Quello che accade tra Sandy Walsh e Rolando Ferrazza (Carlo Verdone) è una storia di amore platonico o amore puro tra un precettore privato, come quello de La leggenda della valle addormentata (Ichabod Crane) e una discente o allieva, Sandy che è impersonata dalla eterea Natasha Hovey, all’epoca sedicenne, che è figlia di ricchi di famiglia, modella, abituata alla forma e che può addirittura permettersi un insegnante privato, che è un parroco (Padre Spinetti), a cui la madre affida la sua educanda per evitare errori educativi; dimostra anche di essere una attenta lettrice delle opere di morale del suddetto parroco, che è uomo serio e di sani principi. La giusta guida a cui affidare la sua prole. Quel film con Carlo Verdone del 1983, che è una delle basi fondanti della commedia romantica all’italiana che unisce i temi puliti, la risata innocente a finali talvolta amari e interrogativi, ricordiamo il finale con la canzone degli Stadio dentro un campo di grano, Donna bambina. Quel film che parla, come accennato sopra, dell’amore platonico o puro, quello che vive soltanto di possibilità e mai di concretezza, che della negazione fa il suo migliore alleato. Quello che ancora crede nell’amore dei sentimenti, quando questo poi, si traduce nell’insegnamento e di come questo possa elevare l’anima, coltivarla, trasmettere sane forme anche quando questa può apparire all’esterno come superficiale. In un’età in cui la prole può ancora rispettare i rimproveri degli genitori o iniziare a pensare con la propria testa. La scelta del parroco come precettore non è mai casuale. Essa sta ad indicare l’uomo perfetto, quello di cui fidarsi. L’uomo che per definizione è soltanto spirito. E che pertanto, è innocente. Non può essere interessato ad altro se non alla pura trasmissione di concetti, alla giusta educazione di cui la Chiesa è simbolo. Ma quel parroco non è il vero padre Michael Spinetti, è bensì un laureato in Lettere che fa l’ausiliare alle pulizie (bidello) aspettando che la situazione ingrani.  Come i protagonisti spesso imperfetti del cinema verdoniano, si pensi al venditore di enciclopedie di Borotalco (1982), che viene ammonito più volte dal Mario Brega per il suo tentennamento a sposare la figlia e si lamenta che a se so quattranni che dici che devi ingranare co sto lavoro e mi figlia te la sposi o non te la sposi? Decide di fingersi il padre Spinetti, stimato professorone di teologia e autore di testi morali, per ottenere un posto di lavoro. Tutti ricordano quel film come il film della delicatezza e della purezza per eccellenza. E di come sia un classico, come tutti i primi film di Verdone, adatto a tutti. Mi interessa approfondire il concetto di purezza come associato ad una figura religiosa. Anche in Un sacco bello (1980) il padre corpulento Mario Brega (nel film conserva il suo nome di Battesimo) decide di far curare e convincere a cambiare strada il figlio dal prete. Invitandolo sopra al suo appartamento perché quello è un uomo di Chiesa con due pa..e così. Uno studioso di morale. Il prete è nell’immaginario collettivo, l’uomo che deve essere buono, che per natura è portato a fare del bene al prossimo. Quindi da un prete ci si aspetta sempre il meglio. Come il padre del Verdone figlio dei fiori, vuole qualcuno che possa dire parole assennate e di buon senso al figlio. Che è un omo co le pezze al cu..o. Un individuo anti-borghese che ha scelto la vita dell’amore universale per vivere in maniera lieta e calma contro le abitudini borghesi del matrimonio in una casa con una moglie e tutto quello che ne discende. Il parroco, e poi il professore, sono le figure scelte da Mario Brega pater per cercare di sviare il figlio. Il prete che è sinonimo di bontà assoluta e incondizionata, che arriva quasi a giustificare il comportamento del figlio Hippy. Quel film era del 1980. Tornando all’argomento di oggi. In quel film il prete è simbolo di affidabilità e di incorruttibilità del corpo. Solo spirito. Parole in latino e letture scelte. Autori antichi e edificanti. Disciplina. Un prete severo e affidabile. Così però non è Rolando, umano, che è invece una persona semplice e non è un prete vero. Una persona romanesca e bonaria. Tra i due nasce un’amicizia che è qualcosa di più di un semplice rapporto tra docente-allieva. Tra i due c’è l’amore. Quello platonico si intende. Quello che è spesso considerato ancora un retaggio adolescenziale e da film a tema college. Un amore che si basa sulla sola intesa dei cuori e delle pure e caste intenzioni. E il titolo del film acqua e sapone, richiama appunto