In evidenza: Giovanni Ribisi e Cate Blanchett, in Heaven, 2002.

Ancora una volta, aprire la mente e diffidare, magari anche legalmente di chi considera qualcosa, da chi giudica qualcosa in maniera istintiva e senza poterne dare una valida spiegazione o induzione di ragioni che sia pienamente razionale e garantita soprattutto dal buon senso. Non credo affatto che categorie universali quali “impiego”, “professione”, “lavora presso”, siano categorie di giudizio della “normalità” e che una persona che si scosta da questi inquadramenti o individuazioni sia da considerare pazzo. Di modo che è il lavoro mentale di individuazione non è una semplice considerazione negativa leggera e superficiale, di poco conto, ma diviene un’applicazione necessaria e di cui non è possibile il contrario, anche da parte di persone che dovrebbero essere considerate di mentalità aperta e che poi giudicano male qualcuno subito, immediatamente, in maniera necessaria. Di una necessità talvolta, talmente forte, che sono Io a provare paura mista a pena per questi giudici sobri ed infallibili quanto le decretali Papali. Diffidate e non credete a chi spegne gli entusiasmi in maniera meschina e vi fa credere cose che non sono vere, che vi instilla dubbi, come quando parlavo del mobbing, o che vi vuole subdolamente obbligare ad una linea di pensiero unica, assoluta, non democratica e quando ci si discosta minimamente da questi parametri ecco che con sillogismi istintivi si giudica qualcuno come “strano”, pazzo o altro; su questo dovrebbero riflettere anche le autorità e che mandare qualcuno a t.s.o. soltanto perché usa il cervello e non si lascia pensare dalle pratiche sociali, un discostamento che mi sembra più che normale e ovvio. La paura, come sentimento, è diffuso e tutti durante la giornata possono provare questo sentimento, provare angoscia per i momenti futuri o per la presenza di una persona strana, tale che questo individuo viene ad essere immediatamente (e non mediatamente tramite una considerazione razionale) escluso dal consorzio sociale perché non rientra in parametri standard a cui L’io individuale afferisce spesso indirettamente, inconsciamente, pericolosamente. In questi individui, che provano spesso una paura forte e incontrollabile, per una persona diversa dai parametri a cui loro ciecamente aderiscono, c’è un meccanismo psicologico di cui oggi vorrei parlare e che mi fa molto pensare sulla capacità razionale del genere uomo e di quanto poi, sia così poco applicata o successiva al qui ed ora. Ripeto che parametri come “uno è normale se lavora” oppure “uno è normale se veste pulito ed elegante e ride sempre”, questi parametri meschini e pericolosi, della vera psicosi, vengono immediatamente applicati senza un medium superiore di razionalità e di buon senso che possa guidare l’ardito giudizio dei benpensanti. Talvolta è talmente forte e radicato un pregiudizio che anche il ragionamento più ampio, arioso e pregno di buon senso e logica, può districare la matassa. Non comprendo questo gomitolo compatto e forte quanto l’incudine che sostiene il martello del giudizio dei probi. La cosa sulla quale si riflette e sulla quale vi invito a riflettere, e che, questo sentimento di paura non è semplicemente una diffidenza tale che questa va definita come una paura lieve, che può essere controllata, tanto è una paura pervasiva di tutto lo spazio psichico tale che rende impossible il ragionamento e la considerazione delle cose per quello che sono. Una persona che cammina in strada deve essere categorizzata entro determinati parametri e quando viene meno questa applicazione di questo universale, si cade nel panico e nella paura; “sarà un delinquente”, “sarà un malato di mente”, “sarà un poco di buono”, “sarà un vagabondo”. Questi, alcuni dei possibili pensamenti che scaturiscono quando l’io individuale afferisce immediatamente a questi pensamenti (immediatamente non vuol dire istantaneamente ma “senza una mediazione”) ed ecco che quando questo venire meno da queste massime di comportamento esistenziale civile e comunale, non si sa come categorizzare l’individuo. Parte la nevrosi e poi la diffidenza e poi la paura incontrollata senza possibilità e ripeto senza possibilità di affrontare razionalmente la questione e filtrare quella percezione individuale attraverso una teoria generale che stabilisce che chi cammina in una strada deve essere per forza categorizzato. La paura incontrollata e la diffidenza per una persona che semplicemente sta facendo una passeggiata ed in quel momento ci si può chiedere cosa sia. Risposta semplice, con la luce dell’intelligenza e del buon senso: è una persona che alle ore 10.15 del mattino esce e si fa una camminata, una persona, un umano che cammina e vuole