Immagine in evidenza: Boy George in Karma Chameleon, 1983.

Con questo cuore e della ragione di esso oggi si discute. Oggi Io discuto. Su cosa sia la bontà d’animo, sul perché questo essere buoni sia cosa tanto strana e vista di cattivo occhio. Filosofia dell’affetto quotidiana e riflessione, su come definii già in passato l’essere buono, come cosa, contrariamente a quanto si possa o si debba pensare (per una morale dell’assolutezza dei contenuti) non sempre accettata. Stranamente. Le persone buone, in ogni ambiente, non sempre sono viste di buon occhio, anzi. Sono bistrattate, trattate in malo modo, confinate, quasi maledette per il loro cuore puro, diretto, sincero. Sentimentale come quello dei Culture Club. Ma perché? Ma perché questo cuore non volete farlo funzionare?  Cosa avete lì davanti, quale cosa vi opprime? Ditelo, a tutto c’è un rimedio. Al logorio del cervello c’è il cuore che salva, basta saperlo usare. Se un Creatore lo ha messo nelle nostre membra vuol dire che un significato lo ha. Bisognerebbe dirlo ad un analista universale che si metta dentro la vostra coscienza e cerchi di capire perché mai vi riesce così difficile, amare. Amare un transgender. Amare un uomo che è più sensibile. Un uomo che si trucca. Un uomo che è diverso da voi e così è. Non deve per forza di cose essere come voi. Non c’è un uomo normale. Non c’è un duro e forte, che mette una diga davanti ai sentimenti e perciò è adeguato alla realtà. Oggi, parlo di una cosa che spesso mi riesce di difficile comprensione, sin da ragazzo, e di come, ancora adesso, che l’umanità che si è educata al progresso, all’accettazione, della diversità, (si pensi al d.d.l. zan contro la omo-transfobia e quello che è successo di recente a Milano) c’è ancora qualcuno che a questo cuore proprio non vuole dare respiro. La poesia non è un teorema. Il cuore non è esatto come una dichiarazione dei redditi. La letteratura è complessa quanto complesse sono le cose umane. Sarà che la gente ha in testa un maledetto muro e che l’anima della gente non ha imparato a dire un solo si. Diceva il poeta Fossati. Nessuno merita una discriminazione. Chiunque discrimina o ha intenzioni discriminatorie nei confronti di persone omossessuali o che manifestano una sensibilità diversa dalla normalità è perseguibile legalmente. Eppure c’è sempre quel qualcosa dentro di voi che proprio non riuscire a ragionare. Un blocco. Analizzatevi, guardatevi dentro. Sto dicendo il vero e c’è una parte di voi che mi da ragione. Non sono un “pazzo”, sono reale. Più significativo di quei comici di bassa lega che pretendono di far ridere ridendo magari di chi, come me, sostiene le sue tesi, in maniera razionale ed argomentata. La filosofia mi ha insegnato questo. Lo metto in pratica. Parlo con la luce della ragione e vorrei che chi vuole criticarmi facesse lo stesso. In caso contrario c’è pregiudizio, odio, stupidità. Una filosofia dell’amore sensata e profonda dovrebbe indagare le ragioni recondite di questo blocco strutturale, del perché amare è così difficile. Pochi lo fanno davvero e tutti vogliono essere voluti bene. Discriminazioni, paura del diverso, accuse, offese nei confronti di chi ha un disagio psichico o e diverso dagli altri. Grande utilizzo di termini come demente, mongoloide da parte di chi ha paura di essere esso stesso un “demente”. Talmente forte questo bisogno di rimarcare la differenza dall’altro tanto è palese l’essenza che dimostra proprio il contrario. Una adesione indefessa alle pratiche sociali indiscussa, senza pensarci. Di cosa deve parlare la scrittura se non di quello che c’è  ma non si vede? E con questo cuore, oggi parlo della bontà d’animo universale che è sempre vista di cattivo occhio, per una filosofia del dono e di come la bontà sia vista di cattivo occhio; è inutile negare l’evidenza, le persone buone, a contrario dell’elogio e del merito che dovrebbero avere, sono invece pericolose. Pericolose perché sono dirette, troppo gioiose e luminose, non possono essere così, sorridono anche dopo un alterco, sorridono alla vita, si donano direttamente alla vita, come alla luce del sole di cui non si chiede altro che stia nell’occhio. Fossati usò quelle parole perché una musica senza futuro è una musica di chi ha capito la lezione (cfr. La musica che gira intorno). Una lezione che i cantautori, che danno spazio all’anima e in essa mettono i loro pensieri umani, cercano sempre di insegnare, ma poi, questo cuore proprio non lo si vuol manifestare. Atto di grande coraggio chi invece è umano. Chi è maturo, davvero. Cosa dovrebbe esserci di cui vergognarci a esternare i sentimenti ad essere mansueti e di buone intenzioni in un mondo che obbliga subdolamente alla