Capolavoro (Masterpiece), genesi e contesto storico. Il rispetto per il parere altrui, la libertà di pensarla diversamente, rispettare (il rispetto è un risultato fattuale della capacità assiologica di cui parlavo in precedenza, di modo che il lavoro del rispetto implica un mettersi da parte ed avere davanti un essere umano o una cosa, se si tratta di un oggetto, meritorio di attenzione) chi non la pensa uguale fa parte del pensiero democratico ed imporre una moda sia in senso diretto, sia in senso subdolo ed indiretto (dove con il termine indiretto non si intende “in diretta televisiva o radiofonica”), si chiama dittatura e lede gravemente la libertà individuale;  la libertà è appunto la dire quello che si pensa nel rispetto anche per chi la pensa diversamente.  E’ legale e costituzionale. Se il gruppo (gruppo reale in carne ed ossa, ad esempio nelle aule parlamentari o nelle trasmissioni televisive o nei discorsi pubblici di piazza) si impone sul singolo con la forza imponendo una moda o un’adesione ad una pratica sociale in maniera violenta, questa si chiama dittatura e il singolo, viene poi ad essere attaccato contro la sua volontà e senza alcun rispetto alcuno. Per fortuna esiste la democrazia e questa è stata raggiunta storicamente grazie alla lotta e alla capacità di opporsi alle autorità violente e ignoranti. Che non si crei una società in cui appare impossibile affermare un parere contrario e proprio il giornalismo culturale e sveglio dovrebbe trasmettere questo senso di ribellione ai detti comuni, che non ci sia una società (società fatta di persone in carne ed ossa) in cui non si può dire e nemmeno pronunciare un parere contrario (cfr. la paura e l’ignoranza), perché in quel caso avremmo una società dell’omertà e di cui tutti hanno paura di qualcosa o qualcuno, che sia una persona o un’idea diffusa. La persona, in quanto tale, va rispettata. Chi continua e persevera nell’azione di distruzione della dignità altrui è diabolico e disumano e per fortuna per difendersi da queste persone ci sono provvedimenti giuridici. La libertà di vivere come si vuole è un risultato della capacità di pensare con la propria testa con il lume della ragione che fa luce sull’ignoranza e sulla superstizione moderna, sulle conseguenze gravi di mode diffuse o luoghi comuni. La filosofia è la visione sulle conseguenze, per questo i filosofi sono spesso “pesanti” perché, la mente funziona per composizione e l’immissione di particelle, cose o idee che possono apparire innocue, a lungo andare, come un male silenzioso, vanno poi ad intaccare la sanità mentale o dei valori costruiti con il tempo. Il peggior nemico del genere umano è il bavaglio con la forza. Essere oscurati e censurati, perché l’individuo affermativo e che si esprime dice la verità, e chi lo ascolta è scisso: 1) da una parte riconosce l’intelligenza e la veridicità dell’individuo sveglio e intelligente, il quale dice le cose come stanno senza mezzi termini 2) non può ascoltare quello che l’individuo intelligente dice perché ciò comporterebbe la caduta delle proprie millenarie certezze. Ne consegue che in questo iato di significato e di lotta interna nell’individuo è sempre la parte 2) ad avere la meglio e l’individuo affermativo viene oscurato, censurato, deriso. Siamo in democrazia e ogni giornalista culturale deve avere il coraggio di dire esattamente le cose come stanno, per filo e per segno, in maniera esatta e certosina. La verità è oggettiva, è quando si dice / fa il falso bisogna dirlo. E’ un’etica del dissenso che va introiettata e messa in azione se ciò che si ascolta o le pratiche sociali appaiono illogiche, malvagie, aggressive o gravemente maleducate. La persona ha un enorme valore. Il miracolo della vita va rispettato e chi va contro il valore della persona è illegale, perché schiaccia la libertà di pensiero, la libertà di dire no e di dire esattamente quello che si pensa. L’allineamento come forma morale. Non siamo in dittatura e imporsi sul singolo con un potere mafioso e di autorità puramente formale e senza alcun conoscenza o esperienza si chiama forza violenta ed è antitetica alla democrazia. Il diavolo si annida nei dettagli e quando gli stolti si coalizzano per avventarsi sull’individuo intelligente, ciò è illegale e anticostituzionale. Imporsi sul singolo è sbagliato, obbligare a fare qualcosa si chiama ignoranza alla quale ci si può opporre per vie legali. Questa premessa è di dovere per un motivo ben preciso, perché quello di cui vado a parlare oggi è un’azione sui dettagli e sull’organicità di una serie