A  Roncobilaccio ci  venne incontro un vecchio, lo sguardo profondo e un fazzoletto al collo, ragazzi […] hanno chiamato la polizia a cavallo. Venditti (Bomba o non Bomba, 1978), quella canzone che contiene quel verso, quella versificazione e parla di un tema quale la senilità o del essere anziani e saggi. Il rispetto per le persone che hanno raggiunto la cosiddetta terza età. Evocativo il verso, “lo sguardo profondo” e i consigli per i giovani rivoluzionari, di cui parla quella canzone. Ragazzi in campana, qui non vi lasceranno andare. Ed era una canzone di sinistra. Una canzone di denuncia. Una canzone contro il sistema. Perché quelli di sinistra, non sono per una uguaglianza forzata, ma sono per riscoprire marxianamente (cfr. I giorni, precedente articolo) il valore insostituibile e la complessità della persona umana. Filosofia contemporanea e cose di tutti i giorni. Storie di tutti i giorni. Non so se vi ricordate quanto successe tempo fa a quell’uomo anziano, che soffriva di isolamento e di disagio psichico, raggiunto fuori dalla sua casa, circondato da una baby gang e poi malmenato (Antonio Cosimo Stano a Manduria in Puglia), usando violenza nei suoi confronti, approfittando del suo essere quasi del tutto inoffensivo. La cosa poi resa pubblica e condivisa sui social. I ragazzini si fanno vanto di una violenza su un più debole. Dove erano i genitori quando hanno partorito quegli occhi di odio e di discriminazione? Diventa virale un fatto grave. Tutti ridono sulle piattaforme dell’infamia di una vita umana derisa e vilipesa. Fa riflettere quell’episodio. Episodio e cose che avvengono molto spesso, quando si ha che fare con persone che la società e i suoi schemi di interpretazione dell’utilità dell’individuo, poi, lo reputa inutile o inadatto, e se poi una persona in là con l’età soffre di un disagio psichico e di qualcosa che lo rende diverso dagli altri, allora, soprattutto per chi non è stato educato dai genitori ad un rispetto per gli anziani, si lascia andare ad atti discriminatori e anche talvolta, molto, gravi e dalle conseguenze obbrobriose. La società e anche l’educazione. Come quei ragazzini sono stati educati alla considerazione di chi è avanti con l’età. Sarà stato per loro un vecchio bacucco, un vecchiaccio isterico e pazzo, o altre categorie di interpretazione dell’individuo che poi li ha portati a quel gesto vile. Il gesto del branco, che si è unito e ha circondato il malcapitato, che, indifeso e sofferente per il suo disagio psichico non poteva difendersi e ha perso la colluttazione con i piccoli delinquenti in erba; la colpa non è tanto dei ragazzini che sono agiti e pensati da chi li ha messi al mondo e chi li ha fatti in quel modo, tanto dai chi li comanda e organizza le loro menti che si aprono al mondo con codici di interpretazione del reale che non sono ancora autocoscienti di sé e critici ma si affidano a cosa dicono loro i genitori o a cosa pensano gli amici. Se tutti pensano che quello è un vecchio scemo, allora tutti, in coro ed in gruppo andiamogli contro. Andiamo sotto casa sua. Buttiamogli delle uova marce. Facciamo di tutto perché lui si arrabbi e venga fuori. Poi circondiamolo e facciamogli del male. Quei ragazzini ancora non distinguono il bene dal male e il valore della vita umana, la sensibilità l’hanno lasciata in prestito ai loro animali di compagnia, ma gli esseri umani, ebbene, non sanno ancora cosa siano, nella loro infinità complessità e nel valore che ognuno di loro, seppur avanti con l’età può dare al mondo che li circonda; per quei ragazzini e per quel vile, codardo e infingardo episodio, succede che, davanti a loro altro non c’è se non un individuo poi utile alla società, uno scarto, che siccome tutti pensano sia pazzo, allora afferendo istintivamente a questo pensiero comune e condiviso, bisogna poi agire contro lo scarto della società e farlo sentire in difetto, farlo sentire male. Escluso. E poi anche arrivando a gesti estremi in cui il valore della vita umana è pari a quella di una pezza da piedi. Calpestare il valore della vita umana. La responsabilità reale è quella dei genitori che non hanno insegnato a pieno, a tavolino, in maniera