prendere aria, che aveva un desiderio e lo ha realizzato; lungi dall’essere un delinquente o un perdigiorno, è una persona che ha quel desiderio e lo ha realizzato. Ma, c’è da dire, che la paura incontrollata spesso viene anche da individui che manifestano comportamenti troppo stridenti, poi c’è la psicosi vera e propria, ma quella è un’altra cosa; io parlo di comportamenti che deviano anche leggermente dal fare comune e che provocano delle paure incontrollate, come una persona che magari passa due volte per lo stesso posto, una persona che camminando guarda il cielo, una persona che mostra animosità ed entusiasmo, una persona che è felice e lo manifesta. Una persona che usa la ragione e chiede spiegazioni per un’ingiustizia. Una persona che, avendone la possibilità e non violando legge alcuna, vuole stare tutta la giornata seduto su una panchina perché è normale prendere la luce del sole e fa bene alla salute. Pur tuttavia, nonostante, come vedete, io ne stia facendo una considerazione razionale, capita spesso che davanti a comportamenti che deviano anche leggermente dal fare sociale può esserci anche una paura incontrollata e onnipervasiva dello spazio psichico attuale. Di modo che queste persone possono provare non una semplice diffidenza o curiosità, ma una fobia vera e propria. Quello è pazzo. Stiamogli lontano. Facciamogli terra bruciata. Lasciamolo da solo. Quello fa cose strane. Avrei tanto da ridirne e ringrazio Dio di avermi fatto intelligente e sveglio. C’è una bella differenza tra la psicosi e la bizzarria o l’originalità. Ci sono quelli che purtroppo sono soggiogati dalla psicosi e poi ci sono le persone normali ma originali, normali e non banali. Non sono pazze. Sono diverse. Succede che queste persone, non avendo coscienza nemmeno dell’azione che stanno facendo e di cosa sono loro in quel momento (come chi ti giudica che “non lavori” e poi lo fa stando seduto su una sedia di un bar senza ritegno alcuno, oppure che fa la guardia ad un parco perché ha ottenuto quel posto per raccomandazione, e lo fa anche sotto sforzo), questo mi dà molto da riflettere. Una psicologia ancorata all’etica e metafisicamente fondata riflette su queste paure incontrollate che vengono da un essere dell’Io singolare fuso ed ancorato strettamente come due gemelli siamesi alle pratiche sociali; è un collegamento ed un’afferenza automatica, immediata (senza un medium della razionalità che può essere in seguito aggiunto tramite l’autoanalisi), a queste considerazioni comuni su le categorie di normalità e patologia, o su luoghi comuni, su insegnamenti di cui l’Io è imbevuto nel corso del suo sviluppo temporale ed evolutivo; non credo che una persona va considerata “pazza” soltanto perché a questa persona piace la contemplazione e guardare anche per ore intere il paesaggio senza poi essere considerato un poco di buono, un pericolo sociale, qualcuno di cui avere paura. Perché, come dissi in passato, la paura viene dalla non conoscenza e dall’essere ancorati in maniera indissolubile a queste pratiche sociali. E’ un essere preformato delle mente a cui io mai ho aderito e se l’ho fatto è perché la situazione ed il buon senso mi hanno suggerito di farlo. Come nel caso di comportamenti eccessivamente strani o di gravi disordini del comportamento. La bizzarria, l’originalità non sono cose da pazzi. La paura incontrollata, è un’azione immediata del cervello sull’organismo, tale che può essere, vista dall’esterno, molto palese. Anche quando si giudica subito qualcuno, immediatamente, per quello che ci è stato detto a suo riguardo e senza poi capire che in quella singola situazione la persona potrebbe tranquillamente comportarsi in maniera diversa da quanto ci è stato detto. Questi sillogismi istintivi, di cui io non sono mai stato partecipe con il mio ragionamento, mi fanno molto riflettere sull’ancoraggio dell’Io singolo alle pratiche sociali e di come questo legame indissolubile sia così forte si ramifichi così tanto nella mente che poi è automatica e conseguenziale la paura. La razionalità ed il buon senso sono la luce che illumina le tenebre della superstizione. Questo legame così forte con il detto sociale, legato a mancanza di autocoscienza sulla propria essenza, spesso causano reazioni spropositate, persone che “fuggono” davanti ad individui magari un po’ diversi dalla massa, persone che rafforzano le loro fragili convinzioni stando in gruppo e facendosi “coraggio” contro un nemico che non esiste. Questo sentimento immediato ed istintivo di paura, è così onnipervasivo che dimostra quanto l’analisi del proprio Io sia scarsamente diffusa nel genere umano. E di questa, io, ho seriamente paura.

Giovanni Sacchitelli

 

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