In evidenza: Macaulay Culkin in Home alone 2: lost in New York, 1992.

Lui è il gatto ed io la volpe, siamo in società, di noi ti puoi fidar, diceva Bennato in quella famosa canzone, non vedi che è un vero affare, dai, non perdere l’occasione, di avere a che fare con due impresari come noi. La storia emblematica e simbolica dei magnate del successo, dei manager senza scrupoli, che ti promettono il mondo della hit parade, ma poi si impossessano dei tuoi diritti se metti una firma. Verità e menzogna. Allegro imbroglio e poi c’è chi, ingenuo, a queste cose ci casca, perché non sa ancora come le cose funzionano in quegli ambienti, come bisogna ungere le ruote e a quali personaggi loschi bisogna fare il contentino o stringere l’occhio. Quella canzone, in cui simbolicamente sono due animali, il gatto e la volpe, simbolo di furbizia, e protagonisti del Pinocchio di Collodi (ricordare la celebre interpretazione di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel capolavoro di Comencini), sono gli animali a cui è stato assegnato il valore dell’occhio furbo e della capacità di convincimento, della capacità talvolta commerciale o affaristica. Quel libro, quel film pastello di Comencini (1972), sono a colori la storia di una capacità dell’essere umano, maschio o femmina, di non dire il vero a fine di lucro, di imbroglio, per approfittarsi dei creduloni e di chi magari, disperato, e alla ricerca di una spalla su cui piangere (come il libro a fumetti Raffaele di Luciano De Crescenzo) o di un aiuto economico-morale. Il giovane burattino si fa abbindolare dal gatto e la volpe, nel film di Comencini. Quel libro è incentrato proprio su un termine, su una capacità dell’individuo di fare della verità menzogna, di ingraziarsi fiducia, di dire bugie. Il pinocchio di Comencini è proprio incentrato su questo. Su questo tema, oggi parlo. Di questo oggetto teorico oggi disquisisco. Pinocchio dice bugie e poi gli cresce il naso. La menzogna in quel film è vista e considerata come un fattore negativo. Non dire falsa testimonianza dicono i dieci comandamenti. Se esiste una macchina della verità o se esiste una legge biblica tale che non si possono dire bugie allora vuol dire proprio che il vizio dell’umano a dirle è normale, diffuso, talvolta naturale. Si dicono le bugie, o si impara a dirle, come quando Pinocchio è bambino ed e giovane, così è facile a non andare a scuola, a non dire il vero, a farsi trascinare da Lucignolo nel paese dei balocchi, dove si gioca e gozzoviglia tutto il dì. Non è un caso che l’età dell’infanzia sia quella scelta da Collodi per parlare del tema della menzogna; in un mondo che appare falso e ipocrita il bisogno di dire la verità è quanto mai vano, inutile, e non serve. Tendenza naturale dell’uomo anche a mentire a se stessi. Mentire davanti al giudice della propria coscienza per mantenere la serenità. Autoanalisi. A mentire per difendersi. A mentire per abbellire la propria persona. Poi verità e menzogna si confondono talmente tanto che ci si arriva a chiedere quale sia la vera verità. E si aprono temi di spionaggio e contro-spionaggio. Come per la morale, dove talvolta, soprattutto nel periodo adolescenziale, dove il nichilismo e l’indifferenza al bene e al male è di norma, anche per il concetto di verità si pongono gli stessi dilemmi; se il mondo è pirandellianamente basato sulla maschera, sulle mezze-verità, sulle menzogne diffuse e accettate nell’età della ragione, a cosa serve dire il vero? Se poi la verità, quando viene espressa, genera solitudine, emarginazione, soppressione, talvolta fini definitive. Non è nemmeno un caso che esistano ad esempio trasmissioni televisive chiamate verissimo, segno tangibile di cui dire la verità diventa un cliché, e chi la dice deve essere lodato. I filosofi e quelli del linguaggio stabilirono regole universali e oggettive per dire cosa fosse il vero. Teorie della verità oggettive e universalmente comprovabili. Tanto è forte il vizio dell’umano a mentire. Tanto è diffusa la disonestà. Quanto sia naturale mentire così come respirare. Gli uomini mentono più delle donne. Quanto rara sia la trasparenza e il dire esattamente quello che si pensa. Nei giornali