In evidenza: Cate Blanchett as a russian tiny dancer in The Man Who Cried (2000)

Che la sensibilità sia esclusivamente femminile è cosa estremamente discutibile, come lo è altrettanto il fatto che i maschi siano naturalmente insensibili, portati al tradimento, inaffidabili nelle relazioni (e su questo risulta molto illuminante il pensiero tagliente di Schopenhauer nella sua Metafisica dell’amore sessuale, dove dà ragione del perché le donne siano per natura fedeli in quanto hanno bisogno di un padre per i loro figli, mentre gli uomini danno per la prole e poi sono naturalmente portati e cercare altre compagne), e si vede in loro (non sempre ovviamente) la parte cattiva e dominante rispetto al sesso debole; la natura umana è cosa più complessa e articolata delle categorie ovvie del homme e de la femme, come è sbagliato pensare che l’uomo sia per natura quadrato e insensibile così (per la giusta parità dei sessi, perché se vogliamo essere ragionevoli bisogna mettere sullo stesso piano uomini e donne, con la stessa carica valoriale) lo è altrettanto pensare che la sensibilità, l’attenzione ai dettagli, l’animo vivace e bambino siano patrimonio esclusivo delle Veneri. Mi sembra davvero utile spendere qualche parole riguardo all’annosa questione della contrapposizione tra sessi (che per quanto mi riguarda non mi ha mai entusiasmato se non come una liceale presa di posizione dovuta) e scrivere qualche parola a riguardo può illuminare le idee di chi legge e magari fargli cambiare idea, modellando le sue credenze in favore di una maggiore apertura mentale soprattutto contro il diverso. Temi ed argomenti spinosi, su cui giudicare non risulta facile né conveniente, onde evitare una valanga di critiche e fraintendimenti (e il più grande nemico dello scrittore è proprio il fraintendimento). La mia intenzione è schiarire un po’ le idee sulla questione ed andare oltre le classiche categorie popolane che vedono la donna sensibile e l’uomo distaccato, calcolatore, menzognere autore di complicati marchingegni al fine di ottenere (spesso purtroppo) soltanto un banale consorzio dei corpi. Si può essere sensibili (non per imposizione ovviamente, ognuno deve essere quello che è. Essere e non fare) ma anche maschili, trovare un punto di accordo tra le proprie inclinazioni alla riflessione, all’attenzione, alla cura dei dettagli (cosa tipicamente femminile) e la decisione, il polso fermo (che dovrebbe essere “maschile”) talvolta anche la rudezza. Al fine di ampliare le categorie entro le quali si inseriscono gli stereotipi del maschio e della femmina, risulta molto illuminante guardare agli esempi di celebrità che incarnano in essi questa strana alchimia, talvolta strana da vedere agli occhi (e per i beoti anche detestabile, ma soltanto per loro) ma che a mio parere appare estremamente interessante e portatrice di riflessioni sane (soprattutto per quanto riguarda la visione della diversità, totem e tabù della etero-diretta società benpensante). Risulta chiaro che si può essere donna con caratteri maschili e il contrario; per fortuna la biologia nella sua infinita variabilità genetica ci dona tante sfumature di carattere e di orientamento, e ci fa pensare giustamente che le squallide lotte di genere (femminismo irrazionale contro il “maschilismo cattivo”, entrambe degenerazioni che ogni persona ragionevole saprà riconoscere senza perciò cadere nelle critiche.) siano semplicemente infruttuose se si inizia a guardare alla vexata quaestio con occhi nuovi, che il duemilaventuno dovrà avere. Ciò non toglie che alcuni individui siano marcatamente maschili o decisamente femminili (meglio dire “normali”), senza nessuna commistione o promiscuità di tendenze e inclinazioni, ma il discorso che faccio non vale per loro; la mia vuole essere un’apologia per tutti coloro che in sé racchiudono elementi di entrambi i sessi, non necessariamente nella biologia (si può essere uomini e donne a tutti gli effetti ma si può avere nella propria psiche elementi di entrambi). Avevo già detto in un mio precedentemente articolo (Cate Blanchett nella storia del Cinema) di quanto questa attrice avesse in realtà un carattere spiccatamente mascolino (anche nelle fattezze fisiche) e come essa stessa sostenesse in alcune fonti di intervista di aver camminato sempre a metà tra l’uomo e la donna (il fatto che strappi letteralmente una giacca di un completo da un uomo per indossarla lei stessa, come si vede un video-promo per G. Armani, è sintomatico di un atteggiamento ben preciso di rifiuto della classica femminilità passiva e casalinga in una direzione di donne alpha); non a caso ho deciso di porla in evidenza come immagine guida di questo articolo per rendere lampante la sua essenza complessa e coraggiosa, come sono i lineamenti decisi e duri della ballerina russa che impersona nel film. Avere in sé caratteri maschili e femminili, per andare oltre e arditamente oltre gli stereotipi ed essere se stessi, anche se questo a volte può comportare un senso di velenosa meraviglia da parte di chi ci sta intorno. A volte rispondere alla domanda che ho provocatoriamente messo in testa a questo articolo risulta difficile ma anche inutile; esistono talvolta degli scherzi della natura (in senso buono ovviamente), quegli scary monsters di cui cantava Bowie nell’album omonimo, che uniscono le prore di entrambi i mondi e le armonizzano lasciandoci spesso con il dubbio, ma in maniera bella e affascinante. Quelle celebrità che vanno oltre gli stereotipi e ci lasciano con il fiato sospeso senza sapere se respingere o accettare, sono quelle che brillano di una luce rara e promanano coraggio, asserzione della propria essenza. Nel contemporaneo, dove c’è tanto da scartare ma ancora qualcosa da tenere in vitro, una ragazza, una donna-bambina mi ha particolarmente coinvolto nell’espressione pura della sua personalità, come già è avvenuto in passato a proposito di Kate Bush e ho poi relativamente riportato la mia esperienza nei miei articoli, si chiama Sophie (Purple Disco Machine, Sophie and the Giants, Hypnotized, 2020) e mi ha subito attirato per la sua personalità viva, dirompente che indossa le contraddizioni dei suoi anni a metà tra la più commerciale dance elettronica e il testo diretto tipico del punk (anche nel vestiario). E mi piace vedere con una metafora la musica elettronica come femminile e il punk come tipicamente maschile e martellante. Quest’artista, ha attirato da subito la mia simpatia, soprattutto perché ho ravvisato in lei una sensibilità spiccata che si nasconde dietro ad un pesante make up ma che poi esce fuori nella lirica diretta (e nelle linee melodiche del pezzo) del testo di Hypnotized, un adolescente anima complicata che nell’aspetto unisce in sé elementi maschili e femminili. La modernità della musica elettronica unita al testo spontaneo e diretto di Hypnotized (oltre alle psichedeliche forme rotanti  del videoclip) sono un bell’esempio di sensibilità diversa, che non a tutti può piacere, eppure forte e decisa; esempio di un’adolescenza diversa, che vuole vivere il qui ed ora e celebra la vita contro l’apatia dei suoi consimili (apparentemente giovani ma in realtà vecchi dentro). Ed è un bel campione da tenere in segreto per illuminare il contemporaneo che troppo di rado ci mette davanti classici da preservare.

 Giovanni Sacchitelli

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