Gettare le basi di una casa, pro-gettare (etimologia: gettare / davanti, come si buttano giù appunti in una bozza per uno scritto futuro, che si immagina completo), progettare un’azione futura, progettare un cambiamento, mettere davanti e quindi oggettivare, rendere concreto e materiale come fa l’artista che rende reale, quanto aveva in mente per renderlo visibile e percettibile. L’attività del progettare è un corollario del Creare (cfr. articolo omonimo) e di questa è un esempio, una branca, un aspetto. L’attività di progettazione, sia essa quella di un tecnico, quella di un ingegnere – architetto, di un geometra, di un amministratore delegato di un’azienda (colui che allinea gli obiettivi aziendali con l’operato dei suoi dipendenti, in relazione ad un obiettivo prestabilito, ad un asset strategico, ad una strategia di internazionalizzazione. Interessante come nella teoria aziendale esistano teorie formalizzate della decisione o del rischio e ci sia un risk management. Per capire quanto anche l’imprevisto possa essere gestito a priori tramite accurati calcoli o previsioni), l’attività di progettazione e struttura dei dialoghi e dei personaggi di un romanziere, oppure anche un progetto mentale o ideazione,  pianificazione è un altra azione che entra nel novero di quelli specificati e spiegati ad oggi. L’attività di progettazione, al di là dei suoi aspetti professionali, di alcune categorie particolari di tecnici, è fortemente ancorata ad una definizione teorica e filosofica, in quanto riguarda i futuri possibili (quelli di cui parla Aristotele in De interpretatione) e ciò che non è ancora. La pianificazione, come termine, rende bene l’idea di rendere piano, senza inclinazioni, liscio senza intoppi come una sfera se fatta muovere da un atto di impetus si muove di moto rettilineo uniforme in assenza di attrito, ma possono esserci attrito o condizioni non prevedibili che rendono la predizione inefficiente. Questo dice la scienza. Pur tuttavia noi facciamo uso del termine pianificazione, progettazione, idee per il futuro in maniera quotidiana quando si pianifica un viaggio o si pianifica la vita futura; quante volte se tutto va bene, voglia Dio, se non ci sono impedimenti tutto andrà per il meglio e tutto andrà secondo i calcoli e secondo quanto avevamo in mente. Questi, in logica, si chiamano futuri contingenti, cose che possono essere o non essere (ad esempio se si suppone che domani ci sarà una battaglia navale, che si è progettato, pianificato, a priori che ci sarà una battaglia navale, in realtà questo non è un futuro necessario, ovvero qualcosa che non può non essere. Di fatti potrebbe succedere qualsiasi cosa e quell’evento che si formalizza con un enunciato rivolto a futuro potrebbe non darsi nella realtà materiale e potrebbe essere rinviato. Aristotele dice che riguardo alle cose rivolte al futuro non è vera la proposizione “Domani ci sarà una battaglia navale”, non è una verità necessaria, come gli enunciati matematici. Domani 2+2 = 4, così come ieri e così come oggi. Degli enunciati rivolti al futuro è invece vera la disgiunzione ovvero l’insieme e l’accostamento di due proposizioni una affermativa e un’altra negativa. Per formalizzare: “Domani ci sarà una battaglia navale o Domani non ci sarà una battaglia navale”. Anche in logica formale quando si usa la notazione simbolica che sta per “o” che si formalizza spesso con “v”, questo simbolo che sta ad indicare la disgiunzione starà nell’espressione “A v B” che poi nella logica formale corrisponde ad una determinato valore di verità. Noi, tuttavia, fermiamoci al lato informale che è quello più filosofico che logico-formale), riguardo a questi eventi che possono darsi o non darsi (darsi = termine utilizzato in logica per descrivere qualcosa che si può “dare” ovvero qualcosa che può sussistere nel mondo esperibile o no). Tutti progettano, pianificano, fanno ipotesi e supposizioni riguardo al futuro, cercano di anticipare l’esperienza, attraverso ragionamenti a priori, calcoli e predizioni. Quando facciamo una predizione o un’idea riguardo al futuro, pianifichiamo, progettiamo, ed è cosa di tutti i giorni, perché, se non lo facessimo, saremmo schiavi del caos indistinto e non riusciremmo a muoverci nella realtà. Progettare è cosa essenziale, pianificare, rendere tutto un piano, tutto liscio e senza intoppi, lineare di modo che poi quando si pone la realtà davanti a noi, (che non è mai come l’abbiamo prevista e che può sempre presentare imprevisti, qualcosa che non abbiamo visto a priori secondo le nostre predizioni), possiamo controllare e muoverci tra gli eventi, che non sono proprio esattamente come li avevamo progettato noi ma in maniera simile alle nostre predizioni. La pianificazione, riguarda, quindi i futuri possibili e non le cose necessarie. Come sono gli enunciati matematici. Domani necessariamente 2+2 = 4 e non può essere altrimenti. Mentre le verità probabili riguardano le cose che possono anche darsi diversamente nella realtà. Come Aristotele fa l’esempio celebre della battaglia navale. Domani potrebbe anche cadere