In evidenza: The Leaning Tower of Pisa, Martin Parr, 1990

Tra l’autore e il pubblico si frappone un magma indistinto di preferenze, critiche, situazioni sociali, correnti di pensiero e mode; se si dicesse sempre quello che ognuno vuole aspettarsi o se non si facesse l’art for art’s sake avremmo tante piccole miniature su tanti piccoli piedistalli che rappresenterebbero esattamente ciò che il buon pensare e il pensiero dell’armento considerano come giusto, vero, bello, gradevole. Coloro che andarono contro i tempi e furono perfettamente controcorrente allora non meritarono la censura (come ad esempio Galileo) e l’essere banditi dal senso comune perché semplicemente dicevano la verità. Verità scomode (nel caso di Galileo proprio contro la visione cosmologica della Chiesa) che nessuno avrebbe avuto il coraggio di enunciare ad alta voce senza poi incorrere nella gogna pubblica. Di personaggi contro corrente la storia ne è piena, costoro sfidarono ciò che la cultura ufficiale considerava saggio e vero, censurati, banditi e considerati dei perfetti pazzoidi. Perciò un autore non deve accontentare il pubblico, lo deve educare, lo deve far risvegliare dal torpore e dai suoi preconcetti, perché come quegli intellettuali che criticavano De Crescenzo ma poi di nascosto lo leggevano, il popolo ama proprio chi ha il coraggio di osare. Se sempre stessimo a considerare il pericolo di offesa a qualcuno o qualcosa, si parlerebbe del nulla e del nulla si vivrebbe. Scrivere è esprimere, affermare, non semplicemente riprodurre o mimare l’altrui comportamento. Moretti in un film (Sogni d’oro, 1981) definì il suo un “pubblico di m…a”, film antico, morale attuale. Non deve meravigliare se poi a distanza di anni alcuni autori vengano riscoperti e rivalorizzati, probabilmente perché non avevano un pubblico adatto ai loro contenuti e qualcuno che li rendesse il giusto rispetto. Una scrittura assertiva edifica, anche dicendo cose scomode e che vanno contro il ben pensare, crea rivolgimenti negli interlocutori, li porta all’azione giusta e significativa. L’autore dei dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (1632) fu proprio quello che a Pisa, città in cui ho avuto il piacere e la fortuna di condurre i miei studi di Filosofia, condusse il noto esperimento della torre, facendo cadere due gravi (una palla di cannone e una piuma) per dimostrare la legge di gravità e che come questa attragga al centro della terra cose in base al loro massa; fu il primo atto di una scienza sperimentale che si oppose primariamente alla fisica aristotelica e al suo approccio metafisico (oltre che basato sull’indiscussa auctoritas dello stagirita). Come Parigi ha in sé la bella torre Eiffel di cui ho parlato in precedenza in due articoli, così la città toscana in cui ho passato buona parte degli anni della mia tarda adolescenza e prima giovinezza è una vera e propria perla nella serie di città che l’italia dal sud al nord ci pone alla vista se decidiamo di visitarla. La torre pendente in quella città aperta che cito nel titolo, alta 57 metri e frutto di un errore architettonico e cedimento conseguente delle fondamenta provocando una flessione della struttura in avanti dando quella forma protesa innanzi (che negli anni poi si è cercato di correggere) che tutti conosciamo. La torre pendente svetta nel campo dei miracoli che contiene la chiesa di Santa Maria Assunta (del 1092), il battistero e  il camposanto monumentale, tutto immerso in un prato verde, in cui è suggestivo sdraiarsi ed ammirare il cammino delle nuvole, circondato dalle mura medioevali di cinta della città. Città aperta e gioiosa, come poche in italia, soprattutto per il  suo antico ateneo (1343) e per i suoi tanti studenti che da tutta italia e dal mondo (per i progetti erasmus soprattutto. Numerosissimi, come è giusto per le località che hanno valori artistici, i turisti stranieri come quelli della