In evidenza: Kate Winslet e Jim Carrey in The eternal sunshine of the spotless mind (2004). 

Nell’articolo, nel mio articolo, mio in quanto scritto da me, con le mie idee (quindi che a loro volta sono frutto dei miei studi, delle mie ricerche e della mia personalità) e quindi di mio possesso (per approfondire la teorizzazione del diritto-autore-possesso si veda Scrittura e possesso), nell’articolo Con questo cuore, parlai della letteratura che stavo facendo per un’idea pragmatica del linguaggio, di un linguaggio che compie azioni, di un linguaggio che induce a rivolgimenti interni (che non sono i “giramenti di scatole o di c…glioni”) nel lettore e che porta ad un’azione significativa; sottolineavo anche il fatto di quanto la mia “predica”, di quanto il mio contributo di giornalista culturale, fosse totalmente scevro da legami religiosi e che le mie parole, di un’etica della bontà umana (o filosofia dell’affetto), non fossero legate ad alcun presupposto di carattere religioso e che le mie parole, sempre e per sempre, sono parole che sono indirizzate non ad uno spostamento del qui ed ora, ma ad un vissuto concreto del tempo, del qui ed ora, per una visione delle azioni che nella loro visione finale abbiano a che fare con risvolti concreti, fattuali, terreni, di ogni giorno. Considero quell’articolo culturale, articolo proprio in quanto scritto da me giornalista culturale, come una sorta di appello o lettera aperta e qui, bisogna sottolineare che il destinatario, non è necessariamente un lettore che deve rispondere o commentare (da qui la confusione tra scrittura e social network) quanto ho scritto, non cedo su questo punto, sono un purista della forma, così sono stato formato e così voglio tenermi candido ed intatto; oggi voglio parlare di come un giornale, un magazine (fino a prova contraria magazine in inglese significa proprio quello), o altro siano collegati con un lettore potenziale. Mi sento liberissimo, nella maniera più assoluta, ad esprimere il mio parere, e chiunque, qui lo ripeto, voglia dirmi qualcosa lo aspetto qui, a braccia aperte, ma de visu e faccia a faccia; la letteratura quando viene portata su un giornale, si pensi a quando nell’ottocento i romanzi venivano pubblicati a puntate sulle riviste letterarie, è un pezzo di letteratura o un articolo, in quanto tale sta ed è in un giornale, quindi in quanto tale è una dichiarazione dell’autore riguardo ad un fatto, ad esempio quando si descrivono fatti politici, quando si parla di un film in uscita, un libro, un album di un musicista, sono dichiarazioni, asserzioni di un autore sul dato oggetto che si decide di enucleare e di spiegare; in quanto tale questo contributo è su un giornale e non è una comunicazione reale, fattuale, concreta. In quanto tale un pezzo giornalistico sta ed è pensato per stare su un giornale e non come comunicazione istantanea da social network. E’ la verità. Oggettività. Si chieda ai giornalisti cosa pensano di questo. Anche le riviste letterarie hanno in sé delle recensioni che in quanto tali sono riflessioni su un dato oggetto, ma queste riflessioni sono un appello, una descrizione ad un potenziale lettore, ad un lettore gentile, ad un lettore capace. Questo vuole significare che la scrittura di un articolo non è un dialogo orientato al qui ed ora. Non è un botta e risposta. I romanzi non necessitano e non sono pensati per una risposta subitanea ed istantanea. Così sono i libri. Sicuramente è possible elaborare note a margine, glosse, appunti, sottolineare, ma queste cose nel qui ed ora non sono possibili con l’autore, perché l’autore del libro ha pensato quel saggio o quell’articolo ad un potenziale lettore, che non è un dato lettore x o y ma è indefinito. Per questo un’anima ingenua potrebbe pensare che lo scrittore parla da solo e si fa discorsi con se stesso. A queste persone bisognerebbe ritirare il titolo di studi, se ne hanno uno. Avanti, è la verità. Chi ha letto libri, chi ha letto critiche, saggistica, sa che il lettore già nella premessa o prefazione si rivolge astrattamente ad un potenziale lettore e le forme astratte dalla scrittura sono tali, sono universali (da qui l’utilizzo di termini come “vedete”, “provate”. L’utilizzo di un voi indefinito sta ad indicare la classe logica dei potenziali lettori), perché pertengono a tutti i lettori ai quali lo scrittore vuole arrivare, che non sono specifici interlocutori con i quali intraprendere un botta e risposta, ma lo scrittore scrive un libro, un articolo, un saggio e sembra che “parli da solo” (un’anima ingenua penserebbe questo, chiunque abbia letto un libro, sa perché il dialogo dello scrittore con se stesso non va confuso con pazzia o altro), perché il contributo che lui da, attraverso il dialogo con la pagina  che ha davanti è pensato per avere davanti una platea di persone potenziali che, in un secondo momento non attuale (un romanzo o un saggio non sono un dialogo attuale, cioè in atto tra lo scrittore e il lettore) potranno fare osservazioni, critiche, lusinghe, complimenti, offese per via di una lettera cartacea indirizzata allo scrittore o altri mezzi di comunicazione (come Kate Bush rispondeva ai suoi fan via lettera). Il libro è una costruzione di senso. La differenza tra l’articolo scritto su un giornale è che l’autore scrive quello che pensa, non teme censura perché se ciò avverrebbe potrebbe tranquillamente rivalersi legalmente e avrebbe pienamente ragione, e lo vuole comunicare al mondo. Ma quella scrittura valoriale non è un botta e risposta, verrebbe meno il ruolo e la valenza della scrittura che è costruzione di senso. Non è che Maupassant può rispondere ogni volta che uno legge un suo racconto e dice “non mi piace caro Guy, scrivi meglio”. Ciò potrà essere possibile in maniera privata con annotazioni o note a margine al libro, ma non direttamente come se, ad ogni metafora si potesse rispondere istantaneamente. O “commentare”. Ognuno, e sono democratico, ha il diritto di criticare e anche di dissentire o di abbandonare la lettura. Lo scrittore pensa a tutto. Ma un saggio o un articolo, come quello che sto scrivendo adesso, non è dialogo istantaneo. Questo articolo sta su un giornale e mi pare che al corriere della sera o alla gazzetta dello sport non si può rispondere istantaneamente. Ne viene meno il valore e la potenza della scrittura. Potenza, in quanto capacità della scrittura di elaborare un contenuto valoriale che costruisce senso. C’è il corpo e la compattezza dello scritto. Per questo, come ho intitolato questo articolo, la letteratura è portatile, a portata di tutti, ma chi scrive è lo scrittore, che non è pazzo perché “parla da solo”, gli ingenui penserebbero questo. Lo scrittore si rivolge ad un potenziale lettore, che non è definito, ma è quel lettore che lui si aspetta che possa comprendere quanto scritto. La comprensione e il fraintendimento. Attenzione al secondo. Pericolosissimo e guerrafondaio. Quanto pericoloso sia fondare critiche e offese senza conoscere le cose. Usare la ragione. 

Giovanni Sacchitelli

 

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