In evidenza una foto del 1957 che ritrae nei colori rossi e accompagnati da una fresca vegetazione, il mitico Trans Europe Express, il treno veloce che, con varie diramazioni infra e trans-europee  univa varie destinazioni, collegando ad esempio Barcellona a Bruxelles in sole 8 ore, per l’epoca un grande traguardo della tecnica (paragonabili ai moderni Eurostar). E’ una foto dalle tinte tenui e tiepide che ben si adatta all’idea di viaggio come delicata scoperta in sé, in un’armonica sinfonia di emozioni nuove). E’ anche il nome di un singolo (e dell’album) dei maestri pionieri dell’elettronica, i Kraftwerk (1977) e il testo ci dà già idea, Rendez-vous auf den Champs Elysees (ci vediamo agli Champs Elysee) e Und treffen Iggy Pop und David Bowie ( […] incontriamo Iggy Pop e David Bowie, che proprio nel 77′ iniziava la sua legendaria trilogia di Berlino), di come quel treno fosse la rete di collegamento principe di tutta Europa, mettendo insieme paesi e culture, ancora scosse dalla grande guerra, non ancora del tutto aggregate. Il genere dei Krafwerk, asciutto, essenziale è un po’ come le rotaie di quel treno, che forte del ferro che lo ricopre penetra i meandri diversi e le caverne delle nazioni che attraversa portando persone e cose fuori dai loro reami, come ponte tra il diverso, tra il sud e il nord, tra lingue e costumi ostili, tra la cultura calda del mediterraneo fino alle vecchie barbarie del nord Europa. Tutto così, umile e lento il treno attraversa le lande  e le stazioni sono i capitoli di un viaggio interiore (e come i treni a vapore di stazione in stazione […] il dolore passerà, Ivano Fossati, I treni a Vapore 1993) prima che esteriore e poi interiore; i capitoli nei libri sono le pietre miliari che progressivamente ci conducono allo svolgimento del senso generale della narrazione, così allora il viaggio è alla fine la maturazione di un nuovo significato per il nostro essere umano in generale.  Ogni viaggiatore degno di questo nome, a partire dai grandi avventurieri del passato come Colombo, Darwin, Magellano (coloro che intesero il viaggio come apertura al “nuovo”, e non come pregiudizio per lo straniero; al punto che per l’errore di Colombo, quella che doveva essere l’India fu in realtà il nuovo mondo) non sta pigro tra le poltrone comode di un treno veloce o non sceglie di dormire tra una stazione e l’altra; bensì si affaccia al finestrino, e per il dono che vi viene dato di scoprire le diverse bellezze della vita, gode della diversità. Proust sosteneva che il fine del viaggio è avere nuovi occhi, è vero il contrario: bisogna avere occhi nuovi per intraprendere un viaggio, nel senso di un atteggiamento di apertura al nuovo che di volta in volta si pone agli occhi avidi dell’anima, che si nutre di nuovi stimoli per restare in vita. Che il viaggio allunghi la vita, è un dato di fatto. Non soltanto dal punto di vista metaforico ma come cosa fisica e spirituale. Sostare sempre nello stesso posto, per una vita pigra e statica, uccide i sensi, che presto invecchiano (basti pensare al fatto biologico che una non adeguata esposizione al sole non produce sufficiente vitamina D, fondamentale per l’organismo) e così anche il tempo. A quanti di noi è capitato che in presenza della persona amata il tempo passi così velocemente; è l’effetto della qualità del tempo. Una vita sempre uguale a se stessa, priva di slanci o di vissuto del tempo in maniera diversa, prontamente ci conduce all’invecchiamento, dentro e fuori. Lo diceva anche Neruda che chi è schiavo dell’abitudine lentamente muore. Perciò con i nuovi occhi davanti alle cose che cambiano davanti a noi, l’anima trova la sorgente e l’elisir di lunga vita. Il viaggio è la modalità principe per ricostruire la vitalità dell’anima. Sia perché ci pone nel tempo e in breve, diverse stazioni e diversi paesaggi che ringiovaniscono anche la percezione visiva, sia perché, per un accadimento magico, ci immette in un mai visto in un totalmente nuovo, che come Madame Bovary penso bene di dire: è sempre emozionante dormire in un nuovo posto. Quando questa sensazione magica viene poi ad essere reiterata anche nel breve lasso di tempo, si torna bambini davanti alle cose diverse della vita e tutto ciò è mirabile.

Giovanni Sacchitelli

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