foto in evidenza, del fotografo Martin Parr) vanno a rinfoltire le sue piazze e i suoi luoghi di studio / svago. La sua posizione strategica, situata nell’alta toscana, a pochi chilometri dal mare (marina di Pisa) e da altre città italiane (Bologna, Genova, Firenze) la rende appetibile per chiunque, oltre allo studio e alle sudate carte di Leopardiana memoria, voglia esplorare il mondo circostante. Il fatto di essere una città italiana del “nord” (quindi per definizione oggettivamente più avanzata, emancipata e ricca di cultura) rispetto alle altre zone di Italia, non fa di essa una città troppo rigida o nordica (come potrebbe essere Milano) ma il carattere essenziale e deciso dei toscani è ancora un carattere centrale e ben si abbina alla loro indole caciarona e giocosa, popolare e ruspante il vernacolo e divertente la cosiddetta gorgia toscana, ovvero l’abitudine fonetica di aspirare la “c”(presenti ad esempio i cosiddetti “goliardi” che si sfidano a giochi di scherzi e baruffe, o il millenario gioco del ponte, in cui le due fazioni che rappresentano le due parti di Pisa, Tramontana e Mezzogiorno, di qua e di là Arno combattono una battaglia di forza spingendo le ruote di una grande struttura di ferro). Siamo al centro-nord ed è la perfetta combinazione per trovare degli ottimi amici. Nella città aperta condussi la mia vita di studente, alternando il lavoro sui saggi filosofici alla vita fiorita ed entusiasta degli anni della gioventù, frequentando le numerose piazze e costeggiando i lungarni, panorama di autentica bellezza, soprattutto d’estate (con un sole che stranamente abbronza più di quello del sud), con una aria tersa quanto quella descritta nella lirica di Baudelaire (l’armonia della sera). Erano gli anni della gioventù, in cui tutto era veloce alle percezione, tutto andava per la meglio, e l’anima ogni giorno apprendeva nuovi termini per descrivere la coscienza che si andava formando; la fortuna e la gioia di aver passato gli anni di apprendistato in quella perla di bellezza della toscana, a pochi chilometri dalla cugina Firenze e a pochi minuti di treno dalla Lucca e dal mare tirrenico di Viareggio. Il confine con la Liguria (quindi dalla prima provincia di La Spezia, terra di confine tra il centro e il nord Italia) è di lì a non molto, prima di arrivarci Massa, e i marmi di Carrara; una cittadina, di cui mi pare ovvio l’invito a chi non l’ha ancora vista, a misura d’uomo, non supera i 90 000 abitanti ed è il giusto mezzo tra paese e città, c’è da fare ma si gira comodamente a piedi o in bici (mezzo di locomozione principe tra pensionati, alloggi privati, biblioteche, librerie). Luoghi di interesse storico innumerevoli: piazza dei Cavalieri (che contiene la famosa torre del conte Ugolino citato da Dante e la Scuola Normale Superiore) di forma circolare che di sera ospita i numerosi studenti che si ritrovano per fare serata, la sopra citata piazza dei miracoli, la piazza Garibaldi (piazza centrale, che ospita la statua dell’eroe dei due mondi) alla quale si accede camminando sul ponte di mezzo (ponte centrale sul fiume arno, parte centrale di una struttura di ponti che collegano le due parti della città, uno adiacente all’altro). Il borgo stretto che è l’inizio del centro storico e la Chiesa della Spina (1323), una piccolo gioiello gotico appoggiata sulle “spallette”, i muretti che separano il marciapiede dal fiume. Il palazzo Blu che deve il suo nome al colore blu, appunto, della sua facciata e che ospita numerose mostre di artisti di fama riconosciuta. Pisa è un crocevia di idee, pensieri di studenti di diverse facoltà, ci si incontra e si discute di temi universali, accompagnandoli allo sviluppo dell’intelligenza e della gioventù. Un’atmosfera artistica e culturale unica e d’intorno la campagna toscana. Un altro classico da preservare.

Giovanni Sacchitelli

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*