We are such stuff as dreams are made on

W. Shakespeare

Dialettica, termine che ho fatto mio ed ho utilizzato spesso nei miei articoli, indica bene e manifesta in sé, anche dal punto di vista dell’etimologia e della struttura, il senso dell’azione vitale, il senso del logos scambiato, da cui il termine dialogo. Essenziale, era per Bachtin, il dialogo come realizzazione dell’individuo, non tanto nel senso moderno del termine, come realizzazione professionale, quanto come reale ed esistente, presente a se stesso; la dialettica Socratica era un dialogo in cui alla fine si giungeva alla definizione di un concetto, si giungeva ad un punto fisso (le essenze per Platone esistono al di là delle contingenze terrene nel fantomatico Iperuranio), mediante un’azione viva, un dibattito, in cui in due alla fine si giungeva ad una soluzione. Se, quindi, non ci fosse la dialettica, quella sana e feconda di conseguenze, ci sarebbe una stagnazione, una stasi che non porta a nulla; i contrari, come cito nel titolo, sono la struttura dell’essere, caldo e freddo, bene e male, dolce e amaro, bontà e cattiveria, privazione e azione. Non esiste in natura, quindi, un fenomeno o accadimento o evento, che sia esclusivamente o soltanto qualcosa (come la bontà impossibile e inalterabile dei religiosi), ogni azione è a sua volta una reazione ad un’altra e viceversa. La fisica ce lo insegna. Shakespeare diceva che desideriamo ciò che ci è negato, perché ciò che è visto come ostacolo (quindi come contrario) rappresenta un pungolo, uno stimolo, una lontana bandierina da raggiungere; quando invece si vive in un mondo dei balocchi in cui tutto è a portata di mano, tutto è raggiungibile e semplice da raggiungere, è lì che l’anima si adagia sugli allori, e viene meno il desiderio così come la sua alta espressione: il sogno. Il sogno, come creazione alta del desiderio, avviene quando l’oggetto da raggiungere appare irraggiungibile, non semplicemente difficile da raggiungere, ma impossibile, per i propri mezzi. Come quando si sogna di volare oppure di vivere in altri mondi, oppure di essere nello stesso tempo in luoghi diversi. Ma, se non ci fosse un limite, qualcosa che blocca l’azione del desiderio (argomento di cui parlai già in logica del desiderio), l’istinto, la volontà interna dell’essere umano a desiderare non ci sarebbe e nemmeno lo struggimento interiore dovuto ai desideri mancati. Il desiderio e la sua alta realizzazione, il sogno hanno dunque una stretta relazione con l’emotività e i rivolgimenti interni dell’anima (il pianto, la disperazione, il rancore); i sogni, se impossibili quanto le canzoni dei cantautori e le liriche dei poeti, sono in grado di stimolare e muovere i pensieri per una vita intera, possono muovere a grandi imprese, eroiche quanto le gesta di Romeo per Giulietta. I contrari, stimolano ad agire e sono l’essenza stessa della natura, in cui tutto avviene mediante una posizione-opposizione, questa azione viene bene descritta dalla natura geometrica del cerchio, la cui figura è tracciata dall’inseguirsi di contrari. L’esporsi in maniera regolata a temperature diverse, rinforza l’organismo, le stagioni mediane (la primavera e l’autunno) sono non a caso le più vivibili in quanto l’eccesso del caldo estivo e l’eccesso opposto (il freddo) provocano un’alterazione dell’organismo che non riceve l’adeguato, il proporzionato apporto di temperatura, con conseguenti ricadute sulla salute. La dialettica, quindi, sia quella di un dibattito politico, sia quella di una dialogo tra persone, provoca una scintilla, un qualcosa che in natura ha un preciso significato e ruolo; simbolico è il senso del dialogo, che tramite la posizione su uno stesso piano di pensieri diversi, ha una sintesi superiore in un punto di vista in comune, un’azione tra contrari che genera vita, qualcosa che il singolo da solo, non avrebbe raggiunto senza l’opposizione di un altra persona. In amore anche avviene lo stesso, la negazione della presenza, la lontananza dell’oggetto amato (che può portare all’idealizzazione quando l’oggetto diviene irraggiungibile con la trasposizione dell’oggetto da un piano mondano e materiale fino al trascendente, alla metafisica, che è il campo del sogno. C’è chi addirittura sosteneva che la donna è meglio sognarla che averla) stimola a pensieri su di esso, fantasticherie, al desiderio di avere accanto a sé quella persona. Sonetti, poesiole, versi e lettere aperte verso qualcosa che è lontano, che è contrario alla situazione presente. Diceva bene il poeta inglese a dire che ciò che ci è negato, è ciò che rende anche vivere più significativo e dà anche un senso alle cose. Gli individui continuamente pongono obiettivi (nella teoria aziendale questi vengono definiti sfidanti, già il termine raccoglie in sé il senso del desiderare) alle loro vite, raggiunti i quali, saranno felici. E poi, una volta giunti a questi, se ancora insoddisfatti, nuovi traguardi da raggiungere. Gli opposti si attraggono, caratteri contrari spesso, vanno d’accordo e sono uno la compensazione della mancanze dell’altro. Le migrazioni spingono gli animali a muoversi verso zone con climi diversi, magari più temperati. Il desiderio di bere porta ad allucinazioni nei deserti e fa gioire alla prima oasi disponibile. Restano tanti desideri irrealizzabili, che forse in altri momenti della storia dell’umanità potranno essere invece, possibili. Si pensi ad esempio all’immortalità o alla ricerca di altri pianeti abitati e con un grado di intelligenza come il nostro, se non superiore. Senza, quindi, l’opposizione, senza la negazione, come quando l’oggetto amato rifiuta le avances del corteggiatore che invece si fa sempre più insistente, non ci sarebbe dialettica, non ci sarebbe interscambio, flusso, vita. Troppa tranquillità spinge l’individuo a cercare azione, troppa agitazione lo induce a cercare quiete e rilassamento. La vita, ed i fenomeni naturali, sono un cerchio, a circle of life infinito che sempre si rinnova, si auto-alimenta, tramite la dialettica costruzione-distruzione-costruzione e così ad infinitum. Uno stato dell’anima perdurante, ad esempio una tristezza perenne, che non cambia mai in uno stato di gioia, è innaturale quanto il suo contrario, l’essere sempre felici, anche per una questione di conservazione di energie vitali. E’ quindi un’onda, che si increspa nel senso interno, come il mare per Baudelaire. Una natura che non tiene in sé gli opposti, è statica, sterile, incapace di cambiamento e allineamento con la natura, che è fluire incessante per il tramite della dialettica dei contrari. E’ la vita, siamo noi.

Giovanni Sacchitelli

 

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