La modella di cui sopra è Cara Delevingne, in uno scatto che ricorda un po’ i colori giocosi delle fotografie di Oliviero Toscani per la campagna pubblicitaria benetton degli anni ottanta, è notoriamente gay ed è una modella lesbica irruente e carismatica. Avevo già riportato come interessante l’ottimo film di Todd Haynes, Carol del 2015 con Cate Blanchett e Rooney Mara riguardo all’amore saffico e al mondo gay in generale, soprattutto quando questo sentimento interiore, questa attrazione verso il non consueto va in orbita contro l’amore normale di coppia, all’interno del matrimonio (molte o molti fanno coming out proprio dopo un matrimonio di apparenza). Un bel adattamento, con delle attrici efficaci e significative, per trattare un tema delicato, senza cadere nella volgarità. Il rapporto con l’omosessualità, il “disprezzo” nelle pubbliche piazze, il nostro senso di pregiudizio e di distanza nasce spesso dalla paura inconscia di essere “come loro”; tanti quelli  che per aver provato attrazione per un altro membro dello stesso genere, si fasciano la testa alla ricerca dell’errore interno per aver sentito qualcosa di di strano dentro di sé. Magari trasformano questa attrazione in odio verso se stessi e verso l’oggetto del desiderio, perché “non accettano” questo moto d’amore. Il pensiero medio-borghese (il borghese definisce in maniera netta e incontrovertibile cosa è normale, la sessualità è quella etero e basta, la sessualità è quella artificiale all’interno del matrimonio e tutto il resto è un errore) fa da contorno ed è pronto a puntare il dito contro i diversi (la parola strano non a caso ha la stessa radice di estraneo, la lingua così ci informa che ciò che noi riteniamo diverso è soltanto ciò che non fa parte della nostra comunità di esseri “normali”), i diversi che purtroppo sono ancora costretti a mostrare un senso di orgoglio per affermare la propria identità (come l’anello al pollice delle lesbiche, simbolo di autoaffermazione ed emancipazione  dalla dominazione maschile), se esistono i cosiddetti pride è perché la loro identità è ancora infangata dagli straigh (così si chiamano gli etero in inglese), ed è perciò necessario un sentimento di orgoglio forte a sostegno delle offese e degli insulti. L’apertura che invece si dovrebbe avere, e non per quanto mi riguarda dato che ho visto gli omosessuali (sia maschi, sia femmine) con una mente aperta e anzi curiosa, è qualcosa che arriva dall’interno di noi stessi (ed è qualcosa che va al di là della classica affermazione “ho amici gay”). Se ci sono ancora gay e lesbiche oggetto di insulti e anche pubbliche percosse, se i gay fanno schifo e vanno tenuti lontani dai bambini (spesso da parte di ragazzini super-etero, logici con la pelle spessa, che aderiscono ciecamente allo stereotipo di maschio occidentale ma in realtà paurosi di nascondere a loro stessi la loro promiscuità), se quindi ci sono reazioni irrazionali e violente (come quando si allontana la mano dal fuoco improvvisamente), vuol dire che nel cervello di chi agisce c’è l’opera della stupidità universale, che viene dall’ignoranza, dalla mancanza di cultura, di lettura, di comunicazione profonda, sia all’esterno, ma soprattutto all’interno della famiglia dove già il tabù della sessualità normale è visto come minaccioso per l’integrità borghese. Per non parlare della morale religiosa, e del fatto che essere omosessuali sia contro natura, magari qualche religioso poi ammorbidisce la mano e guarda questi poveri “disgraziati” con un occhio materno e di apertura. La natura è varia, la sessualità è varia e complessa. La psicologia ci informa che esistono diversi gradi per cause sia biologiche sia psicologiche di attrazione verso lo stesso sesso o il sesso opposto; è normale provare attrazione per un membro dello stesso sesso, ma con diversi gradi. Il mondo saffico, poi mi incuriosisce in modo particolare. La natura qui ha messo la mano creando degli esseri che condividono sia i tratti maschili, sia i tratti femminili (e viceversa nei gay, non è un caso che la scienza ha scoperto che il cervello dei gay uomini condivide nella struttura molti tratti con quello femminile, così come le forme del corpo “a clessidra” e il lineamenti del viso più delicati e più espressivi, il cosiddetto “occhio predatore” rispetto a quelli degli etero, oltre ad una serie di tratti caratteriali simili a quelli del mondo femminile: apertura mentale, instabilità emotiva, sensibilità ecc..) che per me sono oggetto di grande curiosità ed interesse. Le lesbiche sono mediamente più simpatiche ed emotive delle donne etero, hanno una sensibilità più marcata e decisa. Informandomi sull’argomento ho scoperto che, come per i gay maschi, anche per le lesbiche il cervello ha più o meno la stessa struttura di quello di quello degli etero maschi, asimmetria degli emisferi (con quello destro leggermente più ampio rispetto a quello sinistro. Nei gay maschi invece i due emisferi sono pressappoco di dimensione identica, come nel cervello delle donne etero). Non solo la dimensione degli emisferi ma anche alcune parti interne, i tratti del volto poi riproducono un po’ la forma del volto maschile, dando così quell’aspetto che a volte ci fa scambiare una lesbica per un uomo, dati i tratti spesso mascolini; anche il corpo, spesso naturalmente atletico e la camminata “da spaccone” fanno di queste donne dei “maschi mancati”. Tutto ciò è di estremo interesse, e la familiarità, la conoscenza di questi argomenti trasformerebbe i nostri limiti in confini, di modo che le squallide discriminazioni (che in realtà riguardano una fetta limitata di persone e non voi gentili lettori) si trasformino di curiosità, apertura verso le terre di confine. Ritengo inoltre la sensibilità saffica molto più profonda di quella delle normali etero donne, dovuto forse al loro carattere; in un vecchio studio inglese ho letto che da un’indagine le lesbiche risultavano “nevrotiche, emotivamente instabili, immature, narcisiste, depresse”. Una sensibilità più profonda e significativa oggetto di grande fascinazione. Non a caso Sophie Scott dei Sophie and the Giants e Cate Blanchett, mi hanno da subito attirato sia per la loro naturale inclinazione all’estetismo, sia per la sensibilità ricca e bambina. Non esistono tratti netti in natura, non si abbia paura dell’attrazione “proibita”, l’amore, per fortuna, è davvero universale e tutto ciò che è nel creato è degno di rispetto e ammirazione.

Giovanni Sacchitelli

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