Welcome. Voglio un tappetino con su scritto welcome. E poi delle piante, magari grasse. Voglio un open space. Aria, aria. Senza muri. Senza ostacoli. E finestre su tutti i lati. E voglio una cucina di pietra e ceramiche colorate. Nel giardino voglio un prato verde per buttarmici a guardare il cielo. E un albero. Un albero importante. Voglio quell’ulivo laggiù, con le sue linee contorte e le sue rughe. Voglio anche un limone e un melograno e una bouganville. Voglio il verde, i fiori e i colori. Nella mia casa ci devo mettere i miei libri e i disegni dei bambini. E un divano. Ci devo mettere le foto, le ombre, i ricordi. Ci devono stare tutti i nostri viaggi. Ci devono stare tutte le nostre vite. Perché ne abbiamo tante di vite, noi.
Ci deve stare quella collana che ho preso a Berlino e ci devono stare le mie scarpe olandesi. Ci devono stare le tue chitarre e i giochi e i libri dei bambini. Ci deve essere l’odore del caffè. E di biscotti buoni, alla vaniglia.
Lascerò le mie scarpe all’ingresso e me ne andrò in giro perennemente scalza. E insegnerò ai nostri figli a lasciare segni di vita disordinata perché me lo hai insegnato tu che nascondere i sogni nei cassetti non serve a niente.
E allora sì, quella sarà la nostra casa.

E allora sì, questa è la nostra casa.

foto Rosa
Scritto di Maria D. Pilolli per il corso di scrittura on line Metafore di carta

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