In evidenza: gli Omd in uno scatto tratto dal making of del singolo Souvenir, 1981

Ero troppo occupato a fotografare, disse una volta Umberto Eco, parlando di un suo viaggio e della sua idea di fotografia, di come spesso la fotografia non sia la realtà (la citazione intera: “..di quel viaggio non ricordo più niente, ero troppo occupato a fotografare e non ho guardato..”), come la scrittura o come il cinema, e di come essa distragga dalla percezione delle cose o addirittura si sostituisca ad essa. In quell’idea di fotografia, Eco ci dice una cosa essenziale che si innesta direttamente sul concetto di tempo-produzione e sul rapporto tra soggetto e fotografia; tutti quanti quando facciamo un viaggio portiamo una macchina fotografica, prima c’era il rullino, adesso i fotogrammi digitali, comunque facciamo finta che il concetto fondamentale della fotografia come arte riproduttiva della realtà in maniera moltiplicabile resti invariato anche per i moderni supporti di cattura digitale; se Umberto Eco diceva di essere troppo occupato a fotografare, ciò è dovuto all’idea di fotografia come distrazione e come riempimento del tempo su supporti digitali o su rullino. Questo riempimento del tempo non va inteso come “passa-tempo” tanto quanto una riproduzione di quel tempo riprodotto e moltiplicato su un qualcosa che si può conservare (cfr. articolo omonimo). La conservazione e la riproduzione fotografica vanno di pari passo, a braccio. Se si riflette sul concetto stesso di fotografia (dal greco “scrittura, disegno della luce” ) si capisce anche perché una foto è un ricordo, un souvenir (come quella canzone degli Omd, di cui come un classico da preservare il videoclip e la sua macchina rossa che risalta sul resto, due amici che si ritrovano, il rosso come la passione che ancora resta. Il verde della natura, la speranza. Citando il testo: all I need is coordination, I can’t imagine my destination […] my feelings still remain). Ti porto un souvenir dopo un viaggio perché quello è un ricordo di quel tempo passato in quel determinato spazio, con quelle luci, con quel clima, con quelle cose viste. La fotografia è il tempo conservato, è il tempo moltiplicato e visto da molteplici prospettive. Al punto poi, che si raggiunge il paradosso, quando, come per Eco, la realtà viene sostituita dalla sua riproduzione e si confonde ciò che è fotografia con ciò che è reale. Quando si fa un viaggio o quando si esperisce (cfr. esperire) la realtà poi, se vogliamo conservare un momento del tempo, giungiamo a conservare quei frammenti di realtà su supporto digitale o sulle buone vecchie macchine fotografiche. La fotografia, con le sue belle realizzazioni, è un tempo moltiplicato, un tempo messo in diversi modi e in diverse prospettive. Il rapporto tra tempo-produzione e tempo fotografico è quello della società moderna e poi quello dell’arte. Se vogliamo inserire la fotografia tra le arti. Ma va inserita perché essendo l’arte contemplazione, profumo della bontà d’animo e dei sentimenti. Una bella fotografia sarà fatta da un’anima bella e quei colori scelti parteciperanno dell’essere del soggetto nella dialettica soggetto-fotografia.  La fotografia può entrare dentro le arti di buon grado perché l’arte è l’antitesi del tempo-superato di quello della produzione in catena di montaggio, e la fotografia fa proprio questo, quello di fermare il tempo, moltiplicarlo (con questo termine si intende quando ad esempio un determinato albero, se fotografato in momenti e tempi diversi, è a sua volta in tempi diversi che così divengono oggetto di moltiplicazione e riproduzione in tante parti). Un souvenir, un ricordo, una foto scattata in quel determinato posto, è un tempo fermato e conservato di modo che il senso che ne viene fuori sarà il risultato di quel determinato scatto. Si dà senso (come il senso che sta nel colore, nel precedente articolo) quando una determinata sezione del mondo esterno, una particolare ombra o un effetto di luce solare, i vestiti e i cappelli di Vivian Maier, diviene decisiva (Cartier-Bresson) ovvero significativa per trasmettere un contenuto. Particolari combinazioni del verde del prato con le foglie di un albero o come una scarpa risalta su un sentiero, rossi evidenti, tutto questo crea un significato specifico che sta in un tempo specifico. Tante parti di tempo che vengono immesse in un rullino e in tanti fotogrammi quasi uguali l’uno a l’altro. Se quei momenti fossero stati lasciati a se stessi, quel tempo non sarebbe stato di nuovo vivibile, di nuovo ancora anche a distanza di tempo. Come quando si guarda un album dei ricordi e si rivive nuovamente quei momenti. Pur tuttavia, come ho esordito con la frase di Umberto Eco, spesso la riproduzione della realtà distrae dalla contemplazione della vita stessa e la fotografia, per quanto arte nobile, diventa gesto automatico di modo che il tempo che sarà quando rivedrò le fotografia sostituisce il tempo che è adesso. Adesso che ho davanti l’oggetto da fotografare. Che poi Umberto Eco si distraeva dal suo viaggio. Continuando la definizione di fotografia, possiamo dire che la fotografia è l’arte più fedele e realistica rispetto alla pittura ed è l’arte della riproduzione del tempo in tanti aspetti, in tanti modi, in tante prospettive; dopo qualche minuto quell’albero non è come prima e pertanto quando lo riprendiamo con la macchina fotografica sarà in un tempo diverso e questi due tempi (supponiamo lo scatto a) fatto alle ore 09.00 e lo scatto b) fatto alle ore 09.13) lo saranno altrettanto nel tempo quando rivedremo le fotografie. Lo scatto a) un albero con una foglia portata dal vento con una luce che veniva da est, con le foglie portate dal vento in quella direzione b) un albero con una foglia portata dal vento con una luce che veniva da ovest con le foglie che si muovono per il vento in quella direzione. Tempi diversi, tempo moltiplicato. Il ricordo quando poi rivedremo o svilupperemo nella camera oscura, quelle cose saranno due tempi altrettanto diversi ed eterogenei. Quell’azione di conservazione del tempo si chiama arte. E quella foglia con quella determinata luce, se considerata bella (di modo che ad esempio un diverso effetto di luci o di combinazioni tra colore dei rami, tronco e colore o forma delle foglie), sarà sensata, nella sua forma colorata. Potrà essere inserita nell’album dei ricordi. Come un quadro bello così una bella foto che ferma il tempo e lo rende poi fruibile in un secondo momento. Questo il ruolo della fotografia. Così la fotografia è arte. Un arte a portata di tutti. La fotografia però può diventare meccanismo, cosa automatica. Come gli scatti dei cinesi, dappertutto, su qualunque cosa. Di modo che il tempo-produzione sostituisce il tempo-contemplazione. L’essere viene sostituito dal suo simulacro. Come accadeva ad Umberto Eco. Ed un souvenir è sempre bello da conservare.

Giovanni Sacchitelli

 

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