In evidenza uno scatto  tratto da The Aviator, M. Scorsese, 2004.

Mi sembra più che ovvio che Dirigere, come si dirige un film e cosa è un regista (un direttore della fotografia, un direttore di regia), ed essere direttori, avere il ruolo di direzione di qualcosa / qualcuno, di un insieme di persone sia relativo alla conoscenza di un determinato campo di settore, alla conoscenza di una branca della conoscenza, relativo ad una serie di forme (come già spiegai in passato relativamente all’azione di in-formare, del trasmettere forme, nel mettere essenze in una materia da formare, come ad esempio fa l’insegnante con gli allievi) da iscrivere (iscrivere non è l’iscrizione a scuola o in palestra, e lo scrivere dentro simbolicamente e metafisicamente), da mettere dentro una materia, vista simbolicamente come un uditorio, un pubblico, e poi anche un consenso (su questo termine mi spenderò più avanti. Al termine consenso sono strettamente collegati quello di giudizio e di oggettività) e di successo. Quelli di successo conquistano il pubblico che non è scemo e capisce chi è meglio e chi è peggio, oggettivamente. La meschinità di cui parlavo nel precedente articolo ha poco da spartire con cosa è bello e cosa non lo è. Parole sul nulla. Parole sulla certezza. L’attività di direzione, che sia di un direttore lavori di una casa in costruzione, di un direttore d’orchestra o di quanto altro, implica un’azione di trasmissione di forme della conoscenza dentro una materia, ma questa opera di formazione è possibile, come è ovvio, a partire dalla conoscenza esatta di quella forma da trasmettere; ne consegue che una conoscenza inesatta, incompleta, inadatta della forma da trasmettere avrà effetti nefasti sull’uditorio o sulle persone da formare (si pensi ad esempio a cosa sia un piano formativo e di come esso scandisce la formazione dell’uditorio, di una classe di allievi, attraverso una serie di step, di passi, tramite i quali alla fine si arriva alla conoscenza completa di un argomento. Supponiamo io voglia organizzare un corso, e per realizzare un corso seriamente serve almeno un mese, su come si fa un mobile. L’idea di creare un mobile  a partire da una serie passi specifici: prima settimana: i materiali di legno con i quali può essere costruito un mobile, seconda settimana: perni, viti, dadi, bussole ecc.. terza settimana: vetri di copertura, quarta settimana: scaffalatura e spazi interni, quinta settimana: calibratura spazi interni, calcolo dei volumi in base all’utilizzo e all’interno di questo giorni dedicati ai rudimenti di geometria. Un dirigente, colui che vuole dirigere questo corso dovrà avere una conoscenza esatta e matematica di ogni singolo argomento di modo che poi possa guidare e armonizzare i vari insegnanti dediti alle varie materie). Mi interessa specificare teoricamente cosa sia il ruolo della direzione perché questo termine, questo ruolo è molto quotidiano e ha a che fare con l’orchestrazione dei contenuti, che verranno messi insieme, fatti parlare, fatti comunicare sempre e soltanto a partire dalla testa dell’azione di comunicazione dei ruoli e delle varie parti di un’azione indefinita che si vuol svolgere. Un direttore sano, un direttore competente, corretto e non mafioso (sul concetto di “capo mafioso” tipicamente italiano ne parlai in La paura e l’ignoranza. Il capo mafioso utilizza il suo potere formale, e non contenutistico, per imporsi sui sottomessi come se si fosse in dittatura. A queste persone bisogna dissentire e nel caso denunciare alle autorità competenti che ritireranno queste persone dal loro pericoloso ruolo. Vorrei farvi pensare a cosa ho ascoltato in televisione qualche giorno fa: si parlava di persone da convocare a colloquio per una campagna, che non è la campagna agricola, di selezione di personale per una grande multinazionale. Veniva utilizzato il termine “sottoporre” nel senso: “i candidati verranno sottoposti ad un colloquio”. Il contenuto è nella forma di espressione. Il gentilissimo e saggismo giornalista si è rivelato nei dettagli per quello che è. Se si utilizza il termine sottoporre ciò implica che il giornalista così come la sua idea di colloquio, tipicamente italiana e di sottomissione, avrà a che fare con un “sottomettersi, sottoporsi, inginocchiarsi” al potere santo e indiscutibile del selezionatore. Io, sono stato selezionatore per un periodo della mia