Oramai le piattaforme di diffusione sono cosa comune tra i giovani e non, rispetto a qualche anno fa, la diffusione di internet è più marcata degli anni duemila (quando internet non era così comune e diffuso tra tutti), soprattutto con l’integrazione e la potenzializzazione dei telefoni cellulari (smartphone) che in sé contengono le stesse funzioni e applicazioni di un computer, oltre alla possibilità di catturare momenti con scatti fedeli e con risoluzione quasi quanto, se non superiore, le macchine fotografiche. Così anche largamente diffusi ed approvati ad uso universale i social network, un vero e proprio mondo parallelo che corre su un altro binario ed influenza la realtà (e non il contrario) proiettando i tempi, gli argomenti e gli schemi (si pensi ad esempio al concetto di profilo, vera e propria trasposizione su piano informatico dell’anagrafica, della storia professionale, dei gusti e degli apprezzamenti) nella vita di tutti i giorni, filtrando gli accadimenti con la lente del lo pubblico e lo condivido; è il lessico dell’anima connessa, e i social hanno raggiunto una cosi forte cogenza e indiscussa importanza che anche l’informazione ufficiale ne viene condizionata, ed è quasi impossibile una notizia o un servizio che non faccia riferimento al sacrosanto tempio dei social network. Da ciò discende una considerazione naturale riguardo a questa realtà parallela, essere iscritti ad essa  diviene quasi un obbligo costituzionale; l’essere di un cosa nella realtà fattuale (quella concreta, tangibile) ha un valore di significato diverso da l’essere in rete, per una serie di elementi che rendono più articolata e complessa l’entità che si decide di inserire nel circolo più ampio e indefinibilmente aumentabile di internet, perché qualcosa che viene messa sulle piattaforme di diffusione diviene velocemente multipla, molteplice, riproducibile; usando un termine di uso comune: diviene virale. L’essere in rete, diversamente da l’essere fattuale, comporta la moltiplicazione e la diversificazione di significato e di valore dell’oggetto: il valore può essere sminuito, o aumentato, l’oggetto della percezione digitale può essere condiviso, plagiato, deriso, per il tramite dello strumento principe che la tecnologia ha messo a disposizione, il commento. Da fatto privato o da l’essere a sé stante, l’oggetto in rete può essere inevitabilmente sottoposto ai giudici severissimi, ai selettori indiscutibili che stabiliscono cosa deve avere successo, cosa deve essere oggetto di riso, cosa deve subire parodie o diventare un tormentone. Il commento fa si che il valore di un oggetto fattuale, diventi multiplo e variegato, il mondo degli oggetti della realtà concreta viene ad essere reso più complesso e articolato quando viene inserito nelle piattaforme di diffusione; l’anima connessa (che potrei definire come una nuova caratterizzazione del soggetto, questa volta davanti l’oggetto che è internet o i social network) ha un suo lessico, che si esprime per il tramite degli strumenti che gli sviluppatori hanno dato per far vivere il soggetto nel mondo telematico e della rete; perché di vita si tratta, una vita parallela, che ha i suoi luoghi di aggregazione (i gruppi o i forum), dei veri e propri caffè telematici dove ci si scambia idee sotto le durissime quanto grottesche regole dei moderatori. L’essere di un oggetto in rete, è tale anche e soprattutto perché ciò che esso è lo si deve all’azione degli strumenti donatici dalla genesi degli sviluppatori; una volta posto nel circolo della rete, un oggetto può essere apprezzato, cassato, cancellato, plagiato, riprodotto, condiviso, e questo tramite il meccanismo delle emozioni preformate. Si può aggiungere una reazione a qualcosa facendola corrispondere alle cosiddette emoticon, faccine piccole e gialle che dovrebbero riprodurre l’emozione associata alla condivisione o visualizzazione di un contenuto. Ma la fortuna può baciare tutti, così che capita che qualcosa abbia molte visualizzazioni e reazioni positive, che insomma, a tutti, il mio oggetto piace. La struttura dei social e di internet ha reso diversificato e molteplice il significato degli oggetti esperibili e tangibili nella realtà concreta. E quanti più mi piace (così quanti più amici) ha un contenuto, quanto più degno di rispetto è il soggetto autore o colui che ha condiviso il contenuto con i suoi amici informatici. Il valore di un oggetto, ma anche di una persona viene ad essere stranamente moltiplicato  e suscettibile di potenzializzazione tramite ciò che il suo profilo dice, condivide, trasmette; ne consegue che anche il valore di una persona, l’autostima venga ad essere pericolosamente modificata per il tramite dell’azione che gli “amici” su una rete sociale possono svolgere nei confronti del profilo del malcapitato; avere “pochi amici” (che invece è sinonimo di selettività ed attenzione) diviene fattore negativo, avere pochi “mi piace” vuol dire che non si scende a compromessi con le volontà istintive del popolo telematico; quanti più mi piace ha un contenuto, tanti più utenti accorrono ad aggiungere una faccina a quel contenuto, fino a far diventare virale quell’oggetto. L’identità personale, che fuori da un social network, ha caratterizzazioni diverse, viene ad essere modificata, aumentata, moltiplicata, plagiata, e i social network hanno raggiunto un tale livello di sacrosanta verità che anche nei colloqui di lavoro si fa distinzione su chi li usa e chi no e anche su quali tipi (se ad esempio solo facebook, o anche twitter o instagram. Usare solo facebook potrebbe apparire “da vecchi”). L’essere in rete di un oggetto lo rende quindi suscettibile di critiche o commenti severi dai giudici e dagli strumenti che sono dati al soggetto social network. E’ un essere moltiplicato e differenziato, proprio dai commenti e dai giudizi che un oggetto viene ad avere e sotti i quali viene, spesso senza rispetto, sussunto. La comunicazione verbale del mondo concreto, con tutte le sue bellezze del rapporto de visu, si trasforma in una chat, e i soggetti sono piccole fotografie in minuscolo che possono essere disponibili o meno, online o peggio offline. Possibili anche simposi di gruppo, chat di gruppo, che nella realtà fattuale non avrebbero la stessa consistenza e tutto dal vivo sarebbe più lento e riservato. L’anima connessa può anche parlare, può anche “chattare”, aggiungendo reazioni, emoticon o altre strane repliche preformate (che dovrebbero corrispondere alle emozioni così bene epresse nella vita reale dalle fattezze del viso) al “dialogo”. Ma la vita reale, il dialogo nella vita fattuale, così come gli oggetti, sono cosa più bella e più genuina, il cuore è più forte della macchina.

Giovanni Sacchitelli

 

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