Non credo che l’uso evidente e condiviso di anglicismi, per essere europei, per essere nuovi, per essere “moderni”, si perde poi la lingua italiana dentro forme espressive a noi estranee, a noi che siamo mediterranei e non anglofoni-nordici (siamo italiani, parliamo italiano, gli inglesi, che noi tanto troviamo cool in realtà ci snobbano e non parlano italiano, così come gli spagnoli), sia sinonimo di essere allineati ad una globalizzazione forzata o meglio sinonimo di gioventù; chi impone una forma unica di espressione in una sorta di fascismo delle lettere è lontano dalla letteratura e dall’arte quanto lo è un viandante dalla prima luce disponibile in una notte buia e tempestosa, magari pure d’inverno, in una notte d’inverno. Non mi impressionano le insegne luminose, non mi attirano le frasi ad effetto, il culto esclusivo della forma a discapito dei contenuti. Possono soltanto attirare le anime ingenue che da quegli imbonitori, da quei lupi travestiti da agnelli indifesi ed economici dovrebbero essere tenuti lontani. L’anima non è in offerta. C’è una bella differenza tra il peso delle parole di uno scrittore e il costo del pesce dal pescivendolo. Contenuti edificanti ed essenziali. Ognuno è libero di esprimersi come vuole e lo studio deve proprio insegnare questo, a pensare con la propria testa e anzi, a impedire che qualcuno di esterno possa prepotentemente e grossolanamente imporre una sua forma espressiva, condivisa, che piace al pubblico. L’arte non è una “chat”. Mi sembra che i tempi in cui viviamo, anzi, sono poveri di contenuto, di scrittura di contenuto. Il mondo in cui ho vissuto almeno fino a dieci anni fa, era più felice e colorato. Si andava verso qualcosa. C’era un senso generale del cammino dell’umanità. Poi la super-tecnologia. Le super community. E non si parla più tra persone, ma tra profili pubblici. Quanta tristezza. Si cammina in strada e quando qualcuno ci sta simpatico si mette un mi piace invisibile sotto le sue scarpe. Lo scrittore deve dire le cose come stanno. Nessun potere superiore mi può fermare in questo. Perché quel potere è falso e prepotente. Io lo smaschero subito, ma un’anima ingenua può addirittura crederci. Ma fanno paura ai polli. Mi sembra che le persone non siano più come una volta e siano quasi infiacchite, indebolite, rese banali e prive di pensamento da quello che gli è stato messo davanti negli anni dalla tecnologia e dalla frammentazione dell’individuo in tante parti quante sono quelle che vuole la società in cui sono forzatamente immessi. Davvero rara l’originalità. Non sento parole originali e dissonanti in televisione e quando si parla di qualcosa, anche in maniera “profonda” o “seria” lo si fa per luoghi comuni. Ciò è dovuto al fatto che gli individui si danno troppo facilmente e che non esiste più un culto autentico della privatezza, degli spazi individuali, di un proprio Sé separato dal resto. Tutti immessi forzatamente in questa grande società di persone preformate e che vengono inconsciamente formate dal sistema sociale a pensare in un dato modo. Mi sembra che la società in cui si vive non è più così serena come una volta. Non c’è gioia nell’aria, ragazzi che si danno arie da adulti quando non hanno ancora intrapreso il percorso di crescita della vita e della fantasia resta soltanto il posto che ad essa si associa ai “pazzi”. Ragazzine già “sensuali” e poco educate al culto dell’anima e e non esclusivamente del corpo. A questa anima, cari genitori o cari insegnanti dovete dare spazio. Teneteli lontani dalla televisione. Insegnateli ad uscire e a culto rispettoso del prossimo come anima e come persona. Bruciano le tappe e si sentono già grandi, preformati dai loro genitori e poi loro succubi dei loro “ordini”. La società va verso una discesa di senso, dove il valore c’è, ma soltanto in luoghi specifici, come in film vagamente “impegnati” o in discussioni in cui quando si dà valore alle parole è soltanto dicendo frasi fatte o luoghi comuni leggermente modificati, diventando così “anticonformisti”. Ma anche l’anticonformismo, poi, sta in recinti definiti. E si può essere dissenzienti ma sempre entro determinati limiti. Come un serpente che si morde la coda all’infinito e non se ne accorge, anzi continua sempre. Il nichilismo, vizio diffuso del genere umano, incapacità di compattezza, incapacità di momenti alti ed elevati, incapacità di spiritualità autentica, incapacità di amore sentimentale. Come vedove nere gli eroi del nichilismo stanno nel sottosuolo dei loro paesaggi di odio e di apparente serenità, nel nero della cattiveria scrivono frammenti di anima velenosa e non vedono altro che buio, soltanto buio, quando invece c’è anche la luce, ed è possibile raggiungerla. La felicità esiste. E’ possibile essere felici. La perfezione esiste e può essere raggiunta. Chi dice il contrario dovrebbe smetterla di essere infantile e crescere una volta per tutte. Il nichilismo è anche una forma di espressione verbale, nel cinema, nelle pause e negli sguardi interrogativi o discendenti delle serie televisive di bassissima lega (qualità scarsa), in cui si fa precetto e si predica il riso malsano della stupidità, un riso non intelligente, che non fa ridere a nessuno (si pensi alle risate automatiche presenti nelle gag comiche, tanto squallide quanto deplorevoli), una forma di