La formula 3 e la competizione. Gli anni ottanta e la fotografia che descrive quei tempi. Come incipit per parlare dell’azioni meschine. Già nel strategie di inganno avevo enucleato alcune delle tattiche di distrazione o di frammentazione del discorso tali che poi l’interlocutore ne veniva ad condizionato e portato, manipolato fuori dalla via maestra verso ciò che il parlante aveva intenzione di fare. Come corollario e come sotto paragrafo di quella tecnica di induzione inconsapevole all’errore oggi vorrei parlare, per una filosofia quotidiana delle cose spiegate nella loro veste teorica e aprioristica, dei modi in cui il singolo viene ad essere escluso dalle danze sociali, che siano quelle telematiche oppure, molto più reali ed interessanti e quindi applicabili anche ad una società pre-tecnologica, quelle più concrete di quando si sta in società tangibile, empirica e fattuale, di vita in diretta e si viene esclusi, tagliati fuori, in maniera abile ed indiretta per un’azione interna all’Io dei parlanti che porta fuori dai discorsi, dalle azioni, l’escluso. Parlavo l’altro giorno del decreto legge contro la omo-transfobia e anche il presidente Mattarella ieri ha sottolineato quanto ancora oggi si assiste a discriminazioni in ambito sociale-lavorativo (con la celebre strategia del mobbing, cosa di cui andrò a parlare nei dettagli più avanti), o anche, squallidamente, tra le mura domestiche (con atti meschini quanto grotteschi di discriminazioni per un membro della famiglia, nonostante sia un familiare e quindi per ragioni di affetto fraterno lo si dovrebbe considerare diversamente) con atti di violenza e di discriminazione nei confronti di chi è omosessuale (madri che discriminano orribilmente i figli, atto contro natura e bassissimo) e che manifesta una sensibilità diversa, più profonda e che si manifesta nella sua forma più umana rispetto al resto dei membri della famiglia. Da persona seria, matura e responsabile, per il valore che do alle mie parole e al ruolo dello scrittore come risvegliante le coscienze, vorrei che si riflettesse oggi su questa strategia di esclusione perché, quello che sta dietro gli occhi di chi è portato a queste azioni è il verbo della diffidenza, dell’odio per il diverso, dell’incapacità o della fobia per tutti coloro che non appartengono o non sono come il resto del gruppo dominante. Gruppo reale. Persone in branco. Cose che succedono fuori dalle mura domestiche. A scuola. O tra le strade. Persone malmenate da delinquenti in gruppo. Persone discriminate soltanto perché sono dolci o hanno una sensibilità diversa. La dolcezza fa bene alla salute e non va “offesa”. La vita, cari umani che mi leggete, caro lettore intelligente che mi leggi, non è una sofferenza necessaria. Il male, citando Bianca di Nanni moretti, non è giusto così. E poi Michele Apicella, si difendeva, da persona normale, allontanando il male. La vita non è tale che se uno poi è comunicativo, gioioso e gaio allora non è adeguato all’amarezza della vita che è dolore e tristezza. Ma quando mai! Chi lo stabilisce? Sono felice che Dio mi abbia fatto intelligente al punto tale da dire che la vita non è per forza di cose triste. Anzi. Si può essere dolci e calmi, tranquilli senza correre il rischio di essere viziati.  La logica della meschinità si articola secondo vari, avvelenati, corollari. Esperti nell’arte di bloccare i meschini usano tecniche precise per distrarre il malcapitato. L’esposizione del soggetto, tramite fatti visivi che possano dargli fastidio o si gioca su fattori sui quali si sa il soggetto essere debole. Debole non perché un fattore negativo, ma perché la sensibilità, unita all’intelligenza, fa si che certe cose facciano male alla sua anima e così, giustamente, se ne allontana. Come Nanni Moretti in quel film. Io non comprendo perché la vita debba essere necessariamente triste e le persone sensibili, dolci debbano essere trattate male.  