My heart will go on e you’re here in my heart,  il mio cuore andrà avanti così cantava sorniona e immensa Céline Dion in quel Titanic (di cui Rms Titanic) del 1997, e il mio cuore andrà avanti e sarà riflettuto nel cuore dell’oceano (il gioiello che porta al petto Rose, la bianca ed eterea protagonista a fianco al Jack della terza classe, Leonardo DiCaprio), che nel suo blue smeraldo porta in sé il significato dell’amore come rifrangente luce e cristallo; la storia del Titanic, sia per gli appassionati di navi e del concetto di vita-galleggiante (e di come quando questa tocchi il fondo freddo dell’oceano sia come la vita moderna che viene risucchiata dagli abissi, colpevole di essere stata forse troppo orgogliosa e presuntuosa di poter governare l’insondabile, qualcosa che non potrà mai essere conosciuta del tutto e che resta ancora attonita ad attendere lo sguardo conoscitivo umano) sia per coloro che in quel film romantico per la regia di James Cameron, hanno visto l’unione delle classi sociali e la capacità del cuore umano di accogliere il sentimento, anche se viene dalla terza classe ed è un artista-giramondo (Jack Dawson). Nel mio ricordo, quando vidi quel film interminabile (3 ore e 14 minuti) cosa che nella storia del cinema vale il titolo di colossal, da ragazzino fu il film che mi ispirò su tutto l’amore per le navi (che mi portò anche a costruirne una da me, con la mia inventiva) e per le barche come vita galleggiate, il porto come sfida e speranza, come riproduzione in micro delle dinamiche e filosoficamente quanto accade nella società di primo novecento quando è spostata su una nave definita inaffondabile, all’epoca la più grande mai esistita. Interessante come da una canoa, da rudimentali imbarcazioni intagliate in un tronco d’albero o da una zattera fatta di rami legati da radici (come quella che costruisce il protagonista di Rivedere Cast away, per tornare sulla terra ferma) si possa arrivare ad una nave enorme ad elica e a motori a propulsione, come l’ingegneria segua lo sviluppo delle tecnologie procedendo per piccoli passi e sperando che la nave, nella sua costituzione, segua l’andamento della natura e da questa non venga tradita (finendo poi tragicamente sott’acqua); questo il lato tecnico-teorico e poi di valore, quando in una nave, simbolicamente, quelli più ricchi stanno in alto, in suite sfarzose, mentre quelli poveri stanno nella terza classe, nel sottofondo e fanno giochi rumorosi e con tanta enfasi, come sono le nature poco educate alle formalità e alle maschere; l’amore tra Jack e Rose rappresenta, simbolicamente, le due parti della società, bachtinianamente e antropologicamente l’alto e il basso. Questi, possono incontrarsi in un amore possibile, fino a quando e prima che Rose venga data in sposa a Caledon Hockley (Billy Zane), l’antagonista di Dawson, potente, di bell’aspetto ma dal cuore freddo e perfido, manca poi del coraggio e dell’animo artistico di Jack; l’incontro con il pittore semplice e sentimentale Jack la porta a vivere in una dimensione diversa, più concreta, più sentimentale in cui inizia a sentire dentro di sé quel sentimento che nella sua classe e nei modi da prima classe vengono poi “destrutturati” nel rapporto con il pittore-disegnatore; questi, porta la sua innamorata sul bordo di ferro della prua per sentire il vento e come questo muova capelli e senso interno, come i vestiti diventano più larghi e vissuti dentro quel micro-universo così saggiamente riprodotto dal regista, quella nave magnifica ed imponente, che è la vita spostata su un nero e profondo oceano, come scuri e severi sono gli Iceberg che feriscono la pelle d’acciaio del transatlantico nel suo viaggio inaugurale e gli ricordano di quanto la natura sia più forte e abbia più esperienza dell’uomo che in quelle lande nere e fredde non ci era mai stato se non con la previsione e con un progetto. Stare su una nave che porta in sé tutto il mondo, le abitudini (dall’arredamento delle cabine fino ai teatri, ai luoghi di aggregazione), il vestiario di quegli anni, corrisponde all’Europa che viaggia su una barca e sta sopra leghe di oceano blu e profondo, dove al di sotto sta vita e creature, piante, e cose insondabili sulle quali si cerca di portare la vita moderna, come era rappresentativa quella barca (gli operai, simbolicamente, stanno nella sala macchine vicino alle enormi caldaie di eliche che hanno il loro movimento in enormi motori a vapore e simbolicamente rappresentano la parte bassa della società, come quella che viveva negli slums di Londra). Allora, in quel microcosmo, con le sue luci uniche in un deserto d’acqua buio di notte e illuminato a perdita d’occhio di giorno, ancora la possibilità di amore tra classi sociali diverse. Il mio cuore andrà avanti, anche senza di te, perché è il vero amore che Rose ha provato per Jack (citando la colonna sonora: “…love was when I loved you, one true time I’d hold to..”). La famosa colonna sonora del film. Quello che accade tra i due individui di due classi sociali differenti, è quello che può succedere quando alle convenienze della propria classe di appartenenza, come quella di Rose, dove il sentire del sentimento è sostituito da un amore-razionale e argomentativo (come sempre per un individuo bello, ricco e di ottima dote), e succede che questa razionalità viene superata e ci si abbandona al sentimento, quello che li tiene uniti in tutte le fasi del film, da quelle iniziali (dove Jack ottiene i soldi del biglietto giocando a carte e rischiando), fino a quelle centrali, della conoscenza e dell’amore sentimentale, fino al tragico epilogo, così bene rappresentato dal regista, che trasmette il senso di smarrimento e poi di uguaglianza di tutti davanti alla fine inequivocabile, le meschinità di chi si traveste da donna per andare sulla scialuppa, l’aggrapparsi ad un prete come simbolo di salvezza in una barca che sta andando a fondo e c’è chi spera ancora in Dio. In quelle fasi, che sono note a tutti, la celebre scena finale e l’oceano di ghiaccio. Scena cruenta. Comunque guardiamo le parti belle del film e di come queste, a distanza di anni, siano ancora un capolavoro di arte sentimentale.

Giovanni Sacchitelli

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