In evidenza: Charlie Sheen (Bud Fox) in uno scatto tratto da Wall street, di Oliver Stone, 1987.

Il film in evidenza con l’attuale protagonista della serie tv Due uomini e mezzo, in onda sulle reti nazionali, Charlie Sheen, figlio d’arte del Martin Sheen di Apocalypse now (1979), in un film con Michael Douglas e la bionda cenere Daryl Hannah (che è Pris in Blade Runner, e poi la sirena in Splash una sirena a Manhattan), in un film incentrato sul fare soldi materialmente davanti ad un computer, così come erano negli anni ottanta e di cui l’immagine in evidenza è ampiamente evocativa e descrittiva; per rappresentare e descrivere come erano quegli anni del business, con una tecnologia allora che era in fase di sviluppo ed in Italia andavano i computer Olivetti (marchio e brand, cosa da nerd, ma anche fatto di stile e di valore della forma-espressione e contenuto), fatto interessante e grafica come simbolo di uno sviluppo nel tempo e nella tecnologia del mondo e degli oggetti che lo rispecchiano (così come la complessità dei sistemi operativi che si sono sviluppati nel tempo, in  riflettono come il tempo e gli anni influenzano il sistema operativo che è come una scrivania che prima è quadrata e poi diventa tonda e così come i faldoni vengono sostituiti dalle risme a muro sulle mensole. Tecnologia, layout e visione del mondo). Perché in quel film si parla dei magnate della finanza, dell’importanza del denaro come potere su tutto e di come si faccia tutto per soldi, tutto fanno gli smooth operator. Letteralmente l’espressione inglese sta ad indicare “operatori lucidi, operatori lisci”, come la barba che non c’è più sul viso ed è liscia come le transazioni economiche e non c’è posto per sensitive hearts. Quel film, che è un cult degli appassionati degli anni ottanta, per chi adora i colori e la fotografia di quegli anni, le musiche e le ambientazioni, il mondo che dagli anni settanta si avvicinava lentamente ai tempi moderni e tutto si fa più colorato,  l’occhio di favore per questi classici del cinema va conservato (anche se magari desueto, ma chi ha passione la difende) anche a distanza di anni, quelli che pensano che questo genere di film sia desueto o un’anticaglia (tanto che per questo la tolleranza repressiva televisiva ha creato trasmissioni ad hoc che un tempo venivano trasmesse sempre in seconda serata, come stracult. Perché ciò che è vecchio viene sempre dopo) confonde il classico con il contemporaneo; un classico è bello per sempre, anche a distanza di secoli, come i classici del cinema, il contemporaneo è quello che viene trasmesso adesso nelle sale cinematografiche, è una cosa nuova ma non sempre nuovo è sinonimo di innovativo, o qualcosa che schiaccia le cose passate o i capolavori passati (cfr. capolavoro) di modo che è possibile sempre un giudizio di valore estetico, con l’espressione giudizio estetico non si intende “critica negativa, volutamente negativa e arrogante”, si intende invece, secondo la kantiana Critica della capacità di giudizio, l’associare un predicato con valore estetico ad un soggetto: A è B, dove A = Il quadro di Renoir e B = bello o sublime. Quindi giudicare non è una cosa negativa, è semplicemente una determinazione, in senso filosofico (il giudizio conoscitivo è ad esempio dire “Tutti i vegetali hanno in sé la sintesi clorofilliana”) un’associare un predicato ad un soggetto e non va inteso come “giudizio arrogante o presuntuoso”. Con il termine “fotografia” di un film non si intende la fotografia della locandina, in evidenza o un singolo fotogramma del film; fotografia e il direttore della fotografia sono quelli che danno un determinato colore alle inquadrature e ai fotogrammi, spesso anche  secondo particolari ricerche estetiche e di valore, come nel film di Salvatores, in quello di Kubrick,  o in quelli della commedia all’Italiana, come fare un salto nel tempo. Fare soldi è il tema di quel film, e il magister Michael Douglas, nel film Gordon Gekko, insegna a Bud Fox, a  fare soldi in maniera spregiudicata, irrispettosa, avventata, scaltra, come matematico e combinatorio è il lavoro dei broker finanziari. Questi, investono su azioni agendo nel momento giusto quando si trova