviglia inutile è quella che si palesa davanti a fatti di cronaca, come quello di ieri riguardante il presunto omicidio di un’anziana da parte di un tossicodipendente, oppure davanti alle annose questioni del femminicidio, della violenza domestica, della mancanza di lavoro o del fatto che senza pensarci troppo non c’è lavoro (il lavoro c’è in Italia, non c’è la voglia, disse bene Goethe Il paese dove crescono i limoni). Una meraviglia spesso consapevole, ci si deve meravigliare davanti a questi fatti di cronaca, non può essere il contrario. Com’è possibile una violenza tanto efferata? Com’è possibile che un uomo arrivi ad uccidere con un’ascia la compagna? Com’è possibile che faccio tanti colloqui e non mi prendono? Risposta: perché sei un idiota! L’uomo è per definizione aggressivo, violento, tendente all’aggressività facile, attaccato al denaro e alle proprie sostanze, non giustifico meraviglia alcuna per queste ovvietà; è un meraviglia inutile, perché il cervello del gretto, occluso nelle sue arterie dal grasso della poca intelligenza, non fa che pensare altrimenti alla difesa bonaria dai fatti di cronaca. Per vincere la stupidità l’uomo nobile, con l’aiuto dei suoi desideri di cristallo di Boemia, si affida all’entusiasmo di cui porto sotto la struttura logica, poi concludo:

1) stato di cose oggetto della determinazione insapore -> superamento mettendo a tacere la materia organica e negazione del                                                                                                                                   piacere sessuale

2) stato di cose oggetto della coscienza semplice -> superamento della macchina della modernità -> vita senza fine

Una riflessione di Giovanni Sacchitelli

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