In evidenza un fotogramma tratto dal videoclip di Cold Heart, con Dua Lipa e Elton John.

Il termine variazione, già usato in passato, da intendersi come Musicale come parole che ruotano intorno ad un oggetto, tema e come satelliti ruotano intorno alla cosa di cui si disquisisce. Con ripetizioni di differenze e di argomento. Recente il medley (2021, dall’album The lockdown sessions), la commistione dei Singoli Sacrifice e Rocket man il rifacimento, (intro: “…it’a a human sign when things go wrong..” e poi ritornello “…and I think it’s gonna be a long long time..”) che ha reso moderno un classicismo degli anni settanta (Rocket man esce nel 1972) con il featuring con l’artista eclettica Dua Lipa. And I think it’s gonna be a long long time […] find, I’m not the man they think I am at home, I’m a rocket man.  Ci vorrà del tempo finché io troverò quello che sto cercando, non sono l’uomo che pensano io sia a casa, sono l’uomo razzo. Mica scemo. Degna di nota anche la cover di brano di Kate Bush, una fan di E. John (cosa di cui parlai in Beautiful Kate). Eh si, non pensate che io sia quello che appaio, io sono molto di più, non sono quello che sta a tavola e parla poco,  e ci parlate sopra, non sottovalutarmi, sono l’uomo razzo che va nel cielo, come il Maggiore Tom, cantato da Bowie. L’Inghilterra e lo spazio, non una Space Odyssey, ma una Space Oddity (1969), ovvero una stranezza spaziale, parodistica e paradossale da humor inglese. L’essere lanciati come un shuttle nel cielo, e c’è l’uomo razzo, e la sua consorte che gli prepara il desinare e poi c’è Major Tom che raccomanda al Ground Control di tell my wife I love her very much. Dite a mia moglie che la amo, molto. Intanto vado nello spazio e vado fluttuando, senza forza di gravità e guardando quanto la terra e piccola e gli oceani così blu. Oggi, tredici Maggio, per parlare di un grande paroliere nella storia della musica, attraverso i suoi maggiori capolavori per sottolineare quanto i classici siano sempre evocativi e di come attraverso di essi l’anima, per chi ne ha una si intende, per chi è davvero sensibile (per chi ha la capacità di guardare con gli occhi del cuore), si ricordi di essere semplice nella sua essenza, trasparente e fatta di momenti che stanno come tante piccole stradine su un grande sentiero che porta alla felicità; bella la cover di Dua Lipa con Elton John, il preferito anche di Kate Bush, che aveva un poster dentro la sua stanza dello stesso. La già citata Your Song, dedica diretta ad un indefinito boy (pochi fanno caso al fatto che la dedica di your song non è eterodiretta ma è rivolta ad un ragazzo, non ad una donna / ragazza), che è molto più evocativa e significativa di un verso di poesia, ma anche la bella Sacrifice (1989). L’inno alla volontà di essere amati, comunque sia e questo inno si chiama in maniera diretta e semplice, come sono gli Inglesi, persone realmente sensitive (la sensibilità può essere una cosa negativa e positiva al contempo. Si è facili alle critiche e si pensa che ogni cosa detta è sempre una critica sul personale. Quindi può portare ad isolamento, o a vedere nemici in gente che magari vorrebbe aiutarci ma nei fatti si comporta come se ci stesse osteggiando. Ma, cosa positiva, la sensibilità permette di capire dove sta il problema, di sentire l’energia negativa o le persone negative, le situazioni malsane, la cura per il dolore e un sole caldo che può curare il corpo e l’anima. Debolezza ma anche forza, grandissima forza), hanno questi titoli di canzoni o di album (si pensi ai titoli degli album di Bowie, così semplici e significativi oppure a come Kate Bush intitolò un album semplicemente The Dreaming, il sognare, scelta senza fronzoli e senza la ricerca di titoli ad effetto fintamente profondi o titoli articolati, come tanti cartelli pubblicitari che dietro l’inchiostro splendente nascondono la ruggine del ferro che li sostiene, che perdono l’energia del contenuti in tanti contenitori e ne viene meno l’effetto finale) apparentemente semplici o senza una cura specifica