l’offerta finanziaria adatta a quell’acquisto e quando i titoli in borsa hanno un determinato valore competitivo, nei film questo viene spesso trasmesso su un tabellone luminoso di Wall Street o di piazza affari oppure nelle pagine del sole 24 ore, perché gli affari non dormono mai; questo il lavoro dei broker, in parole semplici. Per fare quel lavoro e per essere in quel determinato mondo, il maestro di virtù economica Gordon Gekko, insegna al novello i trucchi del mestiere e anche la mancanza totale di pentimenti o di problemi morali e antropologici (sensi di colpa derivanti ad esempio da una mancanza di tatto nel trattamento di un cliente, o dalla totale mancanza di umanità anche nell’andare contro l’interesse di “amici” o “colleghi”), è il mondo della finanza, i soldi diventano, strumento per fare altri soldi. Qui la questione filosofica e teorica di oggi ventiquattro Aprile. I broker finanziari investono o scommettono, puntano sulla buona riuscita di un acquisto di un’azione (celebre la scena del film quando si insiste sull’acquisto delle azioni Anacott acciaio), ma in quel caso il soldo non sarà cosa guadagnata (simbolicamente il viso liscio degli operatori si contrappone ad esempio a quello ispido di un lavoratore manuale che suda il suo salario) ma sarà cosa investita a partire da una base pre-esistente (si pensi ad esempio all’etica dei prestiti a fondo perduto o ai fondi per le start up). A partire da un fondo pre-esistente. I soldi diventano un modo per diventare ricchi e lo si fa stando ansiosi e ripetitivi, insistenti, davanti ad una macchina che pone in maniera verde, come era il layout degli anni ottanta e dei suoi schermi a tubo catodico, come quelli che ho accuratamente scelto in evidenza perché era evocativa di un modus operandi, di volta in volta informazioni algoritmiche o previsioni, valori di borsa e di mercato e su quelli bisogna agire. Spesso nei film l’immagine di un venditore di azioni al centro di Wall Street e tutti intorno che si accalcano e si affollano per comprare un’azione che fino a pochi secondi prima aveva un valore diverso. Secondo raffronto, denaro e valore. Il mondo della borsa, come quel film trasmette ed è segno di quel micro-mondo fatto di giovani yuppies (termine in voga negli anni ottanta per indicare “giovani rampanti di successo” magari usciti da poco dalla facoltà di Economia, come quello che voleva diventare il protagonista di Cocktail) che giovani e ancora studenti, oppure teorici e poco ancorati al mondo reale (dove invece il soldo non è causa ma effetto dell’azione lavorativa), intraprendono il loro lavoro per farsi strada; quello è un mondo in cui, secondo raffronto teorico-filosofico, il denaro non ha il consueto “valore”, ma ha un valore fluttuante così come sono le fluttuazioni statistiche e le probabilità di riuscita di un affare. In quel micro-mondo fatto di persone senza scrupoli, l’umanità è soltanto un vecchio ricordo o un ostacolo che impedisce il fare altri soldi, il concludere un affare, perché l’importante è arrivare prima degli altri. Perciò oggi, definisco questo termine, in rapporto al mondo che quel film trasmette: investire come superamento dei rapporti di forza materiali borghesi o proletari  (il termine “rapporti di forza”, di cui parla Marx, non va inteso come “braccio di ferro o rapporti tra forte e debole”. E’ un termine che in sociologia, e nella filosofia materialistica concreta e storicistica di Marx, rapporti materiali e di forza come definenti le essenze e le persone, indica il rapportarsi, l’interazione, la reciproca influenza di membri appartenenti a ceti sociali differenti, a forze sociali differenti. Dove il termine forza intende “compagine, corporazione, insieme di individui”) in un mondo dell’alta finanza in cui gli operatori stanno sopra le cose (sopra l’idea di soldo come = effetto di un guadagno) e da lì progettano, stabiliscono, vanno verso cose. Di quel micro-mondo della finanza spesso si hanno anche piccoli frammenti nel mondo di ogni giorno, dove spesso i soldi determinano il valore della vita umana. La morale che Gekko insegna a lo sbarbato Bud, spesso è cosa di tutti i giorni, in fila all’ufficio postale o per comprare