Per l’opera dei tangheri, degli zoticoni, dei crapuloni e degli ignoranti inetti travestiti da gente perbene, le persone buone sono discriminate e hanno paura talvolta a dichiarare la loro sensibilità omossessuale per paura di essere discriminati, di perdere il posto di lavoro, di trovarsi in mezzo ad una strada. Varie le vicende di gay che non riescono a trovare lavoro, che si suicidano perché gli zoticoni non comprendono la loro superiore sensibilità più forte della loro apparente compattezza. Quelli che criticano non sanno nemmeno cosa vuol dire essere omossessuale. E pensano che gay = uno che ci prova con tutti. Che il gay = effeminato, femminuccia, checca isterica. Queste persone andrebbero denunciate subito, querelate, condannate per la loro crassa, pericolosa, ignoranza. Vivere e lasciar vivere. Chi discrimina non ha proprio niente da fare che criticare o osteggiare gli altri. Così come quando si sta in un discorso e si parla sopra il malcapitato, perché le persone maleducate si impongono in gruppo sul singolo tagliandolo fuori dai discorsi. Parlandogli sopra. Parlando di cose che la persona non conosce in modo che questa venga ad essere tagliata dalla comunicazione. Se poi questa persona è timida e sensibile, le anime volgari trionfano ancora di più nella loro miserabile opera di esclusione. Quante volte è successo di far parte di discorsi in cui poi si viene esclusi perché il gruppo stabilisce che sei persona da escludere; negli ambienti lavorativi ad esempio, ciò ci chiama, mobbing. E’ una tecnica meschina, tramite la quale le anime volgari, espongono il soggetto a fatti, oppure lo mettono in situazioni, lo fanno cadere in situazioni tali che questo ha due alternative a) cedere e lasciare il lavoro b) avventurarsi in cose spesso fuori dalla sua portata e cercare di resistere. Nell’alternativa b) le persone più forti riescono a resistere alle provocazioni di un datore di lavoro che ha stabilito, magari perché si è gay, che tizio deve andarsene perché non ci piacciono le persone sensibili (questo sia chiaro avviene sempre nel gruppo dominante), e così, tramite meccanismi sottili psicologici di manipolazione, si fa in modo che il dipendente, senza accorgersene, faccia esattamente ciò che vuole il suo manipolatore. Le persone sveglie, quelle con più esperienza, carpiscono subito le intenzione negative di determinate persone e così se ne sanno allontanare oppure non cedono alla loro meschinità; una persona più giovane invece, potrebbe realmente credere che ciò che il datore sta facendo, lo sta facendo con intenzioni corrette e magari fa di tutto per accontentarlo perché ha un’etica lavorativa elevata e non vuole fare una brutta figura. Questo mi porta ad approfondire un altro termine che mi è molto caro. La persona che segue le direttive del datore di lavoro, magari è anche molto sensibile e intelligente e vuole fare carriera, allora sarà portato a fare tutto ciò che il datore di lavoro gli chiede, e così sarà una persona perbene. Essere persone perbene, lungi dall’essere collegato a fattori di titoli di studio o “titoli mafiosi di dominio”, è qualcosa che ha a che fare internamente con la persona. Una persona perbene è a) sensibile b) educata c) onesta d) trasparente e) laboriosa. Essere una persona perbene significa applicare gli strumenti della bontà  d’animo e da essa essere guidati verso la pace e la serenità. Una persona perbene quando parli non aspetta che tu risponda per dirti un contraddittorio, ma crede nella comunicazione, non ha intenzioni violente. Una persona perbene la si riconosce subito. Queste persone perbene negli ambienti lavorativi, spesso sono discriminate, come gli omosessuali che hanno difficoltà a trovare lavoro o sono trattati diversamente negli ambienti di lavoro. Per fortuna le anime volgari possono essere punite per la loro maleducazione e per la loro incapacità