Aprire una libreria di questi tempi è sicuramente un atto di coraggio; se poi la libreria è specializzata in poesie, allora potremmo parlare di temerarietà. Eppure quanto abbiamo bisogno di questo coraggio per sfuggire al quotidiano bombardamento di televisione e Social e riuscire ad allargare la nostra sensibilità a nuove prospettive. È per questo che voglio parlarvi di un luogo speciale. Risalendo Via dei Mille diretti al centro di Bari, giunti quasi all’incrocio con l’Estramurale Capruzzi, si scorge sulla destra quello che sembra l’interno di una casa antica. Non ci sono insegne al neon, ma la scritta Millelibri mi spinge a entrare per curiosare fra volumi antichi e nuovi, impilati su scaffali d’epoca o sparsi su grandi tavolate di legno. Vecchi classici magari mai letti davvero, novità fresche di stampa, curiosità e bizzarrie: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Presi tre o quattro testi che hanno catturato la mia attenzione, mi accomodo su una poltrona per scambiare due chiacchiere con la giovane libraia, Serena Di Lecce.

Da quando hai aperto questa libreria?

Millelibri è stata inaugurata ufficialmente il 17 marzo, ma in realtà era già attiva da un mesetto.

Vendi solo libri di poesia?

C’è anche una piccola sezione di narrativa con classici come Cassola, Bassani o Pavese, di cui non propongo solo le opere più famose ma anche pubblicazioni rare e pregiate oppure edizioni più economiche che sono veri e propri affari. Vendo anche libri di poesia usati, fra cui alcuni che non sono stati mai più ripubblicati: prime e uniche edizioni, quindi. E poi antologie o rarità come i Due poemetti di Dino Buzzati o Scampoli di Camillo Sbarbaro. Senza dimenticare le opere enciclopediche come il Parnaso Italiano dell’Einaudi.

Hai solo classici o anche poesia contemporanea?

Una parte della libreria è dedicata all’editoria contemporanea con editori pugliesi come Stilo, Pietre Vive, Fallone Editore (che ha pubblicato il bravissimo Alfonso Guida) e molti altri; editori nazionali tra cui Il Ponte del Sale, Donzelli, Transeuropa, Marcos y Marcos, Valigie Rosse e le Edizioni del Foglio Clandestino (dalla rivista aperiodica), per citarne solo alcuni; senza trascurare progetti più recenti come Interno Poesia (dal blog omonimo), Lebeg e altri ancora. Qui trovano spazio libri che uniscono la poesia alla fotografia, veri e propri libri d’arte come le opere di Jean Flaminien edite da Book, classici come Neruda e Pessoa pubblicati da Passigli, ma anche alcuni Feltrinelli, BUR come Cappello, Lieto Colle, Einaudi, Adelphi, ecc. Insomma tanta roba e tutta roba buona; l’editoria di poesia, infatti, dato che non deve combattere sul ring del mercato, può scegliere di sfruttare questa momentanea marginalità commerciale a vantaggio della libertà di selezione e della qualità: molti editori producono libri che sono semplicemente belli.

Come hai scelto questa location?

Questo posto è stato tante cose in passato, fra cui un’officina e un Internet Point. Volevo uno spazio non molto grande ma neppure piccolo, in questo quartiere dove vivo. Ho portato un po’ di mobili dalla casa dei miei nonni. In questi scaffali c’era una volta la biblioteca di mio nonno, dove ho fatto le prime letture. Sono tutti oggetti d’epoca, perché volevo che Millelibri sembrasse una casa oltre che un negozio.

La poesia forse è un genere di più facile accesso per chi non è un lettore abituale, perché richiede oggettivamente meno tempo rispetto a narrativa e saggistica, e inoltre è una passione diffusa anche fra gente insospettabile, come industriali e politici, ma chi non legge molta poesia potrebbe avere difficoltà a raccapezzarsi tra la buona poesia e quella meno buona o, per così dire, naif. Cosa consiglieresti a chi vuole ricominciare a leggere poesia, magari a molta distanza dagli anni scolastici?