la legge di Newton secondo la quale ogni grave cade a perpendicolo verso il centro della terra secondo la sua massa ed il peso specifico per la legge di gravitazione universale. Domani i corpi potrebbero andare verso l’alto o gravitare nel vuoto come accade nelle astronavi. La scienza fisica è ipotesi. La matematica invece è certezza. La pianificazione è essenziale quanto il respiro. Senza di essa saremmo schiavi del caos e senza di essa brancoleremmo del buio del caso. Quando si progetta qualcosa, ad esempio un castello di sabbia, nella testa il creatore (cfr. Creare e Realizzare) ha in mente tutte le parti in maniera astratta ed immaginativa da realizzare poi con il materiale sabbioso. Questa pianificazione delle azioni da fare in sequenza, la progettazione, l’oggettivare e mettere davanti (stando all’etimo latino che è molto esemplificativo a riguardo), la serie di cose da fare in maniera ordinata e secondo un determinato principio, nella realtà, nell’atto concreto della messa in opera, verranno poi ad andare incontro al caos e al caso. La pianificazione è un’idea di realtà materiale a priori perfetta. Senza possibilità di impedimenti, in condizioni ideali. Quando poi questa idea viene ad essere realizzata si scontra con la realtà e con questa che porta con sé: caso, imprevisto, caos, errore umano (si pensi a quanto successo con il ponte Morandi). La progettazione e la pianificazione pongono in sequenza azioni ordinate, programmate quasi come un algoritmo che si iscrive in una macchina, di modo che il caso non ci sia e la realtà venga controllata. Ad ogni azione segua un effetto, e da questo un’altra azione ancora, come si mettono uno su l’altro i mattoni di un muro perché se mettiamo un mattone di un dato materiale con un determinato peso su un altro dello stesso peso, allora il muro sta in piedi in maniera equilibrata, e lo diciamo a priori. Se invece, mettiamo su un muro fatto di tanti mattoni dello stesso peso, uno molto più pesante, questo a priori e poi nella realtà provocherà la caduta del muro progettato ed in corso d’opera. La scienza ingegneristica è l’applicazione della scienza fisico-matematica alla tecnica. Ma la scienza è pur sempre ipotesi e ciò che si pensava essere perfetto poi, nella realtà, potrebbe darsi diversamente. Ad esempio se si danno temperature non previste o fatti atmosferici-ambientali inconsueti ed imprevedibili. Se si progetta e si pianifica la costruzione di un castello di sabbia, a priori, si sa che fatti i piani inferiori, fatte le mura di cinta o il fossato, per fare le stanze superiori, le finestre di affaccio sul cortile, oppure tutta la terrazza i merli e le torri di avvistamento, a priori possiamo dire che la sabbia se posta in determinate condizioni di umidità e se stabiliamo l’area della terrazza essere 1 metro quadrato possiamo poi a priori calcolare quante torri potranno esserci e quale il segmento dei merli in proporzione al perimetro che stabiliamo a priori essere una tale lunghezza. Questi calcoli e queste predizioni a priori sono come un’idea perfetta in mente che poi verranno scontrarsi con circostanze non prevedibili: vento, pioggia, sabbia di una qualità diversa da quella prevista esserci sul bagnasciuga, errori nella realizzazione di modo che i calcoli fatti a priori si rivelano poi fallaci e non adeguati. Al di là delle progettazioni geometriche, il lato filosofico della questione è quello riguardo a perfezione e imperfezione. Nel progetto a priori, si hanno idealizzazioni perfette (la realtà invece è imperfetta e variabile), che poi si scontreranno con la possibilità, con l’imperfezioni della realtà concreta, con l’errore umano. Aristotele dice appunto, secondo i principi della logica, che è possibile che fatti calcoli strutturali, considerata la qualità dei materiali, fatti calcoli sulla torsione, compressione, ed estensione, e altre considerazioni ingegneristiche una casa costruita in maniera antisismica resista e non crolli con un terremoto. Ma di fatti la realtà, può presentare anche terremoti con intensità o con caratteristiche nuove e imprevedibili e la casa va a terra. La battaglia navale come ogni evento della nostra vita. Hume faceva l’esempio del sorgere del sole. Ma se domani la terra sprofonda in un buco nero o il sole esplode, questo non lo si può prevedere e quindi ogni enunciato ipotetico resta vero soltanto nella forma logica della disgiunzione (A o B – fatto che poi in logica formale si esprime nelle tavole di verità), non è vero che domani la terra gira intorno al sole, è vero  che “la terra gira intorno al sole o la terra non gira intorno al sole”. La realtà è imprevedibile non è perfetta (stando al significato originale del termine come “compiuta”), come imperfetto può essere l’agire umano. E questa è filosofia di tutti i giorni, ovvero riflessione su quello che sembra semplice ma non è. Sembra compiuto ma è discutibile. Sembra sicuro ma in realtà, da un punto di vista logico, può non esserlo. E meno male che ci sono i filosofi.

Giovanni Sacchitelli

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