maschera? Mi sembra davvero antilogico, surreale, incredibile che ancora oggi nel duemilaventitdue che tutto il mondo dovrebbe essere oramai all’avanguardia in tema di moralità, che ci siano ancora discriminazioni (anche da chi ha titoli universitari e che dovrebbe essere di mentalità aperta) nei confronti di chi è omosessuale, o di chi è strano. Giudico perché la filosofia mi ha insegnato a quell’amore per la verità di cui parlava Nietzsche. L’amore per dire le cose come stanno senza avere paura di nessuno e chi critica o vuole parlarmi sopra lo aspetto per un confronto razionale e critico. Vediamo cosa avrà da dire e se avrà la capacità di farlo. Essere buoni è invece possibile, siatelo spesso. La sensibilità è una grande ricchezza. Usatelo quel cuore. Quello che mi è sempre di difficile comprensione, sin da giovane, è come ci sia il male gratuito. Come ci sia una sorta di meccanismo interno che giustifica il male. Nessun ripensamento per queste persone. Fronti lisce e prive di riflessione alcuna. Così è la vita. Così si fa. Tutti fanno così. Il male gratuito e l’odio per le persone fragili. Un odio che viene poi, da individui, che sono loro stessi fragili e nemmeno se ne rendono conto. Ma oggi, tema universale e delicato, è del cuore che voglio parlare. Come un invito ardito ad usarlo. Ad amare direttamente, come spiegai in quell’etica del dono. A pentirsi del male fatto. Anche a perdonare. Sono atti di grande forza. Ma, come riflessione teorica profonda ed argomentata, vorrei proprio riflettere su quel nodo interno. Su quell’incapacità di amare che spesso è condizionata soltanto da fattori esterni e non è mai diretta. Deve esserci una sorta di pensamento universale che sta nelle menti di ognuno, di cui gli individui sono fatti. Un qualcosa che inibisce, che blocca, che giustifica l’odio. Questo meccanismo è sempre sinonimo di una grande debolezza. Perché soltanto chi ama, è forte davvero. Chi ama, ama prima se stesso e poi gli altri. L’amore di sè che permette di uscire vincitori anche dalle situazioni più complesse. Sull’incapacità di amare dell’individuo comune, e su questo bisogna dire le cose come stanno. La letteratura, come quella che faccio, è indagine sulla verità. Non mi si venga a dire e ci si metta la mano sulla coscienza per capire che è invece così in voga non amare e si giustifica il male, quello più nero ed oscuro. Perché l’individuo è capace di malvagità. E questa capacità viene appunto da quel pensamento universale di cui sopra. Un qualcosa che c’è nella mente di tutti, un piccolo demone consigliere che impedisce di amare. Lo dico a gran voce. Perché, per il tramite di quel pensamento universale, è possibile amare si, ma sempre secondo determinate condizioni, e mai direttamente. Ma cosa c’è allora che impedisce l’amore diretto? Cosa ha messo lucifero nelle menti di voi umani, che proprio non sapete voler bene? Si leggano queste parole e si rifletta sull’amore diretto. Incondizionato. La letteratura e i professori di lettere che spiegano le poesie dovrebbero anche insegnare ad amare in maniera incondizionata. Perché allora i fragili e i buoni sono messi in zone altre? Perché confinati? Non è qualcosa di cui vergognarsi, amare. Anzi, è sinonimo di una grande forza ed una grande maturità. Il regno del cuore e come quello dell’estetica. E’ il campo e l’universo della contemplazione. Al sole si risponde con la gioia degli occhi. Alle bellezze del creato si risponde con il ringraziamento al Dio che le ha create. Che sia il Dio che oggi venerate, può essere. Ma proprio oggi che è Domenica, che andate in Chiesa e vi stringete le mani per il segno della pace e che esibite apparenze borghesi di buona estrazione sociale, dopo la predica praticate il bene oppure pensate ancora che la Messa sia un film? Una delle ragioni, oltre al male gratuito degli individui, che mi ha portato in gioventù ad allontanarmi dagli ambienti religiosi è stata proprio l’incoerenza. Sono dati di fatto. Cose oggettive. Dati e cose che ho visto e toccato in prima persona. Oggi inchiesta sul cuore e sulla bontà d’animo. Tutti quei sermoni, tutte quelle belle parole e poi diffidenza, violenza, superbia, pregiudizio se qualcuno non si è presentato in Chiesa o altre strategie competitive da baraccone. Gesù non voleva mica differenze. Amava tutti. Ha amato anche la Maddalena che era la più peccaminosa e odiata da tutti. Perché Dio ama tutti. Il dio che ho in mente io. Ama tutti. Belli, brutti, alti, bassi, gialli, rossi. E’ un amore davvero universale, su questo la letteratura e gli scrittori devono riflettere. La letteratura non è la bella apparenza e le copertine luccicanti o essere tutti presi dall’idea di leggere un libro, come