di comprendere il diverso e di quanto chi è sensibile e intelligente sia fondamentale anche per le aziende, perché il fiore della sensibilità è (cfr. la nobile arte della selezione) permette di considerare la persona non come “in vendita, utilizzabile, spendibile, condivisibile“, ma come un qualcosa da preservare, da rispettare e in questo la luce del cuore rischiara le tenebre dell’ignoranza meglio della meschinità. Su questi soggetti sensibili le anime volgari si impongo tramite una serie di meccanismi di cui andrò a definire i termini: a) distrarre = esposizione del soggetto interessato a fatti visivi, uditivi o concettuali che lo facciano desistere o attirare l’attenzione su altri fattori in modo che il soggetto inconsapevolmente sia deragliato dalla sua intenzione b) instillare dubbi = strumento tipico dell’immeritocrazia (cfr. l’immeritocrazia in Italia), di modo che una persona che ha qualità e che è in grado o in capacità di svolgere un compito venga ad essere portata sul campo del non-merito perché chi agisce questa tecnica di esclusione è incapace di affermare di aver perso o di non avere le qualità che ha il soggetto interessato. Instillando dubbi il soggetto crederà di non essere all’altezza per la gioia dei meschini. c) immeritocrazia = logica tramite la quale non c’è un’equazione democratica, analitica e non italiana tra azione e merito, ma ci si basa su altri fattori quali simpatia, pregiudizio, o odio razziale. Il merito è di chi ad un azione x risponde con un azione y e va premiato. L’immeritocratico invece, nega l’evidenza e instilla dubbi. d) negare l’evidenza. Non potete capire quanto sia lesivo questo atteggiamento. Negando l’evidenza il malcapitato penserà di stare sbagliando e così si sentirà perdente. I meschini attuano questa tecnica quando avendo la coscienza di aver perso e di non avere le capacità della persona interessata attuano questa tecnica per bloccare la persona. Le strategie di esclusione sono opera dei negativi. I negativi, hanno l’intenzione di bloccare l’operato altrui tramite queste strategie ed evitare che una persona talentuosa abbia la meglio su di loro. Gli inetti, come ultima strategia, usano la violenza verbale o fisica per bloccare una persona che non riescono a bloccare. Sempre in gruppo ovviamente. Sul piano civile e razionale oggettivamente perdono e nella competizione sana non possono stare sul pezzo, così in ultima alternativa resta la violenza verbale o il “parlare sopra”, l’escludere, oscurare, mettere in secondo piano chi invece ha le qualità che loro non hanno ed è oggettivamente vincente. Negare l’evidenza, l’anticamera della psicosi. Queste persone andrebbero portare da un medico. Nella competizione sana i maleducati perdono, perché non sono realmente persone perbene, vogliono apparirlo, ma non lo sono e si rivelano quello che sono, nell’uso della violenza o della forza verbale per escludere le persone che sono  meglio di loro. Se tutte queste tecniche, che una persona adulta e matura può conoscere e dalla quale ci si può difendere legalmente denunciando gli interessati e condannandoli al pagamento dei danni morali-psicologici, una persona sensibile non se ne rende conto e perisce agli attacchi delle anime volgari. Il gruppo esclude il debole, il fragile, la persona sensibile. A scuola, oppure in ufficio. Sulla ragione di questo odio dovranno poi rendere conto a Qualcuno lassù che vede e provvede. Sfuggendo al confronto diretto, i maleducati in gruppo agiscono contro il debole, lo escludono, gli mettono la luce in faccia per farlo distrarre. Giocano i suoi punti deboli. Giocando sulla sensibilità i manipolatori fanno fare al malcapitato esattamente ciò che loro vogliono. Ma chi è maturo smaschera subito gli immaturi. E al giallo dell’evidenziatore io preferisco sempre quello di Van Gogh.

Giovanni Sacchitelli

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