una tv all’ultima moda e con tanti pixel, anche se non siamo magnate della finanza e non stiamo dentro le stanze afose di Wall Street; fare soldi con altri soldi, perché in quel mondo è importante soltanto la quantità, al punto tale che quanto più soldi si fanno quanto più se ne vuole altri, perdendo di vista anche le grandezze valoriali e il valore del denaro come risultante da un guadagno di modo che in uno stipendio, il denaro e gli introiti hanno un valore proporzionale al tempo-produzione (cosa di cui parla anche Marx, che oltre ad essere filosofo era un matematico ed un economista). Uno stipendio di una persona che lavora ha una valore proporzionale a quante ore ha lavorato di modo che la paga oraria è presente anche sul contratto collettivo (il c.c.n.l.). Il denaro ha un valore diverso perché ogni ora ha un un suo corrispettivo in salario, così come il valore di denaro guadagnato alla fine di un’azione lavorativa è diverso da quello invece investito. Il mondo dei broker è un superamento teorico-valoriale dei rapporti di forza borghesi o proletari verso una nuova definizione del denaro come valore indefinito e potenziabile. Un broker può fare in un’ora i soldi che fa un operaio in un anno. Così come può perdere tutto o fare magri guadagni di modo che il suo tempo-produzione sia meno performante e utile di quello che fa un lavoratore con un salario fisso. Il denaro ha un valore indefinito e diventa pura carta per ottenere altra carta. Soldo asciutto e pulito. Due punti di vista teorici: mondo della finanza come superamento e soldi come valore indefinito. Quando si dice quello non sa proprio cosa sia risparmiare. Risparmiare è umano. Si risparmia e si ha coscienza del denaro soprattutto quando questo sta alla logica del tempo-produzione. Nel mondo degli operatori economici, invece, il denaro è base per altezza, ovvero fondo e base per altro denaro e poi non ne basta mai, un milione di dollari sono come dieci milioni e questi come cento milioni. Il denaro non diventa più segno di guadagno o denotazione di qualcosa che serve per acquistare beni materiali, ma diventa insignificante non “denotante” in quanto (per il punto di vista filosofico iniziale (a) = mondo della finanza / mondo materiale – lavorativo – esperienziale – tempo e guadagno / produzione) i soldi non significano qualcosa che hai ottenuto dopo aver prestato un’attività lavorativa, ma anzi denotano altri soldi in un circolo vizioso astratto dove l’ancoraggio con il mondo si perde  e per questo motivo alla fine voglio sempre più soldi e voglio diventare ricco tra i più ricchi. I soldi denotano altri soldi, ma, essendo i soldi un effetto del mondo, quando si denotano altri effetti viene a mancare la causa, ovvero l’ancoraggio con il mondo reale. Si comprano sempre più azioni, quanto più i titoli hanno un valore elevato di scambio e di investimento. Soldi che comprano soldi. Azioni che denotano azioni. Computer che parlano con altri computer. Uomini che parlano con azioni. Perché in quel mondo si è tutti verso l’obiettivo e si è soli anche se nella stanza ci sono altri operatori tutti uguali e scamiciati davanti allo stesso calcolatore elettronico. Il mondo della borsa e dei grandi ricchi diviene ad un certo punto insignificante e trasgrediente (ovvero quando supera e va oltre l’ancoraggio con il mondo: il denaro è causato dal mondo, ovvero dall’azione lavorativa. Ne è un effetto. Ma quando si perde l’ancoraggio con il mondo, il denaro diventa pura carta per legarsi e causare altro denaro, ma sono cause vuote ed astratte, in quanto si perde il valore b, secondo raffronto filosofico, ed il denaro non è susseguente ad una produzione ma è in ), è un riferimento conchiuso ed in se stesso, si autoalimenta verso un mondo extra-borghese e oltre-materiale per raggiungere altro denaro. Questa la filosofia e l’etica del mondo dei broker. Questo il mondo in cui tutto è veloce, tutto è senza rispetto, tutto è scaltro e disumano. Quel film, come classico, lo trasmette, perché l’arte dice i fatti come stanno. Punto di vista domenicale per un raffronto tra economia, finanza e valori umani.

Giovanni Sacchitelli

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*