In evidenza: Cristopher LLoyd (Emmett Brown) e Mary Steenburgen (Clara Clayton) in Back to the future III, 1990, Robert Zemeckis.

Il problema delle affinità elettive, oggetto della penna di Goethe, fondamentale nella scelta del proprio partner, prova del nove finale nella relazione per capire quanto essa possa durare e secondo quali precise armonie, è cosa di ogni giorno e non riguarda soltanto l’infatuazione amorosa, ma anche l’amicizia (concetto da me sviscerato nell’articolo L’amicizia, dove sostenni l’idea francese di Montaigne, in base alla quale l’amicizia è una sola anima, in cui si perdono in confini tra Io e il Tu, ed è un tutto in comune), per un amico in più qualcuno sarebbe andato a piedi a Bologna e avrebbe passato qualche notte in prigione, o ancora l’amico è lo stesso respiro e lo stesso pensiero. Si cerca un partner o un amico per qualcosa che elegge (citando Goethe e la metafora tratta dalla chimica che lo scrittore tedesco usa) un’affinità, delle passioni in comune, un libro che entrambi si  è letto, una città le cui strade ad entrambi sono rimaste impresse nella memoria, l’idea di un filosofo, un desiderio di ribellione (citando ancora Renato Zero: sporcheremo i muri con un altro no); siamo unici e irripetibili ma ci è data la possibilità di scegliere chi più ci va a genio, chi più è affine alla nostra personalità, ed è questa la grande possibilità: scegliere. La scelta segue le direttive della nostra personalità e dei nostri gusti, dei nostri ideali e delle nostre superiori forme di rispetto e di virtù. Nanni Moretti nel suo Bianca (1984), affermava di scegliere un amico, di non diventare amico del primo che incontra, e quando scelgo è per sempre. Ma, i ritmi, le situazioni roboanti e caotiche della vita moderna, dove si confonde l’amicizia con la compagnia, o si fa dei conoscenti degli amici stretti, non contemplano l’esclusività, l’attenzione al dettaglio, la ricerca della vera amicizia, al di là delle leggi del branco. L’amicizia, così come l’amore, ha a che fare con le connessioni profonde dell’essere, è un’intesa che non si può avere con chiunque e in qualunque luogo (dal rumore della folla ci si rifugia in spazi inaccessibili per vivere un paradiso terreno, realmente terreno. Concetto sul quale Sophie Scott, artista inglese di cui parlai nell’articolo Sofia tra i giganti ritorna nel suo singolo riuscitissimo Golden Nights, in cui si inseguono le notti dorate. Chasing gold, golden nights, in un paradiso personale). Le cose in comune, quelle che uniscono e animano i discorsi fino a tarda notte, quelle che salvano dai silenzi lunghi viaggi in treno, sono quelle che uniscono e creano nuove amicizie, destinate poi ad essere sempre più rigogliose, perché uno alimenta l’altro con le sue conoscenze ed il suo carattere. Ognuno, per quanto riguarda la ricerca di quell’agognata anima gemella, sogna e spera di trovare la sua metà, quella con la quale si sta bene anche senza dire nulla, ci si capisce con lo sguardo, con un colpo d’occhio, un augen blick. Capita di cambiare molti partner e di avere in mente sempre quello perfetto ma irraggiungibile o magari di averlo trovato subito, per fortuna, ed essere soddisfatti di questo. Come per l’amicizia che, a differenza dell’amore, non prevede altra intesa se non quella puramente spirituale della mente e dell’anima, anche per la ricerca dell’anima gemella è fondamentale la condivisione. In base alla struttura e all’etimo della parola: cum + dividere. Dividere qualcosa per o con qualcuno. Se si vuole davvero accedere alla psiche dell’altro è fondamentale questa azione, di divisione, come si taglia in due una pagnotta che è cibo per il corpo, di un contenuto intellettuale affinché entrambe le anime si nutrano e così vadano avanti, insieme. Innamorarsi di qualcuno, così come essere amico di qualcuno, per fattori superficiali, per aderenze puramente superficiali, a lungo andare si trasformerà in una inespressiva compagnia che si sostiene solo su fattori materiali e non pertinenti al carattere, monadi che tra loro non comunicano. Mi è venuto in mente, ed ho scelto poi come immagine in evidenza, l’attualissimo e colorato terzo episodio della saga di Back to the future, il III, del 1990 ambientato nel selvaggio west; ho scelto questa coppia per due ragioni: la prima è che entrambi non sono più “giovani” (nonostante poi Doc si riveli più arguto e sveglio di Marty) e quindi per loro trovare l’altra metà della mela diviene più arduo prima di diventare degli anziani bisbetici e intrattabili. La seconda è che entrambi sono dei tipi sui generis, l’uno è uno scienziato strampalato che nel vecchio west, sotto gli abiti di maniscalco, conduce i suoi esperimenti e costruisce una macchina grande come una stalla per creare un piccolo pezzo di ghiaccio (in pratica un frigorifero), l’altra è una solitaria e malinconica insegnante, anche lei appassionata per la scienza e per il sapere. Nel film, lo scienziato, salva Clara da morte certa prima che finisca nel burrone (se questo non fosse accaduto il burrone si sarebbe chiamato come la sua defunta, Clayton) con la sua carrozza e poi da lì scoprono entrambi di amare la chimica, l’astronomia, Doc si offre di aggiustare il suo cannocchiale. Affinità elettive anche in tarda età, la stagione dell’amore viene e va […] i desideri non invecchiano quasi mai con l’età, dimostrazione di come l’anima sopravviva all’alterazione del corpo e degli anni e poi si trovi all’improvviso, senza accorgetene, la vivrai, ti sorprenderà. Quando gli occhi di Doc e Clara si incontrano prima della fine inevitabile, Doc esclama dopo aver sentito il nome della donna what a beautiful name!. E’ già una nobilitazione dei rapporti, chiamare per nome una persona, nominarla, farla sentire presente a se stessa. Amore di altri tempi. Nel film lo scienziato pazzo e la maestrina si frequentano, vanno a ballare insieme nella festa del villaggio, la timidezza iniziale dello scienziato progressivamente si scioglie e lascia la porta aperta ai sentimenti; anche uno scienziato può e sa amare, e poi quando entrambi si trovano davanti alla contemplazione degli astri e della Luna, si ritrovano uno di fronte all’altra in quelle cose in comune che fioriscono nei loro discorsi appassionati. Clara si meraviglia di qualcosa che non conosceva bene, la geografia lunare, che le è insegnata da Doc, il quale poi si accorge che anche alla sua Clara piace Jules Verne (libro da cui lo scienziato ha tratto la sua idea per il viaggio nel tempo), sostenendo che da piccolo voleva conoscere il capitano Nemo. Affinità elettive in un grande classico per grandi e bambini.

Giovanni Sacchitelli

 

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