di parti orientate ad un fine. Perciò quando queste parti vengono smembrate, alterate (anche in una minima parola, ricordarsi come il maestro della prosa poetica Flaubert impiegasse anche giorni per trovare anche una singola parola, o quando un’artista decide di rappresentare un volto con quella determinata sfumatura di matita oppure scegliendo quell’accostamento di colori, linee), l’unità del tutto, l’unità del capolavoro viene ad essere intaccata e non è lo stesso (anche se razionalmente ci si convince che sia così) se una parola viene spostata o se c’è un’interlinea maggiore nella stesura di un saggio-romanzo, se si sceglie un accostamento di consonanti o vocali quando si scrive in versi; se si impone con la forza un punto di vista, una moda, se si impedisce che una persona prediliga un determinato stile di vita o un altro, questo impedimento è anche un fatto di stile e di forma di espressione. Flaubert, romanziere sublime di cui serbo sempre un bellissimo ricordo e lo vedo come il maestro della poesia ricercata, aveva in mente un’idea di scrittura e questa sopravviveva ai giorni, anche a quelli in cui non riusciva a trovare la parola giusta, poi, quando l’aveva trovata completava e perfezionava (i perfetti per Aristotele sono i compiuti. La perfezione è una compiutezza, uno stare insieme di parti in maniera ordinata ad un fine. Un’esattezza) il suo scritto. Perché, se così non fosse stato, allora, il suo scritto sarebbe stato imperfetto e quindi mancante di qualcosa, incompiuto. Perché il raffronto iniziale e la premessa di cui sopra. Quando c’è una società in cui si sono e si trasmettono anche subdolamente obblighi ed aderenze a pratiche sociali, questa è l’anticamera di una società totalitaria e dove è impossibile pensare il contrario. Si pensi ad esempio a come la sobrietà (che non è la sobrietà di non bere alcolici. Ma è la pulizia, la purezza e il bianco immacolato della prosa chiara, assertiva, denotante cose significative) sia un valore sempre più raro. E come una prosa sobria, come quella di romanzo, di uno saggio siano cosa rara e come chi continua a credere in questa scrittura abbia sempre l’azione di chi sporca la prosa pulita con contaminazioni eterogenee che distruggono l’unità. Unità e forma mentis (cfr. scrittura e carattere). E’ la verità. Chi scrive in maniera sobria lo è anche di carattere e come si scrive dipende da quali stimoli abbiamo e diamo alla mente. Il capolavoro è nella scrittura, nell’arte, nella musica, qualcosa di perfetto qualcosa cioè, che stando a come Aristotele usava quel termine nella sua biologia (gli animali perfetti sono quelli compiuti in tutte le loro parti), qualcosa che non c’è bisogno più di altro, come incastonate e legate dall’idea sono le poesie sublimi, i romanzi con la migliore armonia di metafore, storie, dialoghi e stream of consciousness (Virginia Woolf), che tutte le parole sono meravigliosamente unite tra loro, per l’opera intelligente dello scrittore di successo (questo fa il classico), di modo che se distruggiamo, aggiungiamo spazi, mettiamo elementi eterogenei, cambiamo l’interlinea o l’impaginazione, il risultato finale, l’unità viene ad essere distrutta. Questa azione di smembramento e di distruzione, è spesso il risultato di un modo di pensare che le mode o le pratiche sociali trasmettono andando ad intaccare la capacità di creazione.  Genesi e contesto storico, come avevo iniziato. L’artista viene indissolubilmente anche ad essere influenzato nella sua creazione dal momento storico in cui vive (anche se non necessariamente come spiegai in Lezioni di poesia). Una forma espressiva come figlia dei tempi. Quindi se imponiamo un modo di pensare, una forma di scrittura, l’aggiunta obbligatoria o l’accesso obbligatorio a parti terze, questa si chiama dittatura e va contro la libertà di pensare. Uno scrittore intelligente pensa come vuole  e scrive come vuole. Non ci dovrebbe nemmeno essere il bisogno di rimarcarlo. Può scrivere senza un elaboratore elettronico, può scrivere a mano su una pergamena, può vivere senza televisione e senza altri supporti tecnologici. Può usare anche forme linguistiche desuete e cadute in disuso, non è licenza poetica, è libertà di espressione. E’ libero. E’ libero il suo modo di pensare. Questo dovrebbero ficcarselo bene in testa i maleducati che impongono il loro pensiero sugli altri e vanno contro il diritto della costituzione alla libertà di espressione (ci si può opporre a queste persone anche legalmente). Ma cerchiamo di essere sereni e vediamo il lato positivo. Prima di