In Etica del copione, con tanto di Mr. Bean in evidenza, parlai dei concetti essenziali e fondamentali  di copyright, diritto d’autore, originale e copia, ispirazione e produzione in base a qualcosa o qualcuno che ispira e poi copiare come mera riproduzione, esatta e di copia e incolla da un contenuto travisato, trafugato e fatto passare per proprio; è l’anima di chi copia, che convinto di averne una, non fa altro che mettere insieme come un collage fatti, parole, spiegazioni, magari assumendo anche lo stesso tono grave e serio di chi per primo ha creato quel contenuto originale ed autentico (e qui il primo concetto da introdurre: autore originale, nel senso di origine di una serie di contenuti simili / identici o per certi aspetti dissimili) e pensando addirittura che si è pensato con la propria testa, copiando a piene mani parole ed espressioni, per poi farle proprie. In scrittura e carattere, parlai dello stretto rapporto simbolico tra come si scrive (se di una scrittura affermativa o di una scrittura mimetica) e come è una persona, questo si riflette anche nella capacità di quest ultima di elaborare contenuti autenticamente propri oppure di rubare idee autentiche (l’originale) da altri scrittori, pensare di aver creato qualcosa di nuovo, (senza averne coscienza) e magari prendendo meriti per idee o parole di cose che non gli appartengono e che sono soltanto il risultato di un’attività feroce di riproduzione senza il minimo rispetto per la fonte originaria, che chiamerò autore primo, da cui discendono poi le copie, venute male o venute peggio, di scrittori discendenti da un punto fisso originale, unico, autentico. Quello che crea dal nulla un nuovo modo di scrivere, idee, pensieri, messi in forma e contenuto, di modo che una copia è una perfetta riproduzione e falsificazione di un originale che fino a quel momento non era ancora comparso sulla scena letteraria, giornalistica, culturale. L’immaturità o la presunta maturità di creatori di contenuti editoriali, siano televisivi, su carta stampata o sulle innumerevoli testate online (e qui la massa indistinta di fake news, quando il creatore di contenuti nega una delle massime della comunicazione che è la veridicità, per diffondere contenuti che alimentano views, o esche per attirare poi iscrizioni a pagamento,  creano dei punti di attenzione per sviarla poi da altri fatti più importanti. Ad esempio: Il cane di Pippo Baudo rapito dagli alieni, Da domani niente più soldi, si useranno i sentimenti, La televisione del futuro è a pagamento, costerà tanto, La regina di Inghilterra ha cambiato armadio. Et similia), che fa si che non si occupino realmente di trovare la fonte della notizia e nello scrivere nessuna forma di autocoscienza se quanto scritto sia farina del proprio sacco o una riproduzione di idee altrui, facendole poi passare per proprie e facendo proprie, quindi impossessandosi  come un bambino prende il gioco di un altro bambino e dice con aria savia “questo è mio!!” delle idee degli altri, magari poi disconoscendo l’autore primo e dicendo che ciò che si è fatto è frutto interamente di ciò che si pensa / dice / fa in quel momento. Avere coscienza della attività riproduttiva e di furto (perché legalmente è un furto violare le leggi sul diritto d’autore) delle idee altrui è già un passo per rinsavire e capire che scrivere è anche e soprattutto un atto di rispetto per chi ci ha insegnato qualcosa e per chi ha creato prima di noi un contenuto originale, di origine da cui tutto quello viene. Il rapporto tra autore primo-discendenti è un rapporto tra paternità di un contenuto e figli, alcuni vengono bene, altri male. I primi si chiamano ispirati, i secondi si chiamano copioni. E quei figli venuti male non riconoscono il padre e rubano la sua eredità di senso e significato, ingrati ed irriconoscenti. Al di là della metafora filiale, la scrittura e il possesso, che dà titolo a questo mio articolo di inizio Primavera duemilaventidue, è fatto giornaliero, millenario. Quanti scrittori, poeti, hanno creato un proprio stile e poi sono stati plagiati e i copiatori feroci che di nascosto come un amanuense ne rubavano in maniera parassitaria stile e arguzia, paragrafi e commenti (atteggiandosi come fa un commediante con il tocco da giureconsulto sul palco di una commedia grottesca dell’arte brutta), al fine di pensare di aver creato qualcosa con la propria testa, assumendosi meriti che non erano propri e facendosi belli con le cose degli altri, che li credono addirittura saggi e intelligenti. L’occhio dell’acume riconosce subito quando qualcuno vuole imitare l’azione dell’autore primo, perché i suoi gesti nel complesso potrebbero apparire quasi simili all’originale, ma sono messi insieme come una collina brulla e fragili sono i legami che legano parole e azioni, in quanto quello che è stato copiato (che è frutto della creatività dell’autore primo) viene impersonato, come una commedia delle maschere grottesca, da un soggetto che non ha le stesse qualità dell’autore