è lo stesso. Quanto forte sia il desiderio di informare dicendo il vero, attraverso una rete complessa di enunciati assertivi, per combattere la disinformazione o l’informazione pregiudicata e filtrata a priori da un’idea di eventi che si vuol fare trasparire. Se si fa tutto questo baccano su questo termine, vuol dire proprio che questo vizio dell’essere umano è estremamente radicato. Chi dice la verità, oggettiva e comprovabile, viene escluso e messo da parte; inaccettabile chi dice le cose come stanno e poi si fermerebbe il grande organismo delle convenienze e delle maschere sociali. Perché per natura, come disse Freud, l’essere umano è conflittuale, no nel senso letterale del termine quindi belligerante o portato al conflitto (come nei film con Terence Hill e Bud Spencer), ma che ha una psiche conflittuale, in cui giacciono numerosi conflitti irrisolti che si negano a se stessi, che si nascondo sotto le coperte leggere dell’Es, una serie di cose che stanno sotto la menzogna e la verità che si nega anche a se stessi. Il bisogno dell’essere umano di mentire, nasce anche dalla capacità di non riuscire ad avere introspezione esatta e trasparente di se stessi, anche dovuta ad un fattore educativo o di sviluppo caratteriale. I politici sono sempre seri e dicono sempre la verità (mi viene in mente una frase di Ambrose Bierce che diceva “non sa niente, ma è convinto di sapere tutto, può fare il politico”). Tanto è forte e radicato il bisogno dell’umano di trasgredire una delle massime della linguistica in ambito di comunicazione, la massima della veridicità (una comunicazione efficace è quella in cui ci si aspetta che l’altro dica il vero, ed è uno dei trascendentali della comunicazione). Massime linguistiche, leggi bibliche, film con protagonisti burattini a cui cresce il naso se dicono il falso. Bisognerà capire perché si dicono così tante bugie. Perché poi sia naturale dirle talvolta. E non ci si rende nemmeno conto perché lo si fa e se ne dicono tante. Talvolta è anche un istinto a dirle. O un istinto a fare cose da imbroglioni. Come il protagonista, il bambino Kevin, di quel Home Alone 2 (Mamma ho riperso l’areo). Che fa cose da bambino, con quella naturalità di detronizzare il mondo adulto, così naturale per quell’età. Verità nascoste. Verità Alterate. I filosofi del linguaggio risolsero questo problema attraverso una teoria delle corrispondenza o del gesto ostensivo. Per capire quando si dice il vero, bisogna far corrispondere quanto detto con quanto esiste, attraverso un confronto analitico e nei minimi dettagli. Così non si può sbagliare. Le tribune televisive, ad esempio, sono un esempio di argomentazioni intuitive, ovvero delle argomentazioni in cui non si ragiona su un oggetto ma si risponde all’altro interlocutore non per raggiungere insieme la verità, ma soltanto per alimentare lo show televisivo della domanda-risposta e non esprimere alcunché; un confronto esatto, matematico, così come un’azione politica esatta, sarebbe quella costruita matematicamente e per gradi. Attraverso una costruzione logica del mondo e delle cose da fare di cui sono pieni gli elenchi dei programmi dei partiti politici. Se ci si confrontasse non per la bellezza delle giacche e delle cravatte e di come esse si riflettono nelle luci delle telecamere, ma sul tema esatto, sui fatti concreti, allora tutto andrebbe esattamente. E le tribune politiche sarebbero realmente uno scambio di opinioni utile, fruttuoso, in cui non c’è possibilità di bugie bianche o di menzogna. La bugia fa rima con un altro termine: fiducia. Il gatto e la volpe o i protagonisti celeberrimi di Home Alone, non hanno un viso raccomandabile (e qui la fisiognomica si rivela efficace), ma, riescono a far presa sul giovane Pinocchio o su altri bambini indifesi che non sono come Kevin. