In evidenza: la fantasmagorica casa hobbit di Bilbo Baggins da  The lord of the rings: The Fellowship of the ring, Peter Jackson, 2001.

La storia siamo noi diceva qualcuno (F. De Gregori, Scacchi e tarocchi, 1985), per dire che gli eventi, gli accadimenti sono il risultato e l’azione di individui, o di vari individui, che si uniscono per muovere le sorti della storia, in una direzione significativa. Ma questi individui sono anche il risultato dell’educazione che hanno ricevuto, dell’ambiente in cui hanno vissuto (ambiente familiare, scolastico, lavorativo e sociale. Su questo si veda Soggetto e ambiente) e di chi ha insegnato loro a vivere. Quindi, per una progressione e un arricchimento dei precedenti punti di vista (Soggetto e funzione, Soggetto e azienda) per una proiezione delle anime individuali nel più ampio sistema della società, aggiungo e complico la rete di significati in precedenza esplicata con una sintesi a priori (I. Kant, Critica della ragion Pura, 1781), inserendo il soggetto come soggetto complessivo, come società fatta di individui che a loro volta sottostanno agli ambienti nei quali sono immessi; una società nel complesso si muove e va in una determinata direzione stabilita anche e soprattutto da come sono i suoi individui, se questi non sanno e si crogiolano nella loro ignoranza, eleggendola a virtù, (e qui l’importanza della cultura e dell’educazione sui libri) si costruisce una piramide del nulla. Sapere è potere, sapere è poter fare, sapere è poter cambiare se stessi e poi gli altri. Senza gli strumenti adeguati è come cercare di saltare un guado e restare inevitabilmente carponi sulla sponda per l’incapacità di andare oltre, è questa la sensazione che si prova quando si prova a comunicare con un ignorante e questo non ha gli strumenti intellettivi per comprendere le nostre parole. L’ignoranza crea individui non in grado di autocoscienza sulla propria condizione e nemmeno in grado di aiutare e comprendere il prossimo. E’ gravemente deleteria per quelli che vogliono migliorarsi. La storia siamo noi perché, illuminando le nostre individuali coscienze con la conoscenza e l’alfabeto delle emozioni e dei sentimenti, possiamo muovere le sorti universali del genere umano, e questo va ora inteso non come in precedenza come soggetti singoli (ambiente, funzione e azienda) ma come soggetto umanità davanti all’oggetto, che questa volta, è il globo intero, è la terra, che ci ospita e ci fa respirare. Il soggetto genere umano e il mondo intero, come noi in quanto soggetto umanità possiamo cambiare le sorti in meglio nella nostra permanenza sul globo, agendo sulle nostre coscienze individuali, tramite la conoscenza, l’educazione sentimentale e l’alfabeto delle emozioni. Questo alfabeto spesso, non si insegna a scuola, dove già vige una sorta di catena di montaggio, che poi più avanti sarà perfezionata nel soggetto e funzione, l’alfabeto delle emozioni non è cosa che si insegna sui libri ma è un qualcosa che va anche sviluppato e portato in superficie dalla coscienza degli interlocutori. Si deve insegnare nelle famiglie, svegliando i ragazzi (come dice una nota canzone di Eugenio Finardi), perché quello che poi succede nelle strade è conseguenza logica di come il singolo viene trattato  e considerato nel privato. Se non si insegna il dialogo (quello vero e non quel surrogato di dire che è l’esprimersi del borghese. Sulla comunicazione in passato scrissi logica della comunicazione), il parlare diretto al nucleo e non una semplice aderenza all’esterno, non si avrà una reale edificazione dell’individuo. Non si creerà ma si distruggerà. La mancanza di valori è un’assenza dovuta al mancato insegnamento di ciò che vale (si dà valore a qualcosa quando si decide di non enuclearla, ma di far si che essa resti sospesa e inviolata, planando l’abisso del nichilismo). Non lo si educherà al rispetto per se stesso e chi non rispetta se stesso, figuriamoci se può rispettare il prossimo. La comunicazione vera, quella diretta, quella che non teme giudizio e va all’essenza, crea individui comunicativi che esprimono in maniera netta la loro storia e così, tutto il mondo viene ad essere costituito di storie