In evidenza: M. Troisi (Gaetano) e Lello Arena (Lello), in Ricomincio da tre, 1981.

Chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa cosa cerca (Montaigne), dice l’autore degli essais (Montaigne, 1580), e così fa anche Lello (Lello Arena) in Ricomincio da tre (1981) quando dice questo francese adagio a Gaetano (Massimo Troisi). Ricomincio da tre, quel film partenopeo di altri tempi in cui mitigato è il senso della partenza, frammisto al desiderio di conoscere e esplorare. Era il viaggio delle persone del sud, verso le terre della Toscana, verso Firenze o comunque tutto ciò che rappresentava il meglio e la speranza. La bella arte e le cose belle, il brio e l’ottimismo di quella terra magnifica. Gaetano ha un lavoro a Napoli, per la precisione fa lo spremitore di arance sui treni, e ha il desiderio di iniziare da tre (e non da zero, perché “tre cose mi sono riuscite nella vita”). Ha il desiderio anti-utilitarista e anche per certi versi assurdo e culturale (quando il desiderio di arte e cultura è antitetico rispetto alla propria condizione sociale o alle condizioni di indigenza economica), di lasciare il proprio posto di lavoro, per fare un viaggio e non come immigrato (cosa che per quel periodo era naturale ci si aspettasse da una persona venuta da Napoli), ma come persona che nutre il desiderio di conoscere e viaggiare. La frase di Montaigne, tratta da quella raccolta di scritti liberi, in stile francese, che contiene anche la riflessione su L’amicizia (cfr. mio articolo pregresso a riguardo), a differenza dell’etica del ritorno di cui in ritornare, sta ad indicare un desiderio dell’anima che nega l’esistente, che non vuole la realtà che lo circonda, per accedere a nuovi posti, in cui possa trovare nuovi stimoli (cfr. dialettica dei contrari) e magari realizzarsi come persona; partire fa rima con avventura, fa rima con incognita, e con ciò che spesso travalica i confini della predizione e lascia aperta l’anima al caso o al caos. Fa si che ogni volta che si lasci un posto non si veda l’ora di abbandonare quella terra ma poi, arrivati nel nuovo posto si senta la mancanza o la nostalgia di casa. Come De Crescenzo che diceva: quando stavo a Napoli parlavo bene di Milano, quando stavo a Milano parlavo bene di Napoli. Perché questo. Sta scritto nella mia stesura riguardante la dialettica dei contrari, ovvero che ciò che non è, tutto ciò che non è la situazione attuale (i posti sognati dai dipendenti stressati davanti ai loro computer), che sia un posto o una persona, spinge il desiderio a lasciare un posto a dirigersi verso posti che non sono la situazione attuale, perché l’anima, per stare viva ha bisogno di stimoli ed idee. L’idea, ad esempio L’idea che Gaetano e Lello avevano in mente di Firenze, quella che sognavano nei loro discorsi di provincia, o quello che gli era stato detto,  lì tiene fermi nel desiderio e gioiosi di prendere il treno, senza poi sapere che arrivati lì troveranno un ambiente si bello ed interessante, ma non proprio come la loro bella Napoli e con gente in fondo diversa e con diverse abitudini, con una diversa natura, gente che legge e scrive libri, orientati alla privacy, tendenti ad avere più partener (si pensi al monologo di Troisi davanti allo specchio per evitare un momento di gelosia, secondo la sua passionalità tipicamente meridionale e possessiva), e tendenzialmente più freddi e distaccati. Meglio Napoli, il sentimentalismo, l’amore univoco e monodiretto ad una sola donna a questo punto e la nostalgia poi è il risultato dell’anima che si alimenta sempre di contrari, una volta avuto quello che vogliamo, poi, non lo vogliamo più. Per questo spesso è meglio vivere con un desiderio mai realizzato di modo che l’anima stia sempre ferma nel desiderio dell’idea, anche se poi questa non viene raggiunta. Mentre il ritornare, sapeva già a cosa andava incontro, il partire verso ciò che non si conosce implica una scoperta ed un desiderio di inconosciuto che tiene l’anima viva, gli occhi incollati ad ogni stazione aspettando la combinazione giusta di lettere che è il sogno fatto realtà; l’anima è fatta di polarità, non è unica, e si alimenta di contrari, di modo che non esiste positivamente uno stato dell’anima sempre: non posso essere sempre felice, non posso sempre sentire il bisogno di stare in un posto. L’anima si alimenta di contrari, in caso contrario avremmo stasi e stagnazione. Per questo quella strana bi-polarità di De Crescenzo che quando stava a Napoli, pensava “quanto è bella Milano, quanto è progredita, quanto è nuova e moderna, e come sono educate le persone!”, quando stava a Milano invece “Napoli è molto più bella, il mare, il sole, il calore della gente, qui sono troppo per i fatti loro e nessuno ride mai”. Questi contrari sono dovuti proprio alla natura di opposti di cui vive e vegeta l’anima di ognuno. Perciò spesso si sente il bisogno di partire e si potrebbe arrivare a dire come Nanni Moretti in Caro Diario, sono felice soltanto quando viaggio da un’isola all’altra. Se l’anima è movimento, e quindi anche il corpo, il movimento è l’istinto di qualcosa o qualcuno ad andare da un punto a) ad un punto b). Se quindi stiamo fermi in un posto sentiremo il bisogno di muoverci verso un’altra parte. Questo è il bisogno che sentiva Gaetano e con lui Lello Sodano, sempliciotti in una Toscana più aperta e più distante. Il contrasto (qui la dialettica dei contrari) tra la Napoli in cui vivevano, una Napoli povera e poco accogliente, le case sgarrupate come in Io speriamo che me la cavo (1992) porta la speranza di una vita migliore e di elevarsi anche trasformando un viaggio di immigrazione in un viaggio di piacere. Ma alla fine meglio Napoli, con il suo calore umano e la sua semplicità. La partenza è stimolata da un’idea creata nella mente che poi sarà concretizzata nel posto in cui andremo e capita talvolta (non sempre) di sentire un bisogno istintivo di ritornare e si pensa tra sè ma chi me lo ha fatto fare, non era come pensavo, quanto tempo sprecato, me l’aspettavo diversa questa città. L’anima è instabile, non pone mai uno stato psichico senza che questo sia il risultato di una negazione o che provenga da uno stato psicologico contrario. Essere molto tristi e sentire il bisogno di sorridere, essere in un posto ostile e poi trovare la felicità, o sperarla (magari anche trovarla subito), nel raccordo tra anima e desiderio in un altro posto. E’ la dialettica dei contrari. Quando si parte si è sempre colmi di desiderio perché si sa da dove si parte, ma non poi cosa si trova. Potrà essere un bel posto oppure potremo subito sentire la nostalgia di casa. Questa è l’anima, così è la vita, sempre in movimento.

Giovanni Sacchitelli

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