rispondere a tono a queste persone bisognerebbe invece riflettere sulla capacità magnifica dell’arte scrittoria di creare e produrre immagini, suoni e metafore. Strumento sublime la parola. Un accostamento di parola diverse in un testo di una canzone, non sortisce lo stesso effetto. Per effetto si intende la capacità di qualcosa (che è causa) di produrre un determinato effetto artistico di modo che quando ascoltiamo una canzone questa va a toccare le corde più recondite dell’animo umano e si piange, ci si emoziona, si viaggia con la testa. Ora, se quel mirabile e dettagliato accordo di parole o di note, che creano il bello artistico o letterario, non ci fosse e se Elton John fosse stato obbligato a scrivere la sua your song in maniera diversa, allora oggi non sarebbe un capolavoro, non sarebbe sempre un classico. L’artista è come un alchimista che mette insieme cose diverse al fine di creare il miracolo della bellezza. Paragonare il bello artistico ad un organismo. Dicevo che l’unità ed il bello artistico di una prosa, di una poesia, di un quadro, di un testo di canzone, dipende da uno stare insieme delle parti ordinate (con il termine ordine, non si intende “ordine militare”, si intende messa insieme delle parti in una determinata maniera.) ad un fine; le persone stanno in vita perché gli organi interni sono tra loro uniti e funzionano in modo che se viene ad mancare uno, più difficile è mantenere il principio di vita o se no il perire (non si vive senza cervello, senza polmoni). Così anche l’opera d’arte e la scrittura, quella che più mi interessa. La scrittura è la più evocativa e difficile delle arti. Immaginare il testo di una poesia come tante parti di un corpo che sono tra loro unite per dare il miracolo della vita. La vita, se per gli esseri umani è tenuta insieme dal lavoro degli organi, nella poesia, metaforicamente, sono le rime, le allitterazioni, le figure retoriche, il verso, il ritmo, le immagini che quelle parole suggeriscono. Se poniamo una parola in una posizione diversa o se usiamo una rima diversa, la bellezza finale ne viene ad essere intaccata. Perciò non è estremo o esagerato dire che se poniamo le parole in maniera diversa non sortisce l’effetto desiderato la cosa artistica; è l’arte, e gli artisti la pensano così. I pittori la pensano così, in una canzone anche una minuscola nota se messa in una parte differente altera tutto, così anche nella scrittura. Attenzione eccessiva? E’ l’arte mica pizza e fichi. Gli artisti sono guidati dall’idea che regola la loro creazione, la loro arte. L’idea è il bello artistico che si vuole creare. Il rapporto complesso, unico e irripetibile tra le parti. Chissà cosa sarebbe successo se Leopardi non avesse detto e il naufragar m’è dolce in questo mare, se avesse usato termini diversi o se Elton John non avesse detto in maniera così delicata e dolce: how wonderful life is when you are in the world. Gli artisti, che sono certosini della parola e attenti ai dettagli mi capiranno. Il bello artistico è come la vita. Non si può vivere senza respirare e quindi senza gli organi atti a quella funzione. Così il bello artistico è l’effetto in una unità irripetibile (una cosa plagiata o copiata non è come l’originale, se analizzata nelle sue parti prime e componibili) che fa si che se usiamo termini diversi viene ad alterarsi il bello, la bellezza che è un’idea iscritta nelle parti scelte, che sono state messe secondo un determinato ordine al fine di creare bellezza, quella vera. Il bello artistico è il risultato di un’azione di messa insieme di parti ordinate al fine di dare piacere, emozione ed entusiasmo. Per questo, obbligare ad una forma di esposizione, obbligare ad una forma mentis, obbligare alla funzionalità e avere gli occhi bendati davanti all’unità artistica è dittatura e a questa si può dissentire (cfr. Etica del dissenso) dicendo quello che si pensa, senza temere il giudizio di chi parla a vanvera. L’arte è cosa delicata e si basa sui dettagli e sui particolari. Basta un piccolo corpuscolo o frammento a rovinare tutto. Questo fanno gli artisti e mi capiranno. Rovinare invece un’opera d’arte significa farla morire. Quando si ferisce una statua, si rompe un monumento, si sporca un quadro, si smembra la prosa ricercata. Rovinare = far morire. Perché se si altera quella unità magnifica allora il risultato finale non c’è più, ma soltanto parole inespressive, morte, assenza di un discorso eloquente ed artistico. Ma la vita è bella e così l’arte.

Giovanni Sacchitelli

 

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