questo aspetto: quante volte si dice che quella è una ragazza acqua e sapone. E’ una ragazza semplice. Tempo fa definii la complessità come qualcosa che per esprimersi e tenere in sé i suoi aspetti ha bisogno di un medium semplice di espressione. Così un viso semplice è sinonimo di una natura che per tenersi in sé ha bisogno di pochi punti di energia che la tengano ferma in , compiuta, realizzata. Così il viso naturale di Sandy. Che è una ragazza educanda, che è una ragazza acqua e sapone. Ancora in una fase in cui, i suoi 16 anni, punto di sartoria tra la fase infantile e la maturità che poi dopo quel guado c’è, la meraviglia prende il sopravvento sulla disillusione ed l’anima ancora pronta a scoprire le cose, magari cambiandole. L’amore platonico, come quello tra i due protagonisti del film, nasce e si sviluppa a priori dal lato fisico. Questo per dire che, qualcosa, per restare nel tempo, ha bisogno di un sostrato forte che sopravviva a tutto. L’amore dell’anima sopravvive anche al tempo. E per questo l’amore tra Sandy e Rolando vive anche se non si concretizza. Acqua e sapone le persone come i sentimenti. Puri e non intaccati da secondi fini o intenzioni malvagie. I due fanno una vita insieme, convivono nelle loro giornate. Di modo che quella forma di amore, che può darsi nell’adolescenza di Sandy, non si trasformi nella successiva forma dell’amor borghese della distanza e della disillusione. In quella anima ancora adolescenziale che in sé tiene le due parti, dell’innocenza e poi della maturità ancora in una veste primordiale, è possibile questo tipo di amore, l’amore che crede nei principi delle fiabe e che si emoziona per una mano nella mano. Il mondo si apre di lì a poco e lo pseudo-padre Spinetti ha il compito di indirizzare le galee dell’anima verso porti sicuri, attraverso mari non troppo agitati perché quello che lui fa sarà ciò che lei sarà. Questa forma di amore platonico, l’amore che ha un forte rapporto ancora con l’amicizia, è un amore anche della condivisione, delle gioie reciproche e di una pasta dolce dentro una pasticceria e poi ridere per la crema che va tutta addosso alla tonaca nera come le rinunce dei preti veri. La ragazza è un fiore, è una fanciulla in fiore. Quando questo fiore, che è puro come l’acqua che per detergere si affida solo al sapone, viene reciso, ecco la malinconia, che è forte e il desiderio di mancanza che non è una mancanza fisica (con il corpo separato dall’anima), ma una mancanza spirituale, come quando ci manca un amico con il quale si rideva di tutto e con il quale la vita era più facile. Prediligo questa forma di amore sentimentale, perché è più sereno, e anche più maturo. E’ un amore della presenza. Dello scambio di informazioni, di avvenimenti, di cose lette sui libri. Di modo che le due anime siano una cosa sola e si influenzino a vicenda. Cambiando. C’è tanto bisogno di questa forma d’amore oggi. Non è una visione minore dei rapporti di coppia. Una forma sdolcinata o inattuale. La poesia parla proprio di questo. Di questi sentimenti puri. Riflettere anche su una definizione autentica di bellezza. Su cosa sia la bellezza morale. Quella della ragazza, otre ad essere una perfetta parvenza fisica, tanto da svolgere la mansione di modella, è una bellezza semplice. Questa bellezza non è tanto una armonia perfetta di misura, di proporzione tra parti del viso o del corpo (di modo che la bellezza sia una somma tra parti del viso o del corpo ben formate). Tanto un luce interiore che illumina lineamenti e portamento. La bellezza interiore non necessariamente è la perfetta armonia greca delle forme. Lo dissi anche di Socrate, che era contrario all’ideale greco di bellezza, ma aveva tante risorse dentro di sé. La bellezza è ciò che all’esterno si riflette a partire da un bel sentire interno; una anima bella, lo è anche all’esterno. Un’anima pura sarà anche bella all’esterno. La bellezza morale ed autentica della protagonista femminile del film deriva appunto da questo: dal suo essere ancora immacolata e dal non essere deviata dalle mode o dagli ideali negativi del mondo. Il compito di educare, è del suo padre spirituale che si occupa di Lei, che ride con Lei. Gli insegna il latino e le altre cose della vita. Quando le anime si aggrappano l’una a l’altra nasce l’amore platonico dei sentimenti e delle caste intenzioni. Di questo parla il film. Un amore ancora dell’amicizia. E l’anima ancora infantile alle cose del mondo. Un tipo di amore ancora da preservare.

Giovanni Sacchitelli

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