John Ruskin nel 1851 scrisse The Stones of Venice (le pietre di Venezia, trattato sull’architettura veneziana), per parte mia, essendo pugliese provo ad adattarne gli intenti parlando di una cittadina che, a chiunque abbia sensibilità ispira poesia e versi liberi.  A qualche chilometro a sud di Bari si affaccia sul verde adriatico un’antica e bianca città pugliese, pietre sui muri con scritte in corsivo (frasi sulla vita e romanticherie) e lastre lisce in terra (le stesse di Trani, Barletta e di tutto il romanico pugliese), come pavimento che accompagna i suoi visitatori tra i vicoli tipici delle città pugliesi del barese. Di lì a poco il salento, ma siamo ancora nella provincia di Bari e l’aria leggera (come se da essa di irradiasse un raggio di colori caldi e intensi) della città di San Nicola ancora spira tra la folla e sotto il sole cocente. Giorni di inizio Agosto, l’estate ha raggiunto la sua acme nel caldo centrale di Luglio, la terra di Puglia già abituata al sole, stanca si appropinqua ad un vicino Settembre, che porterà via anche l’ennesima estate. Tuttavia è ancora la stagione (come si dice in vernacolo) e lo era anche qualche giorno fa quando mi sono recato per la prima volta nella città che ha dato i natali a Domenico Modugno. Meraviglioso, si, ci si accorge che la natura che ci è stata donata in maniera incondizionata dal sommo creatore ci mette davanti a doni superbi, perfetti, troppo alti per l’uomo moderno, perso tra le sue scartoffie alla ricerca del senso, oberato dai sui doveri, aspettando quel Godot che tanto non arriverà mai; se si potesse vivere in un eterno presente bloccando in maniera netta il tempo e leggendo la realtà in tutte le sue sfaccettature allora si capirebbe che il tempo è dato non per essere continuamente superato per raggiungere volgari scadenze (spesso stupidamente autoimposte) ma per essere afferrato, per far si che ci entri dentro e ci metta in contatto diretto con la natura. Come se fossimo imperniati sul qui e ora, in accordo con la natura silenziosa e regolare, che non vede affanni e ride del “lavoro”. Per questo motivo l’uomo desidera il mare, o la natura tutta, per un desiderio profondo di blocco del tempo e di contemplazione. Quando gli oggetti ci stanno davanti non per essere usati (di modo che il tempo va spostato nell’ottica del “dovere”) ma per essere contemplati e lasciati lì. Tre le gole di roccia allora c’è Polignano a mare, piccola cittadina che vive dei suoi curiosi visitatori, ansiosi di vedere come in quel quadro di Caspar Friedrich (le bianche scogliere di Rugen, 1818) la natura di pietra che si ferma timida davanti all’immensità del mare. Un mare blu scuro, fresco, cristallino (un mulinello eterno che si autoalimenta e dalla quale si propaga il miracolo infinito della vita), che possiamo ammirare anche dalle balconate artificiali della città. Si accede a queste entrando per la porta principe della città sulla quale svetta un arco a tutto sesto, per i vicoli stretti che ricordano la Bari vecchia, si va affiancati dalle pietre bianche verso gli affacci sul mare; da qui una teoria severa di rocce che si fermano davanti alle lingue dell’adriatico. Mute le rocce osservano impaurite e aride l’acqua pura, i loro stomaci carsici sono esausti della violenza del vento che le ha rese così vuote e deturpate. E’ la natura prima della nostra civilizzazione meschina, è la natura che ci guarda con sguardo materno, perché noi poveri “umani” l’abbiamo sfidato per il tramite della vita associata ma non sappiamo ancora quanto sia più forte di noi. Davanti al mare tutto diventa d’improvviso semplice, i nostri pensieri angusti vengono sgomitolati nell’accordo tra l’uomo di natura, che vive sepolto in noi, e la sua normale origine; così mi sentivo Io davanti al mare calmo pugliese, così si sente chiunque (anche le anime più grossolane) davanti alla creazione, perché è come la mémoire involontaire di Proust, ovvero il risultato di un’azione inconsapevole del creato in noi, come uomini di natura. La natura è umile, regolare, ogni giorno il sole sorge e tramonta e non deve questo a nessuno. Pura ed eterea la natura vince ogni negatività in un sole invincibile. Gli animali, gli alberi, la fresca verdura vivono senza l’ansia meschina del domani, senza quel “dovere” che gli iloti  pongono a se stessi in maniera indiscussa, come un massa indistinta di pensieri e credenze alle quali si obbedisce perché così fan tutti. La natura è intelligente e saggia e non ti guarda di cattivo occhio se stai fermo ad oziare sulle rive di un fiume o se osservi le tante venature di una foglia. Non ti accusa in maniera crudele se non fai il tuo dovere. Tutti corrono animati dall’essenza diabolica del dovere, ma il mare è più forte e si dà a noi senza chiederci niente in cambio. 

Giovanni Sacchitelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*