nei dettagli del testo in evidenza; questa caratteristica tipicamente inglese come già spiegai in Lingue e carattere, cosa in cui credo davvero, di scegliere abiti testuali, così come quelli esteriori, che racchiudano l’energia di espressione in titoli semplici come I want love (2001). Perché l’anima inglese è una ricerca dell’essenza e gli heroes di Bowie lo sono sempre, passato e futuro. Tornando al tema di oggi. Elton John, omosessuale, perciò fine e intelligente. Si dice che gli omosessuali abbiano superpowers e molti nella storia della cultura universale lo erano, ed erano altrettanto intelligenti. Hanno un intelligenza ed una sensibilità acuta, fuori dal comune. Wittgenstein, Proust, Leonardo Da Vinci, Pasolini e tanti altri. L’omosessualità e il gender (così come le famiglie gender con due Papà e un figlio adottato / a) sono cosa da rispettare e capire quanto la sensibilità gay sia più profonda, articolata, di quella etero. Rispetto e dignità. Chi pensa il contrario oltre ad essere desueto, siamo nel duemilaventidue e le cose sono molto più complesse di “uomo e donna e basta”,  e anche molto ignorante e maleducato. La cultura dovrebbe servire ad aprire la mente no a giustificare discriminazioni. A cosa servono i corsi universitari se poi nella vita reale quegli insegnamenti non vengono applicati. Pure parole al vento. La paura del diverso viene dal non sapere in cosa consista quella diversità.  I want love, sacrifice, your song, the circle of life, o anche la già citata The One, bella anche Blue eyes (1982). Ho sempre preferito maggiormente la musica inglese e i suoi podromi per la sua maggiore vis espressiva che più è confacente al mio modo di essere. Il pathos maggiore, la ricerca dell’estetica. Si dice appunto che L’Inghilterra sia il paese con il miglior taste in materia di musica. Con il gusto migliore. Ciò viene dalla sensibilità maggiore di quel popolo. Timidi, introversi e artistici. Dalla sua essenza che proprio per questo è portata alla ricerca di cose fini e delicate, al cantautorato scelto, alle cose belle e di gusto. Due paragoni e due cose da mettere uno accanto all’altra; Etica del tradimento e della fine di un rapporto, che è la canzone Sacrifice e poi l’amore come richiesta diretta (come spesso accade anche nei testi di Kate Bush, più diretta di Bowie, che è più mago della parola e meno essenziale dei testi dell’artista del Kent) in I want Love. Mi sacrifico e non devi vedere questo come un sacrificio, ma come qualcosa che è meglio quando passing through, quando ci passi sopra; etica del tradimento, quando sweet deceit comes calling e negativity lands. Probabile riferimento all’inglese come fedele in amore in quanto di vecchi sani valori. E quando poi, nelle due parti della struttura antropologica di quel popolo, queste due si esprimono nei loro opposti, questo freno inibitorio dovuto alla morale inglese, alla austerity (anche relativamente a fatti intimi e al loro culto per la pudicizia e il tabù), cade giù ed ecco che viene il tradimento, il sacrificio di uno dei due partner per far durare il rapporto, facendolo confluire in un terzo elemento alla coppia. E’ una cosa umana un segno umano tangibile, it’s a human sign, quando le cose vanno male (when things go wrong) e quando temptation is strong, quando la tentazione è forte e le labbra della terza incomoda rovinano il matrimonio. Perché quel cuore è stato fatto freddo proprio da Te, che sei la mia consorte. Cold cold heart, come recita anche la versione moderna di Dua Lipa e John, hard done by you, un cuore freddo che si è raffreddato per colpa della consuetudine e della routine. E questo pericolo che il cuore diventi freddo sarà poi spiegato più avanti nella nota di parola sull’altro grande classico, I want love. Continuando il commento di Sacrifice, il cuore è stato fatto freddo da te, abbiamo perso la direzione, we lose direction e la nostra relazione è a pezzi, (il videoclip del video appare anche molto evocativo a riguardo, ambientato in una casa di un artista che vive con una