Tra nasi bitorzoluti, rossi come l’angoscia provai
a camminare e teso tra i giudizi dei probi, ancora nel
blu dipinsi l’anima, su tela pubblica

Di anime che hanno perso il nome e niente altro che
il nulla a loro rimane, tasche piene di odio e impudicizia
a loro il trionfo, a loro la coppa della vittoria

Ed il mistero profondo, si la passione e certo l’idea
rincorsi con scarpe di vagabondo alla ricerca dell’assoluto
di quella cattedrale che il Perfetto ci ha dato, per raggiungerlo con gesti semplici

Mi dissero che spazio non c’era per zaffiri nobili
oltre tutto, soltanto menti corte e respiro affannato
come catrame in una notte di mezza estate

Sono il cavaliere esistente, ed esisto di un occhio duro
che vede il tempo vivo e lo vuole salvare dai vostri
sguardi semplici, e tintinnanti petrolio come la dracma

E l’idea che io cerco, in ogni cosa, non sono voi
e voi non siete me, siete specchi che riflettono anime invisibili
ed il visibilio non vi appartiene se non come segugi

L’idea che è in ogni gesto, alta e cavalleresca svetta
su un fronte di soldati che non sono saggi, sono pavidi
come incerti, esitanti commessi viaggiatori

Il mio canto va al cielo e lì qualcuno avrà sorrisi sinceri
per i miei sforzi, veri più di voi.

Giovanni Sacchitelli

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