Stand by me (quando arriva la notte, quando tutto è buio e ci sarà soltanto la Luna ad illuminare i nostri discorsi: “…When the night has come, and land is dark, and moon is the only Light we’ll see..” di B. E. King, del 1961). Restami accanto, stammi vicino when the night has come e the land is dark. Stammi vicino proprio in quei momenti dove ho più bisogno di te e la notte come un vento nero di fuliggine che mi fa uguale a Lei. La notte è lunga, tanti pensieri, tanti pericoli, tante tentazioni, ma fino a quando tu mi sei accanto, io non avrò paura, as you stand by me, I won’t be afraid. Restami accanto, quando il mondo mi va contro, quando nessuno mi comprende, quanto tutti fanno il contrario di quanto vorrei. Non verserò una lacrima, I won’t cry, se soltanto mi stai  e resti accanto. Potesse cadere il cielo. Quando tu, mia amata, rosa di viole, sei nei guai, torna a fianco a me, perché quei pensieri sono solo mancanza e poi non ci apparteniamo. Stand now, adesso. Proprio adesso. La luce celeste non è nelle pagine dei Salmi, ma quando capisci che bisogna aprire il cuore per essere felici e per far felici. Quella bella canzone del 1961, che è ancora un classico da preservare, mandata in radio e in strada mi è arrivata alle orecchie e mi ha fatto viaggiare nel tempo, è una melodia perfetta per accompagnare un’ambientazione come quella in evidenza che con le luci ricorda quei tempi magnifici che furono gli anni cinquanta, le cose che succedevano, i capelli con la brillantina, melodie a le claire de la lune. Leggere quel testo di canzone, ascoltarne la dedica semplice, delicata, musiche di accompagnamento gentili ed evocative, ritornare con la mente in quelle liriche dirette, chiare, nette. Come era il cuore nei tempi vecchi e andati. Come era l’affetto, così diretto e sincero. Questo per parlare oggi dodici Maggio delle conseguenze dell’essere e appuntamento, quando poi nelle conseguenze dell’amore, quando diventa relazione (nella fase teorica successiva all’ontologia dell’appuntamento), l’amore sentimentale, si fa una richiesta di restare accanto. Ci sono i guai o la vita che confonde. Ma nella solitudine è solo l’eco del mondo che pervade e come una nebbia invisibile nasconde la vista, separa, divide. Il drive in come immagine di romanticismo privato, perché la vita è fuori, con le macchine dai profili tondeggianti che stanno davanti allo schermo nel vuoto, nel buio, nel grande schermo della sera, che è una metafora di senso nel deserto di senso. Le erbacce degli spazi comunali aperti e poi la cultura nei fotogrammi, attimi di suspense. Si creò il Drive In per fare tanti romanticismi privati che stanno insieme e sognano davanti ad un film, magari anche esso romantico. Per le conseguenze dell’amore che porta via (cfr. Sedurre) e si fa portare via, via con me. Dopo l’essere e l’appuntamento, poi c’è una frequentazione, uno stare insieme. E dopo l’essere nell’appuntamento l’esserci nella vita quotidiana. Non sempre rose e fiori. Perché quel filo invisibile lega alle cose umane, ed anche la solitudine è sempre un essere soli nel mondo e mai soli a se stessi. Nello stare insieme si evincono lati caratteriali sommersi, incomprensioni, reciproche aspettative e poi sogni, da condividere e idee da raggiungere. L’amore maturo, non le proiezioni da rotocalco. C’è sempre un sogno da raggiungere, ed è possibile andare avanti. Ma il mondo ci va contro e non abbiamo altre risorse se non di stare vicini e di tenerci ancora più forti. Resta accanto a me, non vedi che è l’unica soluzione? Quello il senso di quella canzone. Una canzone che è un invito a restare, anche se non è sempre facile volersi bene e darling stand by me, per favore. Gli anni cinquanta e le luci soffuse della sera, luci d’estate, acqua di colonia a profusione, camicie bianche, qualcosa di mare nella carnagione che diventa olivastra, salsedine sopra i jeans dopo che ci si è sdraiati sulla sabbia. Pochi soldi nella giacca nera. Bulli e pupe. Desiderio di stare senza pensieri. I bulli che fanno a gara con le macchine lucidate e i cerchioni di ferro, lisci e sportivi. La sera che è un luogo in cui tutti si incontrano e respirano l’aria fresca della sera e tornano a