In evidenza: Courtney Love e Jim Carrey nei ruoli rispettivamente di Lynn Margulis e Andy Kaufman in Man on the Moon, di M. Forman, 1999.

Il ruolo della scrittura è quello di smuovere le coscienze al fine di ottenere un’azione (cfr. J.P. Sartre Che cos’è la letteratura? e il ruolo dell’intellettuale engagé, impegnato politicamente, o anche quel famoso discorso del Moby Dick in cui si espone il senso ultimo della parola letteraria al fine di agire nel mondo esterno alla parola incastonata su carta, come agire irreprensibile.  O ancora un mio precedente articolo Visioni del mondo e genio poetico) significativa che giustifichi ogni tipo di apprendimento e asserzione della parola letta. Scrivere è l’arte più difficile del mondo, si vede un talento letterario da come scrive un tema di scuola e da come usa ad incudine e martello sensi e significati, da come alterna registri alti a parole quotidiane, senza essere prolisso o goffamente barocco; tanti i scribacchini, innumerevoli i copisti amanuensi che si limitano ad adeguare il proprio debole e fragile intelletto ai luoghi comuni (come i tanti complottisti, assurdi quanto coloro che credono ciecamente nella venuta del “nuovo ordine mondiale”,  no vax che agiscono irrazionalmente contro “il sistema”  (il sistema, vocabolo per indicare una non precisata entità sovrastrutturale alla quale il sinistrino tipico si rivolta) perché convinti che il vaccino sia malsano per un assurda convinzione priva di corrispondenza ai dati scientifici. Di fatto gli infettivologi (che sono uomini di intelletto) distinguono due categorie di anti-vaccinazione: a) coloro che dubitano in maniera sana della bontà della vaccinazione e dei probabili, seppur bassi, effetti collaterali. Normale e giusto è dire no a ciò che potrebbe portarmi alla morte per trombosi encefalica, perché si sono dati casi di decessi post-vaccinazione b) proteste violente come quelle avvenute di recente a Roma dove si minacciavano i commercianti di “gonfiarli di botte”, per un indecente senso di rivolta che è antiscientifico oltre che illogico e incivile), come i tanti che agiscono contro “il sistema” senza poi capire nemmeno chi è contro chi e soprattutto chi sono loro stessi. Scrivere, di una scrittura che non si limiti ad enunciare sugli stati di cose ma che sia essenziale ad un’azione feconda contro “il sistema”, nel senso di una parola assertiva e illuminante (una vera e propria moderna uscita dell’uomo dal suo stato di minorità come tuonava Immanuel Kant) contro la nebbia dell’ignoranza e dell’irrazionalità per districare il cervello compatto dell’homo borghese e provare a rompere le regole del cosiddetto buon senso e mettere l’essere umano davanti a se stesso, davanti alle sue potenzialità di essere civile e costruttivo, per liberarlo di quelle catene ingiustificate e liberarlo anche dalle sofferenze auto-imposte, come fa un  autoflagellante, ebbene questo tipo di scrittura oltre ad essere merce rara e anche innaturale per il pensiero borghese. Per pensiero borghese intenderò ciò che comunemente si ritiene normale. Tempo addietro in Dialettica della stupidità, azzardai ad una teoria dell’idiozia  ponendo come punto cardine il seguente assioma: Pensare è collegare, istituire paragoni, passare ad un punto x ad un punto y e poi ancora ad un altro z, facendo questo lavoro mentale di collegamento. A ciò aggiungo altro: essere intelligenti è applicare costantemente una regola universale ad un caso particolare, essere in grado di ritenere mentalmente un caso universale per poi applicarlo, sempre. Questo è essere intellettivi. Usare il cervello applicando la razionalità che ci è stata donata e combattere le azioni immotivate, così come i comportamenti che urtano il raziocinio. Il vecchio Marx fu molto eloquente a riguardo, smontò le basi dell’allora emergente mondo borghese, dicendo che sono proprio i rapporti materiali-economici-lavorativi a determinare i rapporti tra gli umani e non un essere metafisico (eh si, i comunisti mangiano i preti e i bambini) che ci assiste, (basti pensare alla base economica della preghiera del padre nostro, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori), di fatto le basi economiche regolano i rapporti umani, quello sterco del diavolo (il denaro) che deforma visi e coscienze, convinte spesso di agire per il tuo bene (come le basi dell’educazione genitoriale borghese. Ricordo un bel aforisma nietzschiano, che vede l’educazione come un fare simile a loro stessi dei genitori nei confronti dei figli. Ripetendo in maniera automatica le regole dei propri genitori sui figli e costruendo l’oggetto filiale rivestendolo dei dettami tipici del “devi fare la tua strada” e “devi realizzarti”, entrambe le cose sinonime di: diventa una macchina per fare denaro e fai tutto ciò in nome della cartamoneta. Sii appassionato ma fallo per soldi. Sii innamorato ma fallo