E non mi sento fuori di testa, ma sono diverso da loro
loro che che nel coro si allietano e tengono banco
di un musica non leggera, nemmeno leggerissima ma pesante come l’alloro

E di che, cantando vado in festa celebrando il mio cuore infranto
aspetto che i loro occhi vadano a fondo, scoprendo il mio Io recondito
di lassù, pensante e piangente

A loro che di nulla fremono se non di stare in piedi
e lacci di finta speranza legano i loro amori vuoti
e non parlano se non di già detto, del mio canto inascoltato

Ma per quanto questa mia litania che non fa rumore verrà ignorata?
Se di di oro bruno o di argento vivo i miei occhi vivranno di pena nell’incerto futuro?

E alla fine resti soltanto tu, tra le braccia e i sorrisi imitati dei beoti
Tu che ci sei, con te e con i tuoi splendori, Tu parlando a tutti.

Giovanni Sacchitelli

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