respirare, simbolicamente e fattualmente. Non sempre la vita è facile e c’è sempre bisogno di qualcuno che porti via dai tempi violenti, dalla meschinità degli immaturi, dallo scettro dei soldi e quando la paura degli eventi infausti e malsani pervade l’essere. La modernità non crea persone sole, crea persone sole nel mondo. Sole ma ancorate al mondo. E si sta soli e si può anche essere tristi in affitto. Tristi si, ma pur sempre cittadini del comune. Ma la vita non è un contratto. La vita non è un compromesso. La poesia è quando l’uomo (maschi e femmine, quando uso questo termine non vuole essere un appello maschilista ma l’uso del termine Genere Umano) si libera dalle catene di ciò che non lo realizza a pieno. Mi mancherai, ti mancherò e quella solitudine e i suoi neri pensieri, le rose dell’astio o della cattiveria, saranno potate dal giardiniere dell’Amore, che già ha esperienza in quello dell’Eden.  Non esiste un amore dove l’io e il Tu, sono frammisti ad un qualcosa di altro, che siano i trouble, come dice la canzone, quelli sono errori del cuore. La felicità è se mi stai accanto e niente di altro. Le conseguenze dell’amore, da non sottovalutare. Non siamo soltanto testa, ma siamo anche irrazionalità, mancanza, desiderio di qualcosa di altro. Almeno questa è la visione nobile dell’amore sentimentale. Che è quello espressivo e dell’anima. Non si ferma al lato materiale che vivifica l’animo e si alimenta a vicenda. Restami accanto, senza dire niente. Senza dire altro che quello che tu dici con la tua presenza. Che è ciò che il cuore vuole. Le cose dell’amore sono questo, sono altro che presenze. Come gli occhi vogliono la luce dopo le tenebre simboliche dell’indifferenza e del male gratuito. Portami via dal logorio continuo del cervello che cerca sempre ragioni su tutto, quando una ragione e una spiegazione non c’è; non si comprende qualcosa di irrazionale, la vita è un fenomeno che va oltre le gabbie limitate del pensiero quadratico, la poesia non è geometria e la vita non sta decisa su professione della carta di identità; non si può comprendere qualcosa che è irrazionale, qualcosa che è un desiderio di completezza che viene soddisfatto soltanto quando si ha una presenza accanto e ciò a sua volta non può essere compreso o sostituito. Come pretendere di mettere un falco in catene. C’è qualcosa di più profondo ed intenso di un ragionamento, qualcosa che lo colora e da ad esso una luce diversa. La poesia è come la vita, fluido. Questa luce si chiama sentimento, lo vince. Gli inutili esaurimenti nervosi, di chi pretende di comprendere la vita a tavolino, di chi confonde l’arte con la pubblicità o la scrittura letteraria con quella contabile, non hanno ragione di esistere, quando ciò che il cuore vuole è inspiegabile e non creabile artificialmente o con sostituti di finte amicizie e amori figli della lussuria. Scrivere d’amore non vuol dire altro che scrivere d’amore possibile, affermativo, come già spiegai in passato; amore pulito e che resta, e che chiede di restare. Restami accanto, stand by me, perché quello che ci unisce è più forte delle incomprensioni che sono ragionamenti sul fuoco e sull’impossibilità di carpire con le mani della ragione un desiderio interno, ancestrale, inconscio di presenza. Anche se questa presenza parla male, dice cose sbagliate e poi le incomprensioni o le separazioni. Ma quando poi c’è la separazione ecco che come un allarme interno, l’ansimare dell’anima che sta nel panico e chiede ancora quella presenza ed il cuore vince sulla ragione. Restami accanto, nell’aria della sera, tu che mi sai capire, tu che mi puoi capire. Lembi della stessa anima. Fuoco. Che quando mi stai accanto io odi et amo. Le due polarità dell’essere umano. Perché quando due anime sono benedette dal Dio dell’amore, allora è per sempre e si ama per sempre. Al cuore non si comanda. Anzi, è lui che lo fa. L’amore non sta dentro le pagine di un enciclopedia o nei consigli di un oroscopo, l’amore sta quando abbiamo la capacità di amare, che è una sospensione del giudizio ed un’apertura, spegnere il cervello e vivere l’altra faccia della Luna.

Giovanni Sacchitelli

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