vita, e non ho mai pensato di “sottoporre” una persona a colloqui, magari di coinvolgere una persona a colloquio, mettendomi sul suo stesso piano, ascoltando le sue ragioni, il suo percorso di vita e poi esprimere un giudizio di selezione o meno. Un giudizio democratico, espresso con la luce della ragione e della legalità, fuori da raccomandazioni o vie brevi italiane dell’io conosco a quello e ho i santi in paradiso. Legali ma al contempo rispettosi e democratici. Una persona non viene “sottoposta a colloquio”, una persona viene invitata a colloquio. L’utilizzo di quel termine indica quanto si pensi al selezionatore come al mostro malefico che deve giudicare chi va bene e chi va male. Accidenti quanta negatività! Così è L’italia. Popolo della forma e senza contenuto alcuno. Popolo dei superiori che si impongono, senza conoscenze e senza competenze sugli inferiori. Diffidare di queste persone. Un capo sarà violento. Un leader sereno, colto, giovane e dinamico, non sarà mai una persona che si impone sul prossimo. Dicevo bene a dire che il diavolo si annida nei dettagli) avrà le caratteristiche tali che le parti che saranno guidate da lui faranno una parte della sua conoscenza organica; considerare le varie parti della questione come varie parti di un organismo generale tali che queste tra loro comunicano a partire dagli input di una mente superiore o di un cervello simbolico. Nell’attività di direzione, della direzione sana e competente, le varie parti da dirigere saranno un effetto e parteciperanno dell’essere di chi le sta guidando. Ne consegue che se non si ha una conoscenza adeguata, esatta, di quell’attività (che il direttore deve avere perfettamente e con scienza unita  a responsabilità) che si sta per svolgere, i vari rami dell’albero saranno animati e vivranno di quella linfa malsana a partire dalla testa e dalle radici da cui hanno origine; l’attività di direzione deve per forza di cose avere alla base persone competenti perché se no i risultati di cui già parlai in precedenza e degli improvvisati sono palesi e visibili (diffidate da chi vi pone contenuti molto eterogenei in un arco di tempo breve. Vorrà dire che le cose condivise saranno state prese alla leggera e senza entrare in profondità. In maniera sufficiente e superficiale). Definiamo filosoficamente cosa vuol dire dirigere: attività di orientamento e di guida di una materia a partire da una conoscenza data di forme da trasmettere. Un direttore d’orchestra dirige le varie sezioni del corpo di musicisti perché sa la teoria musicale, sa cosa fa quel determinato strumento, sa i tempi, le pause e i ruoli, sa che una viola non è un violoncello, sa cosa c’è nello spartito del violino, sa tutte le parti e tutti i ruoli dei musicisti, cosa leggono sullo spartito, e tutte le sezioni d’orchestra. Così come un direttore lavori sa la consistenza dei materiali, cosa è il cemento armato et cetera. La stessa cosa accade con la direzione di un giornale. Il direttore conosce il ruolo di ognuno, conosce di cosa parlano i pezzi di cui scrivono i vari giornalisti. Il direttore muove la varie parti della materia da formare in maniera studiata e conosciuta. Se il direttore non conosce bene la materia da formare la sua orchestra suonerà male, anche se i musicisti sono convinti di fare il giusto, perché seguono le direttive di chi sta sopra di loro. Come un coreografo organizza un ballo e proprio perché conosce tutti i passi e la musica che si esprime attraverso il gesto, può fare una buona direzione ed organizzare un ballo. Quelli che sono diretti saranno un’espressione della conoscenza di chi li ha diretti. Sopra facevo riferimento al concetto di pubblico e di consenso. Anche di oggettività. Si scrive per un pubblico. Così come si fa e si organizza una coreografia per un pubblico. Il pubblico avrà il suo giudizio ed esprimerà il suo consenso in base anche ad una oggettività che stabilisce se un corpo di ballo o musicale sia meglio di altri. Questo giudizio oggettivo e poi il consenso, poi saranno commisurati al risultato e all’azione di direzione. Quanto più sarà riuscito, intuito, il concetto di bellezza di danza o una casa paragonata ad altre, quanto più sarà oggettivo il giudizio del pubblico che premierà l’impegno, l’originalità e tanto altro. Direzione e conoscenza.

Giovanni Sacchitelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*