sua Lei giovane, come Lui, che è un giovane uomo pittore e c’è anche una figlioletta, che resta dopo tutto quello che succede, dopo la separazione, ed è la gioia più grande per l’artista-pittore che termina il suo video e le nere vicende ballando con lei in braccio alla luce del Sole, che è vita e Amore Universale) non possiamo fare altro che lasciarci. Il tradimento e l’etica del tradimento di cui parla Sacrifice. La fine di una relazione, quando due cuori vivono it’s two hearts living in two separate worlds. Che bel testo e che bella lirica, delicata ed evocativa. I sensibili che si esprimono al mondo. Come erano gli abiti di Elton john, Sir della musica, come Bowie era il duca Bianco e Kate Bush queen degli anni ottanta. La nobiltà d’animo affermativa della musica che afferma, della vera arte. L’arte è espressione dell’anima. Chi non ha un anima non può fare arte e si può scordare di capire cosa siano realmente i sentimenti e le dolci note del cuore. La sensibilità si esprime attraverso mezzi semplici ma è profondamente complessa più articolata delle semplici apparenze. Così sono i testi in lingua inglese, semplici, mondani, poesia libera come la dedica libera del cuore. Chi non è sensibile o chi si sforza di apparirlo rubando i fiori della sensibilità agli individui che lo sono davvero, vivrà sempre in tenebre scure e senza via d’uscita. Una persona malvagia si comporta in maniera malvagia, l’intelligente lo smaschera subito. Torniamo sereni, perché il lettore dopo la lettura di questo articolo deve uscire con gaudio e con interesse, con la voglia di ascoltare Elton john. O di riscoprirlo. Di riprendere le musiche della meglio gioventù. Invito all’ascolto, ma soprattutto invito ai sentimenti. Bello il videoclip di Sacrifice. Poi c’è I want Love, but it’s impossibile, un uomo come me che è dead in places other men feel liberated. Una richiesta di sentimenti si, ma in my own terms, secondo i miei canoni e le mie richieste. Voglio essere amato, ma no sweet romance, ne ho avuto abbastanza. Non voglio romanticherie finto dolci o cose melense, sdolcinate. Voglio un amore di un tipo diverso, sono per le cose più dure e mature, adulte. Un’affermazione forte. Quale artista si sarebbe sognato di utilizzare un titolo tanto semplice (quante canzoni dicono “Love” o “I want love”) quanto evocativo e diretto; un testo con le pa..e. E si una richiesta con gli attributi. Voglio amore, ci faccio anche una canzone con questa mia intenzione. Ma io non posso amare, I can’t love, troppe cicatrici intorno al cuore, troppi ebeti che mi hanno ferito con la loro subdola ignoranza, troppe offese, troppi tradimenti. La psiche è d’oro. Non siamo mica come oggetti che se rotti si riparano e tutto torna come prima. Le ferite restano e talvolta sono insanabili. Chi è sensibile, davvero, mi capirà cosa sto dicendo. Gli artisti sono davvero sensibili. I poeti. L’arte viene soltanto dal cuore, il resto sono copia e incolla. E da questo cuore inglese, che a me sta molto simpatico, sin da adolescente, io dedico questo articolo giornaliero. I can’t love, mi hanno indurito il cuore. Non posso amare, dice il testo, ma posso ancora dare qualcosa a qualcuno, posso ancora donarmi. C’è sempre qualcuno di buono a cui donare la parte migliore di noi stessi. Non date e non elargite sorrisi ed opere di bene a persone che non lo meritano. I fiori della sensibilità donateli a chi sapete essere persona di fiducia che non andrà a sperperare la ricchezza delle vostre cose dell’amore maledicendovi o mettendovi in cattiva luce. Quelli sono gli aridi e i falsi. Non donatevi subito, prima di aprire le porte di voi stessi, guardate chi avete davanti. Chi è sensibile capisce subito chi ha davanti. Legge attraverso e non sbaglia mai. Capisce subito quando dietro una bella apparenza si nasconde un vuoto cosmico e un’anima di gesso. Questa non è esagerazione, è la sensibilità, come l’arte viene sempre dall’anima e dal cuore. Parole dall’anima.

Giovanni Sacchitelli

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