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Il mondo “cattivo” pone spesso il dubbio sulla fiducia da dare a qualcuno, in ambito amoroso o lavorativo, in ogni ambito in cui bisogna dare una parte di . Il problema del fidarsi di qualcuno si pone sempre bisogna lasciarsi andare e cedere cose sensibili, fatti di sé, fatti privati, oggetti importanti, fatti che appartengo ad una parte di sé che si vuole tenere immacolata e segreta. Quando bisogna comunicare dati sensibili, si pone il problema del fidarsi di qualcuno. Quando bisogna dare dei soldi. Quando si è soli, si ha bisogno di lasciarsi andare alla parte più intima di noi stessi, allora si è vulnerabili e la persona non-fidata potrebbe poi approfittarsi della nostra debolezza per estorcere in maniera indiretta e subdola informazioni utili a secondi fini oppure mettere in cattiva luce la nostra persona comunicando a terzi difetti e piccoli peccati privati; un viso fidato è un viso pulito, in senso simbolico, trasparente, che non medita una risposta, ma dice subito quello che pensa, come i bambini; non essendoci questo tramite della maschera o del pensare ad una risposta, questa risposta, questa persona appare affidabile, e possiamo così fidarci. Si dice che una persona inaffidabile lo ha stampato in faccia. Le persone buone e sensibili si fidano troppo perché proiettano la loro bontà sull’interlocutore, che, invece, può essere disonesto e non buono come si pensa. Essere malfidenti, non fidarsi, la verità e la menzogna. Gli strumenti con cui l’essere civile si muove e si difende nella civiltà della maschera che di per sé è basata sul non dire il vero e chi ci va contro viene esiliato e messo in solitudine. Le bugie talvolta hanno un ruolo utile, quelle a fin di bene o per non creare situazioni di negatività, per mantenere una serenità apparente o per evitare il peggio. Si dice spesso: sono tutti falsi, nessuno è mai quello che sembra. Si raggiunge il paradosso quando poi l’individuo che proferisce questa frase è altrettanto falso con gli altri. Perché la verità è qualcosa di imbarazzante. Da non dire. Di fronte alla quale bisogna avere il coraggio di farsi un esame di coscienza. Così spesso molti guardano negli altri i propri difetti per l’incapacità di guardare quei difetti che loro hanno. Lo ha detto anche il papa. Ma questa verità, che è donna come dicevano i filosofi,  perché non la si vuol dire e si ha la naturalità a dire il contrario? Perché bisogna avere il coraggio di introspezione o di guardarsi allo specchio? Interessante il rapporto tra verità o il coraggio di affrontare i sensi di colpa o i conflitti irrisolti. Probabilmente perché non si accetta l’esistente, la verità che è realtà. Nella metafisica aristotelica un enunciato vero-descrittivo dice come è la realtà. Se si dice “Mariupol è stata bombardata” questa frase è vera se e solo se si va in quella città della defunta Ucraina e si confronta (come fanno i reporter e gli inviati seri) il detto con il fatto. Se l’essere umano  è conflittuale, come diceva Freud, ciò è dovuto al fatto che si ha paura della verità. Come si ha paura della realtà o dell’esistente. La vita è un fenomeno grandioso, perché essere negativi e negare la bellezza della vita? Ci sono persone interessanti che sono brave o hanno qualità encomiabili, perché negare l’esistente? Questo è un punto nodale dell’essere umano in generale e di come oggi, otto Maggio, discuto di questo punto-croce fondamentale del rapporto tra umano e maschera sociale. I selvaggi, di cui parla il Rousseau del bon savage, non ha questa dicotomia interna ed è quello che appare. La scissione è propria dell’uomo sociale. Se non si dice spesso la verità è perché non si accetta la sua esistenza o il fatto che una cosa sia quella che é nella realtà. Perciò si dicono Bugie, quasi tutte le persone non dicono mai proprio quello che pensano e la falsehood è diffusa e di questo ci si lamenta. Politici che dicono lies. Menzogne e bugie. Contro indagini per arrivare alla vera-verità. Programmi di inchiesta. Verità nascoste. Ma cosa sarà mai questa cosa? La verità, stando alla metafisica aristotelica, è la realtà. E se i nega la verità, si nega anche l’esistente. E’ la tecnica dell’uomo moderno che è anteposta alla contemplazione dell’essere umano pre-civile. Il tempo produzione che sostituisce il tempo-contemplazione. E la verità è la realtà. Su questa pietra, come disse il Cristo per quell’apostolo, bisogna costruire la Chiesa della civiltà.

Giovanni Sacchitelli

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