Libro di George Orwell (1938) e ispirazione per l’architettura modernista di Antoni Gaudí (autore della casa Batlló e del Parc Guell, da cui si può ammirare, dopo una spirale in salita, da un altura la città e sembra di essere nella casa di Hänsel e Gretel con tutte quelle forme strane e  i mosaici colorati), la Catalunya regione a nord est della Spagna che ospita la Barcellona delle ramblas, la città romana di Tarragona (la Tarraco di cui in evidenza l’anfiteatro romano. Interessante l’itinerario archeologico della città e i numerosi resti dell’antico insediamento, come le mura di cinta. La fondazione risale al 218 a.C.), le spiagge di Valencia (in cui si parla anche Catalano) e poi di lì a poco il confine con la Catalogna francese, e Perpignano (città geograficamente nella Francia ma in cui vige il bilinguismo tra catalano e lingua francese) con i suoi canali e il suo maniero. Nazione e zona del mondo (la più evoluta e all’avanguardia rispetto al resto della Spagna, la più europea, nota la sua volontà di secessione ed indipendentismo nonché il suo inguaribile desiderio di eleggere la lingua catalana a lingua di stato. Una lingua di cui essi vanno molto fieri e parlano più volentieri rispetto al castigliano. Un idioma più stretto, tronco e istintivo rispetto alla musicalità dello spagnolo standard, numerose le somiglianze con la lingua francese. La meno mediterranea delle regioni della spagna, meno tipica della regione centrale di Madrid e le regioni della Castiglia, la regione di Don Chisciotte della Mancia e sede del castigliano doc; meno tipica o caliente delle ancora più torride regioni dell’estremo sud, come l’Andalusia o  a ovest l’Estremadura. Regioni caratteristiche della passionalità iberica)  che ho potuto conoscere in prima persona più volte nelle estati di tanto tempo fa, accompagnato da amici indigeni del posto (tra il 2008 e il 2010) e di cui un racconto emozionale vale la pena di essere fatto. Il racconto emozionale differisce dalla semplice constatazione dei fatti (il racconto descrittivo), per il fatto che in esso i significati e i sensi delle parole giacciono nella mente dell’osservatore, non a caso Hume diceva che la bellezza è negli occhi di chi guarda; il racconto di emozioni percepisce gli oggetti (una cattedrale, una strada, un affaccio sul mare, la facciata colorata di un palazzo. Come è presente a Tarragona o le coloratissime e fantasiose case di Guadí a Barcellona) non secondo la storia teorica e di definizione di essi (chiedendoci ad esempio quale sia la storia precisa di un monumento, in maniera pedantesca e certosina. Rovinando la percezione aesthetica con complicazioni intellettualistiche) ma secondo un non so che, che gli oggetti stimolano nell’osservatore, per quell’azione inspiegabile che il bello di natura e il bello artistico agiscono nell’occhio di chi li contempla. Il racconto emozionale è la storia dell’anima che contempla le cose, e a priori (prima anche di ogni approfondimento teorico e intellettuale sull’oggetto della percezione) apprezza qualcosa. Il racconto emozionale è anche il racconto della divulgazione o i reportage di viaggio, dei fotoreporter (rispetto alla narrazione di un libro di storia, la storia fotografica va dentro le condizioni private e psicologiche dei suoi protagonisti), in cui prima dello studio sui libri, ci si fa travolgere e plasmare da ciò che si vede in prima persona, per  un’antropologia empirica atta ad apprezzare ciò che la percezione dice in quel momento, prima di ogni approfondimento. Il racconto emozionale è quello più vivo e fecondo di significati, in quanto è più pregno di suggestioni e di elementi psicologistici, rispetto alla semplice e assertiva constatazione dei fatti. Il racconto emozionale è quello frutto della passione che porta su un piano diverso e vivifica le nozioni presenti in un testo, soffermandosi sui dettagli, animandoli della luce propria della passione che si ha per qualcosa. Non a caso il termine passione (il termine deriva dal verbo “pati” che  sta per soffrire, patire) indica una passività rispetto a qualcosa, anche dal punto di vista filosofico (si pensi ad azione-passione nella struttura delle dodici categorie kantiane), essere appassionati di una città mentre la si osserva, è essere passivi e disposti a farsi ammaliare da ciò che l’occhio vede. Il racconto emozionale ha la capacità di gioire per la visione di qualcosa, senza poi darne un resoconto matematico sul perché, è l’entusiasmo a parlare, lo spirito di avventura e di scoperta. Tornando alla catalogna, ebbi modo di visitarla più volte, Barcellona, città colorita, Tarragona, piccola cittadina di poco distante (dalla struttura simile a quella di Barcellona, con ramblas, le strade larghe che portano direttamente al mare, a toccare ferro, “tocar el ferro” in Catalano, per sfiorare l’inferriata che affaccia sulla costa), scendendo verso sud, nell’altra regione (comunidad valenciana), Valencia, città moderna con riferimenti al passato, con le sue gradevoli chiese gotiche. Qualcosa sugli abitanti. I catalani sono noti per il loro essere costantemente contro il sistema, arrabbiati e di sinistra, ma sono pur sempre dei mediterranei e con loro si può scherzare e ballare lo ska (una forma di reggae dal ritmo velocizzato),  non sono così caotici come gli spagnoli del sud, sempre con la volontà di fare festa e dal carattere più popolare ed ingenuo, ma sono comunque gradevoli. Una regione che ha all’interno anche luoghi suggestivi e sospesi nel tempo, come il borgo de La Mussara, borgo abbandonato. Un Invito alla visita. 

Giovanni Sacchitelli

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