ragionata e significativa che ogni persona è degna di rispetto, soprattutto i più anziani che sono un tesoro assoluto di buoni consigli da dispensare e tante altre cose belle da donare a chi è più giovane. Per i giovani, svegli ed aperti al mondo, di quelli come quel carattere di Madame Bovary, che ascoltava gli anziani, che vogliono prendere dal passato il giusto, l’insegnamento per comprendere ed aprirsi al futuro. Serietà. Insegnare ad i giovani che il mondo non è un posto in cui le persone sono utili o meno. Che gli anziani non sono “i vecchi”. E che ascoltando (cfr. ascoltare) gli anziani c’è tutto un mondo da scoprire e che permette di leggere il futuro. Come un esperto ricercatore trova nelle pagine di vecchi volumi la saggezza ed il sale degli anni, così chi ascolta gli anziani e chi li rispetta, non pensando che sono inutili soltanto perché camminano lentamente e con il bastone e perché quando parlano sembrano sempre voler aver ragione. Gli anziani sono terreno di confine. Sono qualcosa da preservare. Insegnamento prezioso per tutti coloro che vogliono affacciarsi al mondo. Comprenderlo. Capirlo. Raro è chi ascolta gli anziani. Spesso bistrattati, trattati male. Isolati. Magari anche come un peso per la previdenza sociale. La pensione dovrebbe essere un ristoro, ed invece il senso di inutilità viene ancora più messo e rimarcato nel consorzio sociale, dove chi è più anziano è sempre ancora un perdigiorno. Ma, a prescindere da queste categorie di interpretazione sociologica o tributaria, quello che mi preme spiegare oggi, tredici Giugno, è il valore della persona umana. Il valore inestimabile, come quello delle idee. Le idee e i consigli che guidano l’azione e la rendono indirizzata al bene e alle cose giuste. I ragazzini, se hanno quell’atteggiamento (come lo possono avere per gli omossessuali o per chiunque sia considerato diverso), è perché sono pensati sia da quello che pensano tutti, ma soprattutto dagli esempi dei genitori. Gli anziani, che nella borghese gerarchia sono i nonni, sono quel posto noioso in cui andare a mangiare la domenica e a cui si fa l’occhio buono soltanto per avere i regalino in denaro di Pasqua o a Natale. Sono gli anziani nella figura del Nonno che parla tanto e che poi, mentre parla, si scorda le cose. Ridiamo di Lui. Rubiamogli le cose. La senilità, come il titolo di questo articolo, è quello stato della vita in cui così spesso si dimentica il valore inestimabile che gli anziani possono consegnare alla società ed il loro ruolo educatore ed edulcorante. Spesso si fa la distinzione tra anziano e vecchio. Più in voga e di utilizzo il secondo termine. Più dispregiativo. Più incisivo. Il vecchiaccio. Termine utilizzato anche dagli adulti. Il vecchio come peso. Il vecchio come persona lenta e poco utile. La pensione più che ad un momento di riposo e per godersi la vita, sembra più un momento che quelli della previdenza sociale aspettino duri quanto meno possibile per ridurre il costo della vita e del personale. Meglio dire che le persone in là con l’età siano anziani. Persone utili. Ma in che modo? Persone che con la loro saggezza ed il loro vivere più ricco e complesso possono dare un insegnamento sano ai giovani svegli e intelligenti che vogliono ascoltare il loro verbo desueto. La loro seria intenzione di dare un regalo sano al mondo. Ascoltando gli anziani si scopre il passato e come eravamo, le abitudini, le guerre, la fame, la povertà, la carestia. Il benessere in cui viviamo che viene da lotte fratricide passate e grazie ad esse stiamo meglio, adesso. Ma i giovani che ne sanno? Tornando all’episodio infelice con cui ho esordito sopra. Quell’episodio di violenza è segno di quanto la vita umana nel sistema funzionale ed organizzativo borghese sia strettamente legata al concetto di utilità e di come una persona che sta con il bastone o va lentamente o vive con una pensione di invalidità per il suo disagio psichico (poveraccio), viene discriminata da individui a cui non è stato insegnato il valore della vita umana ed il rispetto della persona. E poi, le conseguenze, si vedono.

Giovanni Sacchitelli

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