Lessico dell’esistenza in un posto predefinito, vivere in un posto specifico, come l’anima si pone in essere in posti che la determinano e che sono immagine e riproduzione del mondo esterno, intendendo questo termine non in senso filosofico ovvero del rapporto tra Io e Mondo (dove con il termine “mondo” non si intende il mappamondo, oppure la cartina geografica con tutti i paesi del mondo e il rapporto con una persona che la vede, ma in senso filosofico ciò che non è L’Io, il rapporto tra Soggetto e Oggetto, tra Io e percezione), ma proprio in senso letterale come la casa sia un qualcosa che ripara dal Mondo esterno, la casa come rifugio e come nucleo caldo sentimentale (come furono le grotte, quali prime abitazioni per gli uomini primitivi), sia come qualcosa in cui vanno le cose del mondo esterno, a cui gli individui abitanti la casa sono collegati, sia come riproduzione delle dinamiche in micro di quanto accade fuori dalle mura domestiche (gerarchie e ruoli educativi); abitare un posto, condividere questa appartenenza con altre persone, risiedere in un posto oppure pernottare. Un altro verbo da quelli da inserire in quelli declinati fino ad oggi. Perché ciò che distingue l’uomo civile da quello pre-civile (e per approfondire il tema più squisitamente e specificamente filosofico si vedano le parti iniziali de L’origine delle disuguaglianze riguardo alla progressiva composizione del nucleo familiare moderno e delle abitazioni, con le dialettiche e la formazione dei sentimenti, con cui Rousseau appare molto evocativo e significativo, più dei sociologi), è proprio lo stare sotto un tetto e poi, progressivamente, costruire una vita familiare e sociale che riproduce anche indirettamente o meno le dinamiche di quanto accade fuori. La formazione della casa moderna, con la divisione degli spazi, la divisione talvolta dei ruoli (come accade nelle aziende di modo che questa suddivisione dei compiti sia una micro-riproduzione delle cose sociali ed esterne), la divisione degli ambienti (zona relax, zona living, ripostiglio, sala da pranzo, cucina, et cetera), l’aggancio con il mondo esterno e alle pratiche sociali sia un grado più alto invece della vita pre-sociale e pre-associata che caratterizza l’uomo non civilizzato; in filosofia si dice cultura ciò che è anteposto a natura. Forma e contenuto. La cultura è l’intelletto che forma la parte materiale e naturale dell’uomo. Ragione e istinto. La casa e l’abitare sono un modo in cui l’individuo preserva se stesso e si difende dagli agenti atmosferici, si individua (quella è “casa mia”, quella è la “mia stanza”, quelle sono le “mie cose”) rispetto ad altri individui della stessa specie. Ciò che nel consorzio sociale, a meno che siamo ambulanti, girovaghi o se stiamo in un camper, non è possibile se non nello spazio vuoto del mondo esterno. La città stessa e l’urbanistica sono strutturate in modo che gli abitanti si individuino in posti specifici (per i selvaggi, dice Rousseau, non esiste un Io e un Altro, non esiste ancora individuazione, che non è quella del Gps. L’individuazione è la attualizzazione del concetto di individuo. Per i selvaggi esiste ancora un tutto indistinto ed una comunione stretta con la natura di modo che non è possibile stabilire, delimitare dove sono Io e dove è il Mondo o l’altro, su questo si legga sempre L’origine delle disuguaglianze). Le città hanno delle parti periferiche che poi afferiscono a zone centrali di aggregazione o di svago. Le persone sono individui, cittadini, o in condomini, o in case private a seconda della loro estrazione sociale, e delle loro preferenze. L’individuazione e l’origine dell’altro come cosa diversa dall’Io, è propria di uno stadio avanzato della società, dice Rousseau. Abitare è un essere civile in strutture che riproducono il mondo esterno (a cui sono agganciate tramite tributi ed imposte) e da esse sono influenzate. Quanto più le comodità inziali (bagno, letto, cucina) ed essenziali divengono riferimento della propria estrazione sociale o del proprio essere (la casa di un’artista avrà delle cose dentro diverso da un altro individuo. Ci sarà il suo tocco), tanto più ci si affida al design e alla forma specifica di quella data cucina o di un letto. Vivere in una capanna non è vivere in una casa super accessoriata. Abitare può essere un essere civile per poco tempo, quindi pernottare ed essere domiciliati in quella struttura (come quando si va in un Hotel), oppure stare in pianta stabile, risiedere. Ciò che mi interessa sottolineare, l’aspetto filosofico della questione, quello più interessante, è la micro-essenza civile dell’uomo negli ambienti privati che comunque riproducono quelli pubblici. La scissione tra pubblico e privato, di cui parla Rousseau e di cui anche Bachtin, è simbolica quando l’individuazione, il farsi dell’individuo, avviene in case private che sono uno specchio del mondo esterno. La divisione e la scissione dicotomica è soltanto qualcosa di sociale. Lo stessa anagrafica degli individui impone logicamente un risiedere in un posto, l’essere localizzati in un posto, di modo che l’urbanistica metta insieme questi individui privati localizzati in strutture chiamate case, in luoghi di formazione (asilo, scuole elementari, medie e superiori ecc..), in luoghi di aggregazione (la piazza centrale, la villa