Nel bel videoclip di Cloudbusting (Hounds of love, 1985) una storia di affetto filiale e paterno tra il filosofo e psicologo Wilhelm  Reich  e suo figlio, viaggiando tra le lande  dell’Orgonon (Rangeley, Maine, Stati Uniti), la fattoria in cui Reich teneva i suoi esperimenti e dove costruì una macchina in grado di risucchiare le nuvole, far cambiare il tempo meteorologico e far piovere, ragione per cui fu poi scovato dai servizi segreti e arrestato, come si vede alla fine del videoclip. Protagonisti sono Donald Sutherland  e Kate Bush, in un’atmosfera nordica, verdeggiante come la brughiera selvatica di Wuthering Heights. Nell’articolo Beautiful Kate descrissi la fenomenologia del mio interessamento e poi relativo approfondimento dell’artista inglese, che nel progressivo svilupparsi della carriera a partire dai primi album di fine anni settanta fino agli ultimi album degli anni duemila, parte da un pop-prog, passando per l’elettronica sperimentale degli anni ottanta fino a 50 words for snow (2011), suo ultimo album. Ed è proprio all’album Hounds of love che appartiene la traccia Cloudbusting. Intero album di svolta per la carriera, per un’approdo all’elettronica mista a melodie classiche (la stessa running up that hill, è come dice Kate stessa una contraddizione, un balletto di danza classica accompagnata da una melodia elettronica) e dalla tinta irlandese (ad esempio nella traccia jig of life). La cover dell’album è una foto dell’artista circondata da due segugi, probabilmente gli hounds of love a cui fa riferimento il titolo, e che sono tutti quelli che cercano l’amore come fossero dei cercatori in una foresta. Musica e letteratura spesso in Kate Bush si legano in modo armonioso (Kate lesse il libro di Reich e lo trovo molto stimolante e interessante), creando un bel connubio di magia e musica, basti pensare alla storia di cime tempestose che ha fatto la sua fortuna nel singolo omonimo, portando in una veste particolare l’amore contrastato tra Cathy e Heathcliff , o quando si va in search of peter pan (Lionheart album, 1978). Una musica ancora immaginativa, come il carattere dell’artista che la incarna. Cloudbusting è la storia di un padre che mette insieme e coinvolge il suo figlio Peter nel suo book of dreams (memorie del figlio Peter uscito nel 1973 che raccontano la sua gioventù accanto al padre nel cloudbusting), dando quell’idea concreta di sogno che ogni padre dovrebbe insegnare al figlio. A pensarci, cambiare il tempo metereologico, così come fermare il tempo dei minuti e delle ore, è un’opera propria di un genio della lampada. Far cadere  la pioggia è un’opera miracolosa. Tutto comincia con i ricordi I stil dream of orgonon (parole dal singolo Cloudbusting), […] I wake up crying, ricordi sull’opera magica del padre scienziato fino allla constatazione dell’impossibilità di salvarlo dal suo imprigionamento (I can’t hyde you from the government). Lo scienziato porta con sé il suo pargolo lungo le salite di quelle valli erbose e soleggiate, lo inizia alla sua vita sui generis, fino a salire sulla cima da dove sarà possibile fare l’esperimento; maneggiano entrambi l’arnese, valvole a pressione, leve da abbassare, il frutto del lavoro segreto di uno scienziato che decide di sfidare il creatore stesso, facendo piovere. Poi un abbraccio di incoraggiamento, quasi a dimostrare che anche nel mondo dei sogni si può andare avanti, ed è proprio il book of dreams che viene fuori dalla lunga giacca a falde larghe di W. Reich. Si torna nello studio, tra pendoli, carte sparse e pensieri di scienza e di magia (come nel Frankestein, dove si cerca di vincere la vita trovando quell’elisir in grado di riportare in vita i cadaveri). Lo scienziato viene intenerito da un disegno del figlioletto che cerca di riprodurre su carta i suoi complicati ghirighori intellettualistici, un sorriso sordo poi arrivano di colpo i men in power che portano via Reich che non pone resistenza, i loro abiti neri simboleggiano l’arcigno materialismo che combatte l’inutile ricerca teorica di uno scienziato locale, con un cuore di bambino quanto il Doc di Back to the future. Sembra tutto finito, lo sguardo del boy-Kate Bush (truccata per l’occasione con una salopette e degli abiti da maschietto) resta attonito e incredulo davanti a quando stanno facendo al padre, questi viene trasportato in una macchina e poi portato via, il figlio rotola giù per i pendii della collina (come la Cathy di Wuthering Heights, “we’d roll and fall in green”) per cercare di raggiungere la strada sterrata  sulla quale si muove la macchina dei brutti ceffi; il padre invita il figlio a salire su per la collina, e gli fa segno con il dito indicandogli il cloudbuster, raggiunta la macchina e messa in funzione, nonostante la pesantezza degli ingranaggi alla fine viene giù abbondante la pioggia e termina anche la canzone, your son’s coming out (tuo figlio viene allo scoperto), così canta Kate Bush. E’ la vittoria della fantasia contro il pensiero quadratico dei messi governativi, e’ un superamento dell’utilitarismo per un nuovo ideale, dove il sogno si concretizza e il figlio d’arte porta avanti l’opera del padre. Una storia bella, di coraggio e di nuovi dettami educativi, di coinvolgimento in presa diretta dei propri figli nelle proprie opere, anche se profane e contro il senso comune.

Giovanni Sacchitelli

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