Innanzitutto più aiutare l’essere consapevoli che la poesia continua a prodursi. Esiste una poesia contemporanea ovviamente attuale, in sintonia col nostro tempo: magari più scarna, asciutta, referenziale; o più distesa, ragionativa. Una poesia che attinge a un patrimonio concettuale e linguistico che non possiamo sentire estraneo.

Il lirismo non va più di moda?

La poesia è un linguaggio. Nella poesia ci sono tanti generi: c’è di tutto, come per la canzone; ci sono poesie basate su lirismo e autobiografismo e poesie che parlano del nostro tempo, che si allargano a contemplare le sorti della specie, e non solo di quella umana. Ci sono poesie che tengono insieme tutte queste cose. E alcuni poeti hanno sicuramente un universo più accessibile di altri, invogliano a sentirsi subito in un ambiente familiare. Altri sono più chiusi e richiedono un po’ più d’impegno, ma è uno sforzo conoscitivo che ripaga, una tensione verso l’altro. Non c’è assolutamente da aver paura, e c’è un’infinita varietà tra cui scegliere. Come tratto comune, la poesia mantiene la capacità di condensare e andare dritta al punto; per forza di cose deve essere sintetica, fare una selezione e scatenare un incantesimo. Ma continua a raccontare cose universali che sono base della tua vita come della mia, nel Duecento come oggi.

Anche tu scrivi poesie?

Sì, le scrivo ma non le pubblico. Ho pubblicato solo una volta, otto anni fa, e per adesso preferisco scrivere per me. Pubblicherò se e quando ne sentirò l’urgenza.

Cosa ne pensi di fenomeni come Guido Catalano? Sono poeti o piuttosto dei personaggi? E trovano spazio nella tua libreria?

Voglio evitare ogni forma di snobismo. Guido Catalano sa scrivere; la sua è una poesia pop, che rappresenta anche le dinamiche tipiche dello slam e richiama una tradizione performativa e di strada. Riprende la dimensione forse originaria della poesia, quella popolare, per cui non è assolutamente da svilire. Sono tanti i tipi di richieste che possiamo fare alla letteratura, e quindi anche alla poesia: tante sono le forme e i modi della risposta. Apprezzo e ringrazio chi, con consapevolezza del mezzo e del fine, riesce a portare la poesia tra le persone come qualcosa che tutti possono cogliere e apprezzare.

I baresi sono famosi fin dal medioevo per essere ottimi commercianti, forse però poco attenti alla poesia e all’arte più in generale. Come pensi di avvicinare il pubblico a Millelibri?

Io non credo che i baresi siano insensibili alle proposte culturali. Posti come il Cineporto sono sempre affollati, per esempio, e le librerie baresi da anni propongono iniziative che raccolgono risposte. Qui sto notando già molta curiosità, per esempio stamattina ho ricevuto una visita da parte di alcune allieve dell’Università della Terza Età. C’è tanta gente a Bari interessata alla cultura e all’arte; certo magari sente il bisogno di sentirsi coinvolta, non esclusa da situazioni troppo d’élite, in cui può trovarsi a disagio. Voglio far passare da qui grandi autori ma non voglio assolutamente selezionare il pubblico, creando un circolo di colti e letterati. Voglio parlare con tutti e fare della poesia un punto d’incontro fra persone. Sono in programma già un paio di eventi per aprile, verranno poeti importanti e ci saranno presentazioni; l’obiettivo è almeno un evento a settimana e far sentire tutti a loro agio qui dentro.

Saluto Serena, mi avvio verso la stazione e, sfogliando i libri acquistati, prendo consapevolezza del fatto che in tempi di digitalizzazione e dematerializzazione è sempre più forte il bisogno di possedere la cultura, come dimostrano dati recenti sul calo degli ebook anche in America. Nulla potrà mai sostituire il piacere di possedere un bel libro e farsi una chiacchierata con un librario appassionato e competente, perché la cultura è prima di tutto un incontro con l’altro. E la poesia conserva intatta dopo millenni tutta la sua potenza comunicativa.

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