per pagare le bollette. Sii uomo ma ricorri ad un avvocato per aver subito un torto. Non essere fragile o sarai sopraffatto dal mondo. Essere fragile = essere debole = incapacità di aderire alla deleuziana   catena di montaggio. Per esemplificare qualche dettame della pedagogia genitoriale borghese) fomenta cinismo, volgarità (donne che vendono il loro corpo per carriera o anche per disperazione perché sole e senza sostentamento. Bambini che crescono in gravi condizioni di privazione e che porta a patologie gravi come la schizofrenia), creando infinite distanze (cfr. l’articolo l’infinita distanza, Giovanni Sacchitelli) che mai e poi mai saranno colmate in nome di azione che venga direttamente dal cuore (cfr. Etica del dono) e non segretamente ed indirettamente da portafoglio. Marx fu un esempio di scrittura rivoltante perché cercò di portare l’essere umano nella sua dimensione sentimentale (non semplicemente sentimentale amoroso, ma sentimentale emotivo, vergine alle emozioni e non ameba inespressiva); i comunisti (come la celebre parodia degli iniziali lavori di Nanni Moretti) con i loro capelloni (le lucciole che stanno nelle tenebre del grande Battiato in Up patriots to arms, 1980) e le loro barbe incolte cercarono di smussare gli angoli troppo acuti come cuspidi del ben pensare borghese, perché come nel celebre Tempi Moderni (1936)  di Chaplin (dove si viene prima alterati nella psiche e nel corpo, Charlot continua nel gesto ripetitivo di avvitare bulloni anche lontano dal nastro trasportatore, ma peggio si viene letteralmente dominati  dalla macchina industriale, fino ad esserne inghiottiti nelle enormi ruote, grandi come la meschinità di chi li ha inventate. L’incapacità dell’operaio, che è l’uomo benpensante moderno (con “mutuo” e figli a carico. Mutuo, affitto, scadenze, lessico della mente de pensante borghese convinta che il futuro sia un appartamento, che il tempo vada costantemente superato e che si debba per forza di cose soggiacere alle pareti fredde del matrimonio, e dell’amore come divisione dei compiti. Si pensi alle comuni di fricchettoni  come metodo antropologicamente efficace di ovviare a questo problema), di mettere un fine ed un freno a ciò che gli da da vivere, perché è profondamente persuaso che non si possa fare altrimenti. Ebbene Marx usò questa parola strana: alienazione. Il lavoro ha come conseguenza il diventare alieni, diversi da sé, alterati dalle logiche del commercio, delle scadenze, e da una visione preponderante dell’amore come iniziale infatuazione sentimentale che poi declina tristemente in un distante mantenimento economico e sopportazione, con una scialba versione degli iniziali sentimenti d’affetto. Inespressivo e freddo il pensiero borghese, non dice assolutamente nulla, resta fermo nella sua passività allo status quo e si meraviglia poi con sguardo di ratto (quegli stessi sguardi meschini e malvagi di coloro che accompagnarono Cristo al calvario) se qualcuno la pensa diversamente, quello sarà catalogato come “pazzo”. Ma è possibile un rimedio a tutto questo, a tutta questa illogica sofferenza. Anche Stevenson vagheggiava paradisi tropicali d’ozio e noi prendiamo esempio da lui. Per questo una scrittura eloquente e significativa, come quando Schopenhauer disse di squarciare il velo di Maya e raggiungere la volontà di vivere in , come quella che spero di stare facendo per il gentile lettore che si appresterà a leggermi, è quella di discaricare i nodi del pensiero compatto borghese e illuminare il cammino ad un risorgimento autentico del pensiero, seguendo la luce del pensiero critico, della conoscenza degli altri ma soprattutto di sé stessi (Conosci te stesso disse l’oracolo di Delfi al buon Socrate). Il denaro è purtroppo ciò che informa le azioni quotidiane (i francescani, i fraticelli poveracci della grande casta religiosa, cercano di rompere queste barriere spogliandosi dei beni materiali, per non essere più prigionieri e captivi (dal latino “prigionieri) delle logiche del mondo commerciale, di cui il padre di Francesco era l’emblema nella medioevale Assisi) dei moderni esseri umani, porta ad accesi litigi familiari, a donne che sono costrette a subire violenze quotidiane da “compagni” che dicono di amarle ma che in realtà le considerano poco più che un oggetto di abbellimento della casa, per denaro si dividono famiglie, per soldi si disconoscono amici e si preferiscono “quelli con i soldi” perché l’amore è più bello se si fa in una casa nuova e pulita. Ma l’essenza della poesia e del pensiero combattivo (quello fecondo e non l’anarchica versione di chi protesta aderendo irrazionalmente a mode senza comprendere nemmeno perché lo ha fatto) è di andare oltre gli stereotipi, dicendo a chi vogliamo bene Ti amerò per sempre, è gratis e per dirlo basta il cuore.

Giovanni Sacchitelli

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