primo (o magari ne ha qualcuna o anche tutte ma non nel grado che ha fatto si che l’autore primo creasse quel contenuto originale e irripetibile, unico. Perché unica è la gamma di qualità che possiede, di modo che quando quel contenuto viene impersonato o imitato da un autore discendente il risultato finale è differente. Potrebbe sembrare uguale ad un osservatore ingenuo. Ma l’acume dello scrittore intelligente riconosce subito il plagio), quindi quelle parole e quelle idee saranno come una amante che cerca di trovare in un nuovo marito le attenzioni di un marito defunto; il passato era l’oro, adesso c’è soltanto ottone laccato, che nulla vale e del nulla splende. Un altro concetto fondamentale: serietà. Lo scrittore serio è coscienzioso delle idee che sono frutto della propria creatività e di quelle che vengono da una fonte esterna. Lo scrittore apparentemente serio, che assume tono grave e profondo, che ruba idee e atteggiamenti degli altri, non lo sarà nei fatti, perché la sua incapacità di esprimere contenuti in maniera assertiva e solida, è uno specchio della sua anima immatura e poco portata alla riflessione, quella vera ed originale. Quanti autori di canzoni sono stati plagiati, quante trasmissioni televisive sono imperniate su idee che all’autore o al direttore artistico sono estranee e sono frutto di un trafugare idee da autori primi, di cui si misconosce l’operato e contraddittoriamente e grossolanamente si rubano anche reazioni emotive (ad esempio: “sono molto felice oggi di invitare tra noi Pinco Pallino, mi ha sempre affascinato il mondo del canottaggio e le cose estreme, ai limiti della forza umana” Questa frase può essere il prodotto di una mente che nella espressione corsiva centrale dichiara al mondo una reazione emotiva propria che in realtà è una copia, una riproduzione mimetica della reazione emotiva di un autore primo di cui si è copiato anche il sistema emotivo). Si odia qualcuno, perché troppo diretto ed essenziale nell’esposizione dei contenuti, ma poi lo si copia. Da qui la scrittura come carattere e come autocoscienza su come si scrive e sul rispetto del pensiero altrui. Ispirarsi a qualcuno e non copiare a piene mani frasi e strutture di esposizione. Si tratta di maturità, il bambino ruba il giochino all’amico in lacrime, lo scrittore maturo fa di tutto e ricerca, sperimenta per creare contenuti originali, innovativi, autentici, anche se questi possono apparire oscuri al lettore o di poco conto. Introduzione del concetto fondamentale: scrittura e possesso: laddove c’è la firma dell’autore di un contenuto, quest ultimo è dell’autore, è di sua proprietà. E mi pare più che logico. Se io scrivo qualcosa, una poesia, un racconto, un articolo culturale, sono Io ad averlo scritto, sono Io che ho speso energie, tempo, che ho patito e sudato per creare quella cosa bella. La scrittura di quell’articolo, sia come azione sia come poi come parole scritte sono di proprietà dell’autore, sono di possesso di chi le ha scritte. In caso contrario ci sarebbe un paradosso. Pertanto se qualcuno se ne appropria e ruba le mie parole, mettendoci sotto la sua firma, questo si chiama plagio, ed è un’offesa al lavoro di chi ha creato quel contenuto. L’autore possiede quanto ha scritto e ciò è sancito da una dichiarazione di paternità che si esprime nella sigla o firma sottostante un contenuto. Il buon senso dice che ciò che è frutto del lavoro e dell’impegno di qualcuno è di proprietà di quel qualcuno e non può essere altrimenti. Il lavoro di scrittura come espressione dell’anima di qualcuno (quindi delle sue peculiari facoltà, delle sue qualità, della sua cultura pregressa, del suo carattere delle sue conoscenze, dei libri e dei posti che ha visitato) appartiene come un figlio al padre a chi le ha create. Questa valga come vademecum a tutti i furboni che improvvisano l’originalità degli altri e si assumono meriti che non gli appartengono. Un altro concetto: il merito. Il successo (perché quando qualcosa è scritto bene ha successo, anche se c’è chi spinge per il contrario) e il merito appartengono e sono di proprietà a chi ha scritto un determinato contenuto. La sigla e la firma sottostante un racconto definiscono chi deve assumersi i meriti per aver scritto o pensato una cosa bella e innovativa. E’ così e chi pensa il contrario è talmente immesso nella società dello spettacolo che non distingue fave da piselli. Pertanto il possesso, la proprietà, il merito, di uno scrittore di successo sono di chi ha messo la firma sotto. E a lui che spettano onore e riconoscimento e non a chi cambiando la firma o copiando si assume meriti che non sono suoi!! Questo dice la logica e il buon senso, la costituzione delle parole ben formate e il regno del Rispetto. Rispetto per il lavoro altrui e per il lavoro delle parole dello scrittore che ricerca continuamente contenuti innovativi e li dona al pubblico. Scrittura e rispetto, scrittura ed unicità.

Giovanni Sacchitelli

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