Scrivere una lettera e caro amico ti scrivo. Lucio Dalla, 1979. Ti scrivo così mi distraggo un po’ e siccome sei molto lontano, eh si, più forte ti scriverò. Sono le parole di una vecchia canzone. Oggi per parlare di un’altra modalità di scrittura, che si innesta comunque sull’impianto e sulla descrizione teorica già esplicata ed enucleata in Scrittura e carattere, di modo che questa nuova determinazione che è la missiva o lettera o, per usare un termine desueto, epistola, un rapporto epistolare, uno scambio epistolare, che c’è anche nei romanzi, per chi ne ha letti qualcuno. Un carteggio, uno scambio accanito di lettere e poi la versione “fotografica” delle lettere che sono le cartoline, con dietro il corpo del testo e poi davanti un’immagine, che spesso è una foto di un posto che si è visitato, che è esplicativa a riguardo; la lettera come versione di un modus essendi, da cui discende logicamente l’essenza già enucleata in Scrittura e carattere, come scrivi una lettera, come vedi la vita, come ti senti o gli auguri che si fanno. Baci e abbracci. O, in inglese, Best regards. Prima di internet e prima delle email, della società del tutto e subito, c’era la cassetta della posta e la si guardava quando qualcuno inviava una lettera, oppure si imbucava una lettera da inviare a qualcuno in quei rossi contenitori di ferro che stavano in alcune parti, per metterci dentro anche le lettere a Babbo Natale, per i regali di Natale o per altro. Un lettera, dicevo sopra, è come sei, è un invio di pensieri privati a qualcuno, una descrizione di uno stato di essere, le lettere da un posto lontano, le lettere da un fronte, le lettere sperando che qualcuno le legga il nostro message in a bottle. Un messaggio in una bottiglia con la speranza che qualcuno lo legga e che accolga il nostro aiuto. Prima del computer, prima delle email, e prima dei loro supporti elettronici (gli smartphone), c’era soltanto la volontà di scrivere e davanti un tavolino, dei francobolli da umettare e poi da applicare sopra un prodotto, e poi dietro il destinatario e avanti, il mittente. Un po’ come in linguistica e i suoi schemi di proferimento degli enunciati. Perché è importante soffermarsi su cosa sia una lettera, quale sia la sua semantica, perché è qualcosa da preservare. La lettera, è una forma letteraria di espressione, tale che ogni contenuto scritto riflette un modo di essere, uno stato d’animo, una volontà ferrea di farsi ascoltare o capire. Toni diversi a seconda della cultura e della capacità di espressione che dipende dalla formazione e dal carattere. Come quella vecchia canzone. Caro amico ti scrivo e vedi caro amico, cosa bisogna inventare per riderci sopra  e continuare a sperare. Quella canzone, che è un augurio di cose prospere e gaie per l’anno che verrà, è molto indicativa di come la lettera diventi una distrazione ed un modo per farsi sentire da qualcuno di lontano. Nella vita ci sono i contenuti, c’è qualcosa che va al di sotto delle apparenze. E ci si metteva seduti, con la testa chini su un foglio bianco e candido come la speranza di avere qualcuno che comprende, alla sedia per essere compresi, per avere qualcuno che legga le nostre ambizioni o i nostri desideri. Raccontare una mattino d’inverno. La lettera è un piccolo romanzo, una forma letteraria a tutti gli effetti, con sopra un’intestazione, un incipit, un corpo della lettera, una conclusione e poi sotto ancora, il congedo o i saluti. La persona che sta indicata sopra in alto è il destinatario, colui che simbolicamente dovrà ascoltare e far parte di un dialogo astratto tra il soggetto mittente e quello a cui la lettera destina le nostre parole. Scrivere a mano non è scrivere con un supporto elettronico o con una macchina di scrivere. E’ diversa la calibratura, l’attenzione, la forma della mano e delle dita. Nella scrittura l’uomo si fa oggettivazione e mette su carta i suoi pensieri, le sue ambizioni. La lettera, a differenza del dialogo, che è un essere nella comunicazione nel qui ed ora, è un dialogo potenziale in cui quando poi il destinatario scarterà la lettera oppure tramite quel taglierino di ferro ne asporterà la parte superiore a forma di triangolo, il dialogo diventa attuale (in atto. Aristotele, atto e potenza), ovvero esperito e possibile. Dico possibile perché potrebbe anche poi subito gettarne il contenuto, rifiutando di leggere ogni riga dello scrittore mittente, oppure potrebbe esserci un fraintendimento, di modo che quando legge il dialogo diventa fallimentare e chi legge potrebbe non aver capito l’intenzione dello scrivente; succede lo stesso anche con le email, la differenza è che le email sono istantanee, mentre con la lettera e con tutta la società e il tempo che era concepito in maniera differente, ci volevano almeno tre giorni o più, a seconda della distanza e di come era veloce il corriere, fino a che il pensiero giungeva a destinazione. Nella società pre-tecnologica il tempo aveva una valenza diversa. Tutto era più sentito, le mancanze e le negazioni più palesi. Lo scrivente di una lettera, prima di sapere una risposta potevano passare settimane o mesi e così poi stare sempre con quel pensiero che era il desiderio di una risposta (cfr. dialettica dei contrari), tale che, questo teneva viva l’attenzione e quindi il sogno di un ritorno, la speranza che la lettera sia giunta a destinazione e tanti altri pensieri derivanti da una società forse più lenta, e elogio della lentezza, ma sicuramente più espressiva e dove c’erano pensieri e sentimenti più forti. La lettera ne è un esempio. La lettera come forma letteraria, e come desiderio di farsi ascoltare (cfr. ascoltare) in un ascolto potenziale con il lettore della missiva. Il tempo della scrittura e il racconto, divenivano attuali nel momento in cui la lettera veniva aperta e in quel momento i due, mittente e destinatario, venivano ad incontrarsi nel desiderio di comprensione. Non c’era un online che stabiliva se il messaggio era stato letto. Bisognava aspettare giorni e così la mente stava in azione. Una lettera poteva essere una lettera d’amore, con quei sentimenti messi in bella copia per descrivere i moti del cuore o le mancanze, il desiderio di rivedere qualcuno. Poteva essere una lettera di presentazione per un lavoro, in cui si dichiaravano le proprie referenze. Poteva essere una lettera in cui si descrive cosa succede, tra due amici, se c’era qualche novità. Pensare che tanto è uguale lo stesso e anche adesso si possono scrivere lettere. Non mi trova d’accordo. Pur tuttavia si può fare e tornare a scriverle è un toccasana per la mente. Spinge alla sintesi. A raccogliere gli attimi salienti, i momenti più importanti in una scala di valori. La scrittura e la vita.

Giovanni Sacchitelli

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