vere che creano un universo vero, un oggetto globale vero. Nell’ambiente familiare il soggetto individuale viene così ad essere forgiato, nel bene o nel male e questo influisce poi sulla capacità civile di quest’ultimo, sulla preferenza elettorale, sulla professione che  si andrà a fare soprattutto come sarà svolta (se in maniera trasparente o disonesta). Quanto è pericolosa l’ignoranza, anche se qualche volta fa bene chiudere gli occhi sugli eventi neri, per evitare di esserne influenzati in peggio; ma è sempre vero che l’ignoranza, il pregiudizio, il giudicare istintivamente senza sapere cosa una persona vuole esprimere con i suoi contenuti, la mancanza di analisi e raziocinio, sono cose tossiche per la società intera e per il rapporto superiore e complessivo tra soggetto umanità e globo. La cultura, la conoscenza non sono cose che tanto vivo uguale lo stesso, potrebbero apparire così ad uno sguardo superficiale, ma l’abbandono scolastico prematuro o peggio la mancata scolarizzazione per lavorare (perché bisogna “temprarsi” e maturare) non sono affatto sinonimo di virtù, salvo poi se ci sono necessità o fatti di causa maggiore. La lettura (argomento di chi ho trattato in il piacere di leggere), dei libri giusti ed edificanti, cambia la persona e la rende diversa da chi non lo fa, si scrive e si pensa in base a ciò che si è letto, ma bisogna avere anche quella capacità dialogica (Bachtin) con il testo e la disposizione d’animo a farsi plasmare ed educare dall’autore, per poi vivere e interpretare le cose del mondo per il tramite della parola incastonata su carta; chi non sa e decide così di lasciare affamata la propria anima, nutrendola solo di vaniloqui, fa un grave torto alla propria capacità civile e non è uguale a chi non sa. Le azioni, saranno un esercizio di stile in cui la cultura e l’informazione si riflette nell’agire quotidiano, elevando l’individuo dal volgare materialismo e portandolo su sentieri più alti. Studiare serve per migliorare l’individuo, far si che questo veda il mondo (e qui ancora il vertice della piramide: soggetto umanità e globo) con le lenti e gli occhiali di significato che gli sono dati dalle sue conoscenze. Avere tuttavia anche capacità critica e mettere in discussione le linee guida che sono date spesso dall’educazione scolastica, avere la capacità di approfondire e fare studi privati su autori o cose che magari generalmente non sono considerate tipiche dalla consueta manualistica. La conoscenza è in grado anche di riconsiderare il fatto che una società debba essere per forza di cose basata sul denaro, e crea nuovi schemi, nuovi modi di considerare le cose, oltre il soggetto e funzione. La prima adolescenza, ma soprattutto la prima giovinezza (fase dello sviluppo che raggiunge il suo acme a venticinque anni), sono terreno fertile dello sviluppo del pensiero critico degli individui, questa formazione resta poi invariata per sempre; se quindi non si agisce bene in questa fase, se i giovani non vengono educati al pensiero anti-utilitarista, al pensiero complesso, al pensiero astratto, avremo basi fragili per una piramide di sabbia. Mai educare alle illusioni perdute (come quel celebre romanzo di Balzac), al nichilismo, al vuoto esistenziale che poi sfociano inevitabilmente nella violenza e nella delinquenza come in quell’arancia meccanica di cui parlai in Kubrick e il reale. Allora scelgo in evidenza un fotogramma dalla saga fantastica (Il signore degli anelli: la compagnia dell’anello) per eccellenza che mi riempì di emozioni da adolescente portandomi in quei mondi medioevali con elfi, nani e hobbit, per indicare quanto sia importante, oltre alla scoperta, al trovare, alla ricerca, quanto sia essenziale esperire. Esperire, fare esperienza, vivere la realtà e poi da essa trarre insegnamenti, ragionare e creare autonomamente il proprio punto di vista sulle proprie induzioni. Vivere davvero, sperimentare, provare, viaggiare, disposti all’avventura del pensiero come quella compagna dell’anello di tantissimi anni fa. Fare esperienza e plasmare così la propria anima verso nuove terre promesse.

Giovanni Sacchitelli

 

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