comunale, oratorio ecc.), in luoghi di culto, in luoghi per lo sport o per guardare un film in un cinema. Tutti questi cittadini, saranno pur sempre abitanti di un luogo specifico, e chi ne è fuori, è un senza tetto o un vagabondo. L’essere civile dell’uomo che si declina nell’abitare porta a questa scissione dell’individuo, che poi per i borghesi, diventa l’apparire (e qui si veda ancora la parte dell’origine delle disuguaglianze riguardante la maschera sociale e come viene a formarsi, con le varie facciate dell’individuo moderno), magari celando i contrasti domestici, nascondendo sotto l’apparenza ciò che avviene tra le mura domestiche. L’abitazione è una riproduzione, sia dal punto di vista formale, che da quello dei ruoli, della società che sta fuori nel mondo esterno dalle mura domestiche. Anche un albergo lo è, in piccolo, nelle stanze in cui si pernotta. C’è un numero sulla porta che stabilisce la tua stanza e la tua chiave. Nella casa ci sono tante stanze quanti sono i figli e poi ci si riunisce, come in una piazza pubblica, intorno ad un tavolo e si parla, e nel dialogo ci sono sempre un Tutore generale (il padre), poi la Madre (che rappresenta o dovrebbe l’accoglienza, il sentimento che smussa la legalità indiscutibile del ruolo paterno. La parte della famiglia che si dedica alla prole, alla cura degli ambienti, la parte femminile, almeno nell’immaginario comune, che indica il femminino), la prole (il primogenito, il secondogenito, ecc.. Tra questi si formano delle micro gerarchie in cui il Grande ha la priorità su qualcosa e insegna qualcosa o si occupa dei più piccoli), gli animali domestici e poi gli ospiti. L’ospite, o l’amico, che hanno una funzione di essere transitorio. Spesso, come dissi in passato, tra questi elementi, tra questi individui sociali (cosa che non avviene tra i selvaggi) si formano dei contrasti, dei dissidi che vengono dall’essere collegata della casa alle pratiche sociali (imposte, affitto o prestiti bancari, tasse), al riferimento e alla denotazione degli individui per la loro funzione sociale (l’andare bene o male a scuola, avere o non avere un lavoro, uscire o avere amici), che pur essendo un filo invisibile li lega a qualcosa di esterno che non è immediatamente percettibile negli ambienti domestici. Si possono creare constasti con paragoni tra figli migliori o figli peggiori, si può lodare qualcuno perché ha una spiccata riconoscenza sociale, si creano dinamiche e discorsi interessanti, consigli, dolci sentimenti (cfr. Rousseau). L’individuazione in case private porta l’individuo a essere immesso nel circuito sociale e delle pratiche sociali. Si abita un posto quando si dice che questo posto è casa mia, quello spazio mi individua, anche se non c’è un campanello o una targhettina con scritto il nome ed il cognome; anche se quell’abitazione è una casa di legno nel posto. Così come le stanze private che individuano un determinato figlio e non un altro. La stessa dinamica dell’urbanistica spostata su fatti particolari e privati. La casa come una piccola grande comunità o cittadina. Come un individuo sta in un posto ci può stare anche per breve tempo, si pernotta in un Hotel oppure si vive in una casa galleggiante oppure in un Camper. Ma sarà sempre il camper del Signor x. E quella la sua abitazione. In cui abiterà e si individuerà egli stesso distinguendosi dall’altro. Nel consorzio sociale si cammina e si sta in ambienti comuni in cui gli individui sono parte di un Tutto, ma non possono ancora individuarsi. Le case moderne sono uno stare in ambienti privati per poi rapportarsi all’ambiente pubblico. Le micro gerarchie o le sovra-strutture che si creano in casa sono uno specchio di quanto avviene fuori, a partire dal primo atto anagrafico. Il documento di riconoscimento è per definizione la comprensione dell’individuo in posti specifici, dove può essere rintracciato e ordinato, sistemato. Così funziona la gerarchia e le strutture sociali. Perché ciò che fa la società moderna è quella di separare e di individuare, monadizzare, rendere in tanti atomi il tutto originario indistinto dell’uomo con la natura. Le nevrosi nascono dalla divisione degli spazi psichici. Così tutto ciò che ha a che fare con la tendenza della società moderna a dividere, stipare, individuare, catalogare. Non deve sorprendere poi se a contatto con la natura l’uomo torna a se stesso e si sta meglio. Nella casa si portano anche piante o cose che richiamano la natura, quadri, colori, abbellimenti per riprodurre quanto c’è nel mondo esterno. Il mondo moderno è fatto di separazione tra esseri privati che poi devono tra loro interagire per creare dinamiche sociali, accadimenti, matrimoni, divertimento, guerre o confronti; non può esistere un individuo fine a se stesso, a cosa servirebbe? Il selvaggio è in  e non sente il bisogno di andare all’altro, è autosufficiente e non è individuo, è un uno-tutto con la natura. La società moderna invece ha creato anche queste strutture di abitazione per continuare a separare e dividere. L’abitare è uno stare dell’individuo in luoghi specifici, con comodità che non c’erano in uno stadio pre-sociale, per dare cultura alla sua forma naturale pre-sociale. E gli amici sono sempre nella cassetta della posta.

Giovanni Sacchitelli

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