In evidenza: Philippe Noiret e Massimo Troisi in Il postino, M. Radford, 1994.

Stendhal nel suo de l’amour (1822) sosteneva che è nel cuore dei semplici, quelli non ancora inariditi dagli studi che sta il vero sentire, il puro percepire, la capacità di amare nel senso più profondo del termine, affezionarsi senza la paura dell’abbandono e del tradimento; prima, insomma, che il cervello domini completamente il suo antagonista ed abbia la meglio sul filtrare e razionalizzare ogni impulso o stimolo dal mondo esterno all’Io. Il tuo sorriso si espande come una farfalla dice Mario alla sua mediterranea quanto dantesca Beatrice, ed è una dedica detta di fronte al giudice pacifico del mare di Procida sul podio di un monte scosceso, ai cui piedi c’è l’oggetto del desiderio. L’ultimo film, per la regia di Michael Redford, con Massimo Troisi (maschera comica che ho più volte citato e raccontato in alcuni miei precedenti scritti) che quella volta girò il film con il suo cuore, prima della fine, sostituito talvolta da una controfigura e il suo progressivo deperimento è ben visibile nel corso dello svolgersi del plot. La colonna sonora poi (L. Bacalov) accompagna delicatamente l’anima di quelle vicende che si svolgono nel caldo mediterraneo di un’isola, che è una metafora di un mondo altro, una piccola isola che non c’è (come fu per il film Mediterraneo, nome di un mio precedente articolo) nel mondo della guerra, dei conflitti, dell’esilio. E’ il film del cuore semplice che si esprime, che spiega le sue vele al vento, per raggiungere le terre della conquista, ma non di genti da sottomettere, del cuore di Beatrice Russo (Maria Grazia Cucinotta), una seduzione (un sedurre) nel vecchio senso del termine, dove sono i cuori dei semplici a collidere, un umile postino, prima disperato e disoccupato, che con l’arrivo del poeta cileno (Philippe Noiret)  trova riscatto sociale, e una lavorante in un osteria. Un esempio di come la cultura alta (nel senso di un poeta che rappresenta le parole alte, le rime, il pensiero intenso, la cultura, la fama) si confronti e dialoghi (Estetica e Romanzo, Bachtin, romanzo tipico come rappresentante in sé tramite la compresenza di lingue e registri diversi, come teatro del dialogo tra l’alto e il basso della cultura) con il basso, ovvero con un individuo rappresentante la classe non scolarizzata, non educata al pensiero letterario, la classe lavoratrice. Questo film, resta bene impresso nella coscienza di tutti in quanto muove le corde più segrete e recondite del cuore e porta alla commozione, per il fatto che l’umiltà di grande poeta viene ad esprimersi nel confronto e nella lezione, oltre che nel regalo dei suoi libri, di un semplice postino, dagli abiti lisi e con una uniforme impolverata e punita dal caldo eccessivo di quelle isole napoletane (Massimo Troisi scelse la spiaggia del pozzo vecchio di Procida, un’isola tra Ischia e Napoli). Il cuore semplice è quello che davanti a qualcuno o qualcosa non processa e non calcola, ma sente e percepisce, venendo travolto da quel non so che che si prova davanti a qualcosa, che è oggetto della poesia, quella più pura e poco raffinata, libera. E’ il cuore dei semplici che si meraviglia quando, inconsapevolmente, fa una metafora. E’ il cuore dei semplici, quindi, capace di cultura, nel senso di gemmare e sbocciare nell’animo di pensieri diversi da quelli materialistici, ed è anche la nobiltà d’animo che vince il paradosso dell’apparenza esteriore, che nei cuori dei semplici, ingenui, modesti, umili, servili si contrappone alla furbizia dei potenti e degli approfittatori. Il cuore dei semplici ha una un pensamento, un intelletto, non contaminato dalle rose nere dell’odio e del pregiudizio. Amano direttamente, senza sapere perché e senza uno scopo, si lasciano guidare da ciò che la loro facoltà interna permette loro di percepire. Così Mario Ruoppolo, si innamora di Beatrice Russo, per il semplice fatto che la trova bella e non per un giudizio o un processo mentale tale che l’amore è il risultato di una dubbiosa analisi e  un borghese metodico esame, riguardanti ad esempio il patrimonio o la buona famiglia di origine. I due, il poeta e il postino, diventano amici, perché l’uno ha visto nell’altro quella purezza di cuore che ricerca nella sua poesia aulica, ha visto de re (nel concreto, nella cosa, de + l’ablativo del sostantivo res), quindi nel particolare i suoi ideali poetici. Ci si innamora anche di chi la mente, poi, ad un esame lucido potrebbe definire come ingiusta o non adatta. Il poeta impara dal postino e questo si fa condurre nei sentieri ripidi della poesia e della sua officina (metafore, rime) per dare una nuova veste ai suoi pensieri più sinceri. Il poeta diventa amico della bontà vera, del cuore che dà e nulla vuole in cambio.

Giovanni Sacchitelli

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