quella canzone di Giorgio Gaber; la letteratura sono fatti reali, spesso è troppo realistica, spesso censurata, spesso inaccettabile. Ma quando la letteratura parla delle cose del cuore. Ebbene, va ascoltata. Perché con questo cuore oggi scrivo in una bontà d’animo che non ho minimamente intenzione di mettere a tacere. A nulla valgono le intimidazioni o gli sguardi di sfida di chi vuole escludere il discorso vero dal consorzio delle genti. Anzi, farò sempre di più per farlo parlare questo cuore. Perché nella bontà d’animo, a differenza dei religiosi, io credo davvero, la applico, come sto facendo adesso che faccio parlare l’anima, senza paura del giudizio di nessuno. Una delle motivazioni che mi spinsero ad abbandonare gli ambienti religiosi fu proprio l’incoerenza con l’insegnamento del Cristo. Che predicava uguaglianza e non lotta tra le Chiese su chi fa meglio la processione. Che la messa non è andare al cinema dove tutti guardano tutti su come sono vestiti e sono belli i salmi cantati o la predica è come un toccasana soltanto per la bellezza estetica e di effetto delle parole ma poi si pratica esattamente il contrario. Si torna a casa e tornano i dissidi, le invidie e questo cuore che proprio non lo si vuol fare funzionare. Un blocco al cuore che tempo fa avevo definito negatività. Amare il prossimo. Amarlo incondizionatamente. Non c’è bisogno di un palco su cui dire queste cose. La letteratura è un dialogo, come lo era con la lettera nel precedente Caro amico ti scrivo, con potenziale lettore, intelligente e saggio, che avrà la capacità di leggere quelle parole, farle proprie, introiettarle e davvero cambiare, davvero intraprendere un cambiamento. Davvero applicare quelle parole. Le persone buone, così come le persone diverse, non vanno criticate, offese, considerate come inadatte o infantili. Sono gioielli rari da conservare. I deboli, sempre in gruppo ovviamente, offendono chi ha il coraggio di essere ciò che loro non possono, per quel pensamento universale di cui sopra. Un blocco al cuore diffuso. In tutta la storia dell’umanità. Per me è naturale voler bene, donare al lettore intelligente queste mie parole, queste parole assertive che devono educare al bene, farlo davvero. Non temo la concorrenza dei religiosi. La mia è una “predica”, se così vogliamo chiamarla, sana, razionale, pensata. So cosa dico, per esperienza e per gli anni che mi porto dietro. Mi fanno solo pena quelli che pensano di essere divertenti umiliando il prossimo. E poi tornano al loro vuoto esistenziale. Non mi fanno paura, ma soltanto disagio. Perché amare è possibile. Ciò che non comprendo è il male gratuito. Il chiudere gli occhi davanti alla sofferenza evidente. Vivi e lascia morire. E’ l’opera del male, se esiste quel Diavolo di cui tanto si parla e che è cosa quotidiana, anche nella testa dei religiosi. Perché Gesù, grande uomo, grande quanto Socrate, predicava il bene per tutti. Anche se sei povero. Se sei uno straniero. Se sei gay. Se sei un transgender. Se hai perso il lavoro e vivi in strada. O se lo stai cercando e non lo trovi. O non hai ancora trovato quello che desideri. Come vedete tante differenze, tante sfumature, tanto varia è l’anima umana e la letteratura, che non è quiz show o esibizione, su questo deve riflettere. Che non faccia paura la verità. Che non la si consideri estrema o esagerata. E’ quello che è. E’ la realtà. Il bene non è ragionato. Il bene è diretto. Percepito direttamente. Quelli che pensano di fare i furbi con le offese indirette o il popolo dei leoni da tastiera che nel gruppo trovano la loro già fragile essenza, non mi fanno paura, mi fanno una grande pena. Perché la paura viene dall’ignoranza che è male. Mentre io, credo nel bene e lo pratico. Mi è naturale e sono orgoglioso di questo. Per quelli che le pensano diversamente, avranno la possibilità di farlo, ma con essi io accetto soltanto confronti razionali, su un piano educato, civile, e non violenti-esplosivi con una razionalità assente e con un’azione mossa soltanto da un pensiero intuitivo e per niente educato al confronto civile. Il solo fatto che io desideri il confronto razionale e invece odio profondamente la violenza e il “confronto” violento, vi fa capire quanto io sia pervaso dal bene e quanto questo informi anche questa mia prosa quotidiana. Quelli che si dicono forti devono poi giustificare questa forza razionalmente e far capire in cosa consiste.  Come i carteggi infiniti tra gli intellettuali. Perché corta è la via della violenza. Infinita quella dei dubbi e della ragione. Questo è il bene e con questo cuore oggi, ancora, spero in un cambiamento.

Giovanni Sacchitelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*