Ed ora che scruti attraverso porte socchiuse, lì, da dietro una tenda di un finestra, incuriosito ascolterai storie altrui. Potresti star lì a sbirciare un mondo. Un grande mondo, un mondo piccolo. Accomodati, abbassa il volume della tivù; anzi, spegnila. E con essa tutto ciò che potrebbe portare a fraintendimenti, a mutazioni non dette. Non avere sete, tocca a me raccontare; la capacità di risparmiare saliva.
Ti ho visto, non nasconderti. Esci pure allo scoperto. Vieni, entra, accomodati. Divano, ottima scelta. Non sai quante pennichelle mi faccio su ‘sto relax con penisola! Comodissimo, ammettilo.
Faccio un caffè? Ho sia la classica moka che le cialde. Gli odori sono diversi, hanno intensità distinte, così come i tempi. Questa però è l’ occasione della buona vecchia moka. Tutto più lento, tutto più rituale.
Nel frattempo che il caffè compia la sua alchimia con l’acqua, ti faccio vedere la casa. Ti va? Dai, di qua.
E’ tutto un po’ modesto, forse troppo. Sono un sostenitore dell’arredo minimal, ma abito in un caos scomposto. Perdona il disordine. I vestiti del giorno prima poggiati sulla sedia ingrassano in modo casual. Poco sportivo, per niente elegante. I libri sparsi sono quelli ancora da leggere. Ne compro cinque ne leggo uno al massimo due. E’ come andare al supermercato ed approfittare dell’offerta bis, del tre per due, del tutto al -70%. Le pagine si arricchiscono di polvere, le copertine velate di acari continuano a non mutare il titolo. Invecchiano gli autori, le storie restano tali. Alcuni se ne stanno in piedi, dritti, su di una mensola. Chissà se avvertono il timore dell’altitudine, di vertigne?
Non ti mostro lo sgabuzzino, troveresti solo un sacco di cose accantonate alle quali dovrei offrire un minimo in ordine. Le cose malposte di ieri offrono ricordi.
Visto che ci siamo questo è il bagno. Il lato più intimo, se vogliamo. Quel posto dove al mattino, ancora assonnato, ti avvii verso la tazza. Speri che i tuoi sensori di movimento siano attivi. Quel posto dove sputi, mentre igienizzi la bocca. Quel posto dove uno specchio ti mette faccia a faccia.
Forse, un po’ tutta questa casa lo è. Non un cesso, s’intende. Un edificio piccolo, che vorrebbe cambiare colore alle pareti, affiggere delle foto negli spazi ancora vuoti, rendere più lineare l’arredo ed invitare a sedere su quel divano una nuova conoscenza, cosicchè i cuscini possano avere lo stesso peso da reggere, la stessa usura su entrambi i lati.
Che dici, sarà pronto il nostro caffè?

testo di Alessandro Vignieri
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er il corso di scrittura on line Metafore di Carta tenuto da Antonella Petrera

foto di Marco Paolini

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