comicità meschina e malvagia in cui il valore diventa leggero come una parola inconsistente, dialoghi e freddure diffuse, incapacità di rispetto del prossimo, mancanza di rispetto per le persone e chi guarda queste squallide creazioni dovrebbe poi fare autocoscienza di quanto siano terribilmente diseducative e che non affermano assolutamente nulla, anzi, distruggono. Distruggono il valore degli anziani, il valore della diversità, il valore della poesia e dell’arte (spesso ridere di un poeta accompagnando la sua declamazione di versi da una musica di sottofondo “romantica “), il valore del denaro, il valore dell’amicizia, il valore della vita umana. Il nichilismo è impossibilità di costruzione e quando qualcosa viene creato questo è un costrutto di luoghi comuni e forme comuni di espressione. Incapace di distaccarsi e di pensare con la propria testa, il nichilista ride di un riso omicida e pericoloso, stanno in gruppo e quando qualcuno accenna a volersi distaccare o a voler esprimere un pensiero “troppo serio”, il gruppo lo riporta con i piedi per terra e si limitano a vicenda, si bloccano a vicenda, in una confraternita di stupidi che non ha ancora capito cosa siano i valori umani e quanto pensare con la propria testa sia meglio che aderire ciecamente alle parole di un attore maledetto, facendone magari un poster da venerare come se fosse un idolo. Sono i nuovi idoli o i nuovi mostri. Gli idoli che, eroi della cattiveria  e della violenza, suscitano l’attenzioni dei neri nichilisti. Nessuna forma di educazione che possa limitare l’azione degli eroi della cattiveria. Nessun ripensamento. Sulle loro ali nere finiscono nel vuoto. Che per loro, invece, è qualcosa. Il nichilismo è insicurezza e mancanza di risolutezza. Vorrei parlare di questo concetto, perché è un fattore che ostacola anche molte persone potenzialmente interessanti e che potrebbero ma che sono limitate dalla parola comune del gruppo a cui appartengono o da schemi sociali. L’insicurezza nasce dalla mancanza di amore di sé, e dal fatto che non si riesce ad essere risoluti ed uniti nella propria persona. Probabilmente perché si ha “paura” che spiccando il volo si potrebbe attirare l’invidia dei conoscenti e che poi uno sguardo interrogativo di un nichilista amico potrebbe dire “e, ma chi ti credi di essere?” E’ così incapaci di volare i nichilisti stanno dentro di . Covando invidia, e l’energia che potrebbero donare al mondo la tengono in sé e si trasforma in energia acida e pericolosa, che poi, può scoppiare nella violenza incontrollata o in frasi maleducate. C’è una grande mancanza di amore di sé, una grande mancanza di contenuti e una grande mancanza di educazione. Viviamo strani giorni, come diceva Battiato. Il mondo, anni fa, non era così. Me lo ricordo più gaio e più felice. Deve essere il contenuto degli smartphone  e a cosa ci sta dentro quelle pagine che imitano la realtà ma non sono belle come un tramonto o come il verde acceso di una foglia di un albero. Al diavolo chi ha inventato quegli inferni di plastica. Ho la libertà di dirlo e chi potrebbe pensare che sia estremo o esagerato deve crescere e maturare, una volta per tutte. L’umanità è stata privata di energie da quegli strani mondi paralleli, pieni di insidie, di codardia, di viltà, e di “giovani” che giovani non sono, ma che sono succubi della morale comune e di un nichilismo che non accetta mai una parola ma ci va sempre oltre e ad una frase detta con il  buon senso, poi, reagisce con una sorta di serietà all’acqua di rose. L’immaturità è una grave piaga, soprattutto quando è indotta dall’esterno dal consorzio sociale. Perché si può essere seri, una vera serietà, profonda e riflessiva, anche molto seri. Si può essere affermativi, maturi, una volta per tutte. Questa è letteratura contemporanea nella forma del giornalismo culturale. Mi sembra che i contenuti siano sempre più indeboliti, confusi da qualcosa di invisibile e anche quando si guarda all’umanità senza telefono in mano, la si vede distratta, agitata, nevrotizzata, da qualcosa che sta dentro le macchine, che noi stessi abbiamo creato. E anche i ragazzini sono persi nel vuoto di un nichilismo che li porta ad atti di insulto per chi è molto più grande di loro e ciò è dovuto anche ai “genitori” che li educano così, alla cattiveria e al culto dei soldi. Nessuno può imporre o forzare qualcuno all’uso di tecnologie in maniera massiva. Nessuno può obbligare all’uso di social network. Uno scontro di opinioni non è così semplice come il risultato di un acquisto in uno scontrino fiscale. Bisogna tornare ai valori e ai contenuti, veri. Non a quelli apparentemente profondi. Di un contenuto poi, sempre, formale, diffuso, populista, che piace a tutti. I momenti “aulici” o profondi delle trasmissioni televisive o quando si è convinti di parlare di cose serie “parlando della fame nel mondo o che Putin è proprio un lazzarone”. Probabilmente un mancato intervento diretto e subitaneo  in Russia è dovuto proprio al fatto che magari non si è subito intervenuto perché si è ingolfati dalla burocrazia, che è forma e non contenuto. Legge formale e non vite umane reali e concrete che si perdono e muoiono, davvero. Verso un contenuto e una educazione al rispetto della vita umana.

Giovanni Sacchitelli

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