In evidenza: schermata tratta da Age of empires II, the age of kings, Microsoft, 1999. 

In Da Pascal a Turing. Breve storia del personal computer e in Sistemi operativi e utente, parlai della storia degli elaboratori elettronici, affermando che il computer deve il suo battesimo ad un filosofo francese, Pascal e la sua macchina calcolatrice, e poi, nell’altro, parlai di come l’interfaccia visiva (il desktop) sia una riproduzione in micro degli spazi delle scrivanie d’ufficio, in una visuale digitale. Più avanti in Logiche del gioco esposi la struttura dell’azione del gioco e di come essa sia una imitatio rei degli accadimenti del reale, ne conclusi poi che il gioco è anche più vero e significativo della realtà fattuale; ora, applicando la logica del gioco (come immagine in evidenza scelsi uno still dal bel film con Robin Williams, Jumanji, che era un gioco da tavolo) al rapporto tra soggetto e macchina, quindi tra utente e sistema operativo, parlo del gaming dei tempi andati, perché il gaming (il giocare davanti ad un’interfaccia visiva di un elaboratore elettronico) è una forma di evasione e di arricchimento della percezione tramite forme complesse e riproduzioni, tramite il lavoro degli sviluppatori (nel caso di Age of Empires II degli Ensemble Studios), spesso estremamente fedeli, di personaggi e storie. Il gioco al computer spesso offre più colori ed ambientazioni più stimolanti per la fantasia del gamer, ed era la sensazione che provavo in prima persona da adolescente davanti al vecchio Windows Xp (anello di congiunzione tra i sistemi operativi degli anni 90, quindi da Windows 98 alle successive elaborazioni degli anni 2000), davanti ad un ingombrante schermo a tubo catodico, con un impianto dolby sorround che riempiva gli ambienti diffondendo i suoni delle avventure in prima persona. Era il 2004, il tempo di The Lord of the rings, ed adesso di anni ne sono passati tanti, pur tuttavia come ogni cosa anche il gaming ha i suoi classici, oggetto adesso di rifacimenti e rimasterizzazioni (Per Age of Empires II è stato lanciato un nuovo release nel 2019). Scelgo in evidenza una schermata da Age of empires II, il secondo della saga (il primo esce nel lontano 1997), ambientato nel medioevo, gioco di strategia per eccellenza, passando in rassegna tutta l’età di mezzo, immaginando di essere Giovanna D’Arco, delizia per i ragazzi appassionati di storia, muovendo trabucchi d’assedio o arieti per distruggere mura di cinta; creare il proprio impero personale, partendo dalle basi fino a mettere insieme civiltà e città complesse, il gioco permette infatti di fare e di creare omini che coltivano la terra, che estraggono oro dalle miniere, che pescano, oppure sacerdoti guaritori, o ancora scuderie e dentro cavalieri pronti a combattere, secondo i desideri dell’utente. Immergersi in prima persona negli ambienti delle battaglie storiche (riprodotte in micro, anche se stilizzate nella schermata principale, come è visibile ad esempio nell’immagine che ho scelto in evidenza, ed in basso a destra una mappa che rappresenta in generale tutte le zone di azione del gioco), difendere le città dagli assedi, solcare fiumi e poi tentare l’assalto tra il verde delle foreste che sono un invito alla fantasia. Per me il gioco di strategia migliore di sempre, lavoro di ragionamento quanto una partita a scacchi, saper gestire le risorse per evitare di non avere più soldati e distribuire in luoghi precisi torri di avvistamento o arcieri pronti alla difesa. Una imitatio rei degli strateghi medioevali, un mondo in cui ci si immergeva per combattere la banalità e il vuoto del mondo circostante. Dello stesso periodo Need for speed underground (2003), gioco estremamente all’avanguardia per quegli anni, con una risoluzione molto alta, che era incentrato sulle corse notturne nelle grandi città del mondo, corse notturne (e quindi abusive) di auto che si potevano truccare ed elaborare nell’esterno e nell’interno, fino a diventare dei bolidi simili ad astronavi che sfrecciavano guidate dai sapienti giocatori  con i loro tasti direzionali ed arrivavano oltre i 300 km/h (come quelle regine degli anni ottanta di cui parlai in un mio precedente articolo). La musica hip-hop (successo clamoroso anche in Italia nell’inverno del 2004) poi faceva da colonna sonora alle adrenaliniche corse al successo. Poi c’era il gioco in prima persona, termine utilizzato nel gaming per indicare il personaggio singolo (l’eroe) le cui azioni sono mosse dall’utente, e degno di nota è il conosciutissimo Mafia, The city of lost heaven (2002). Viaggio straordinario in una città (con ambienti ispirati a New York City e Chicago) degli anni 30, vivendo le avventure di un autista di taxi che progressivamente diventa poi un gangster, e tutte le missioni che il personaggio deve affrontare guidando auto d’epoca, passeggiando per le vie di quella città americana del paradiso perduto, accompagnati da musiche originali del periodo. Un classico che ogni esperto di videogiochi conosce ed elegge a capitolo essenziale del passato. La grafica era quella che era, dato che stiamo parlando dei primi anni 2000, ma forse per quell’essere ancora geometrica e stilizzata rendeva meglio l’idea del gioco come imitazione. Classici da ricordare.

Giovanni Sacchitelli

 

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