Non è proprio la fame.
E’ il desiderio di conquista che ti frega.
Quella di dimostrare che tu facevi bene a desiderare e che loro avevano torto a non dare.
E allora ti arrampichi, senza accendere la luce. Sine, guardi qui e là attento a non rompere qualcosa, ma qualcosa si rompe sempre, apri quel barattolo chiuso e già la zaffata ti manda in un’estasi che ti impedisce di intuire che sei spacciato.
E’ troppo dolce, è troppo nascosta, è troppo proibita, è troppo MIA!
Allora qualche modo lo trovi per poggiare il deretano da qualche parte, foss’anchero le aringhe sotto sale di tua nonna, perchè tutto lì intorno ti dà fastidio e  a te ti servono per forza tutte le mani che hai.
Infili le dita nella morbidezza succulenta, accarezzi un graffio abbondante che ti fa arrivare la frutta fin sotto le unghie, raccogli ormai impavido di tutto il nettare dal colore nascosto e lo porti alla bocca.
Non occorre masticare, ingoi dritto. Succhi le dita e mastichi solo i residui di frutta e i piccoli semini da stritolare sotto i denti dopo che hai fatto.
Che hai fatto?
E’ giusto, quell’attimo.
Ma è giusto quell’attimo, perchè tanto ti scoprono. Sarai colto sul fatto. Preparati.
E allora sceglierai di essere sfrontato davanti alla conquista. Troverai il più insolente degli sguardi con il mento ancora dolciante di trionfo per dichiarare: “Embè?”

foto: Francesca Albanese

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